Prosegue il viaggio di Daring tra le proposte dei Rencontres d’Arles.
Il festival fotografico più importante del mondo (47 mostre visitabili fino al 18 settembre) ha in questa sua nuova edizione scelto di sondare in maniera alquanto approfondita l’universo digitale, quello della nuova leva di fotografi sedotti dal fascino delle immagini manipolate, nonché dagli strumenti di Internet come Google, Flickr e Photobucketdei. E c’è persino che di questi strumenti ha fatto motivo centrale di una ricerca che va ben oltre la pura e semplice scelta estetica.
Parliamo dell’artista canadese Jon Rafman che ha ripescato milioni d’immagini della funzione “ Street view ” di Google, catturando frammenti di realtà talvolta inquietanti. Panzer a passeggio per le strade e paesaggi idilliaci, prostitute lungo i marciapiedi (l’immagine che pubblichiamo riguarda la periferia milanese) e animali selvatici, scene di miseria, povertà, degrado, accanto a luoghi di struggente bellezza.
Immagini che Rafman ha riversato sul suo blog, al quale v’invitiamo caldamente di dare un’occhiata http://9-eyes.com. Una cosa è certa, malgrado Google street view sia nato per offrire un’immagine distaccata del mondo, è asettico come un servizio, ed in quanto tale non può porsi preoccupazioni di tipo etico, al di là dei limiti imposti dalla legge.
In breve, le telecamere di Google non sono testimoni partecipi della storia. Il mondo per Google potrebbe essere privo di una dimensione morale, non cambierebbe nulla nella” funzione”.
Anche se le parole “segnala un problema” appaiono in fondo a ogni immagine, c’è da chiedersi in quale forma il servizio offerto esprima la “preoccupazione” di nei confronti dell’umanità.
Nei suoi ritagli delle immagini di Street View, Rafman compie un’operazione di alto valore simbolico, reintroduce l’occhio umano e ribadisce l’importanza e l’unicità dell’individuo.
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