Itinerari. Isole Tremiti, il Paradiso da ritrovare (prima che sia tardi)

Un angolo di Paradiso minacciato. Al largo dell’arcipelago delle Tremiti, con le sue limpide acque ripetutamente premiate con la “bandiera blu” e i fondali variopinti, [...]

Un angolo di Paradiso minacciato.
Al largo dell’arcipelago delle Tremiti, con le sue limpide acque ripetutamente premiate con la “bandiera blu” e i fondali variopinti, presto potrebbero essere effettuate delle trivellazioni petrolifere alla ricerca di nuovi giacimenti.
La battaglia contro questo progetto è sostenuta anche dal cantautore Lucio Dalla che, innamorato di questi posti così ricchi di leggende e cultura e che oggi fanno parte del parco nazionale del Gargano, in un’intervista di qualche anno fa aveva consigliato ai turisti di fare, proprio alle Tremiti, “una vacanza della conoscenza per ricostruirne la memoria storica protagonista, nei secoli scorsi, di rilevanti avvenimenti”.
E l’associazione Legambiente ha fatto ricorso al Tar del Lazio contro il decreto ministeriale che ha dato parere favorevole alle perforazioni.

E’ difficile, per gli appassionati del mare e della natura incontaminata, resistere al fascino di questo comune della provincia di Foggia, situato nell’Adriatico meridionale a 12 miglia nautiche dal promontorio del Gargano e 24 a est della costa molisana.
L’isola più grande è San Domino, ricoperta da una foresta di pini d’Aleppo e lecci: è entro i suoi confini che sono insediate le principali strutture turistiche grazie anche alla presenza dell’unica spiaggia sabbiosa, Cala delle Arene. Non mancano anche diverse insenature che si possono scoprire con delle escursioni in barca.
La grotta più famosa è quella, posizionata sul versante meridionale, delle Viole che ha preso questo nome dalla migliaia di fiori selvatici che la “decorano”. A San Nicola, dalla forma stretta e lunga dove risiede la maggior parte della popolazione, s’incontrano invece numerosi monumenti tra torri, muraglie e chiese.
Sino alla fortezza-abbazia di Santa Maria, definita la “Montecassino in mezzo al mare”, che domina il porto. Realizzata nel nono secolo, di stile romanico, subì gli assalti, a inizio ’800, di una flotta inglese: questi attacchi sono testimoniati ancora oggi dai buchi delle palle di cannone sulla facciata.
Le coste sono a picco con tratti di falesia che raggiungono i sessanta metri d’altezza. Cretaccio, poco più che uno scoglio argilloso, è una sorta di tappa intermedia tra San Domino e San Nicola e in passato ospitò davvero il pilone di un ponte che collegava le due isole.
E’ completamente disabitato, così come la vicina La Vecchia, un altro minuscolo scoglio, Capraia (coperta d’erba, è la “casa” di una sterminata colonia di gabbiani), e, a una ventina di chilometri a nord est, il pianoro roccioso di Pianosa.
Il punto più alto è di 15 metri tanto che durante le mareggiate viene sommerso quasi completamente.

L’arcipelago – dai tempi di Augusto e Carlo Magno sino al ’900 quando vi furono deportati i libici che si opponevano all’occupazione coloniale italiana e Sandro Pertini – fu  anche un luogo di confino.
A quest’area, su cui si parla un dialetto napoletano in quanto il re delle Due Sicilie Ferdinando II v’inviò diversi pescatori di Ischia, è legato il nome dell’eroe acheo Diomede che, secondo la mitologia, gettò in mare tre giganteschi massi portati con sé da Troia che, misteriosamente, riemersero sotto forma di isole.
La tradizione vuole che il guerriero morì proprio da queste parti, forse a causa di un naufragio. Quel ch’è certo è che a San Nicola è presente un sepolcro di epoca ellenica ancora oggi chiamato “tomba di Diomede”.
Un’altra fantasia popolare, decisamente macabra, è legata al Cretaccio dove, nelle notti di bufera, comparirebbe un uomo urlante con, fra le mani, la sua testa.
Sarebbe lo spettro di un detenuto evaso dalla colonia penale e decapitato subito dopo essere stato ricatturato. Un altro fantasma, quello di una strega, apparirebbe a La Vecchia prima di ogni temporale. (Marco Fornara)

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