Gli spazi di “Flora Bigai Arte Contemporanea”, a Pietrasanta, da stasera (sabato 16 luglio) ospiteranno 18 opere che ricostruiscono il percorso creativo di Arnaldo Pomodoro, lo scultore italiano di quest’epoca più conosciuto e apprezzato a livello internazionale. L’esposizione, curata da Danilo Eccher, sarà visitabile sino al 30 settembre.
Dai gioielli all’architettura, c’è un filo che lega le singole discipline con cui l’85enne artista originario di Morciano di Romagna, nel Montefeltro, si è cimentato. In tutti i lavori presentati nell’appuntamento lucchese è immediatamente riconoscibile l’impronta del maestro.
L’asse portante dell’iniziativa è “Continuum I”, imponente realizzazione di un metro e sessanta per quattro e mezzo. E’ un insieme di sei pannelli, ciascuno costituito da tasselli di circa dieci centimetri di lato, che altro non sono che una sorta di alfabeto del linguaggio espressivo del protagonista della mostra, una sintesi che raccoglie gli elementi principali della sua ricerca stilistica e formale.
Riecco così i modelli base della sua produzione: il cuneo, il disco, la sfera, l’osso di seppia, la piramide, il pettine, la colonna e il prisma che, mescolati o da soli, miniaturizzati o ingigantiti, permettono un’infinita varietà di composizioni e riportano alle origini della sua carriera. “Continuum” – titolo della serie delle sue opere recenti – richiama la natura della scrittura, la stabilità che sta alla base della calligrafia, grazie alla quale, mediante un susseguirsi di linee, si
creano simboli e significati che generano messaggi e storie fatte per attraversare il tempo.
La mostra si completa con un maestoso obelisco, il “Cassodoro” del 1988 alto cinque metri e novanta, che verrà presentato in via Garibaldi, nei pressi della galleria. La scultura colonnare, una superficie bronzea, lucida e regolare, è squarciata da quelle che l’autore definisce lacerazioni, strappi e incisioni filiformi mediante cui plasma un bilanciamento fra interiorità ed esteriorità, tra razionale e irrazionale.
Le sue opere affascinano perché permettono, nell’indagine delle forme e nello scavo dentro la materia che le costituisce, nella rivelazione della particolare struttura “molecolare” che Pomodoro immagina, di gettare un ponte tra il passato e il presente.
Il primo visto come il retaggio delle architetture di antiche civiltà e il secondo come una capacità di osservazione del reale e di collegamento allo “spirito del tempo”.
La sua influenza è stata ed è profonda e arriva ai film di fantascienza visto che la conformazione geologica dei mondi alieni e la configurazione dei veicoli spaziali immaginate da certi registi sembrano ispirarsi ai lavori dello scultore formatosi a Pesaro e che da più di mezzo secolo vive a Milano. Dove è passato dagli altorilievi al tuttotondo, e s’è dedicato anche alla scenografia con “macchine spettacolari” per numerose rappresentazioni teatrali: dalla tragedia greca al melodramma.
Info 0584.792635. (Marco Fornara)
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