Bufale o scoperte? I quadri perduti di maestri italiani spuntano come funghi. E il nuovo Leonardo va a Londra

Salvator Mundi, il dipinto di Leonardo da Vinci da poco riscoperto in America e, stimato in un valore di 200 milioni di dollari sarà in [...]

Salvator Mundi, il dipinto di Leonardo da Vinci da poco riscoperto in America e, stimato in un valore di 200 milioni di dollari sarà in mostra a Londra entro la fine dell’anno, lo ha confermato oggi la National Gallery. Dipinto intorno al 1500, raffigura una figura di Cristo con un globo e verrà mostrato nell’ambito di quella che viene definita come “la più completa esposizione mai tenuta dei rari, sopravvissuti, dipinti di Leonardo”.
Il lavoro da poco autenticato una volta era di proprietà di re Carlo I d’Inghilterra, ora appartiene ad  un consorzio americano di mercanti d’arte che lo hanno acquistato durante una vendita immobiliare.
L’opera era stata attribuita ad un allievo di Leonardo Da Vinci e solo di recente era stata autenticata. E’ accaduto quando il quadro è stato al Metropolitan Museum of Art di New York per esaminarne lo stato di conservazione. La pennellate e la qualità dei pigmenti adoperati le prove sovrane dell’attribuzione.
Il gallerista Robert Simon, uno dei membri del consorzio di acquirenti avrebbe assicurato che il dipinto non andrà sul mercato.

“Tutte bufale” tuona Vittorio Sgarbi.  E non risparmia gli americani. Il critico è stato intervistato da Il Giornale a commantare l’ennesimo, calmoroso, ritrovamento estivo, il Michelangelo che lo studioso italiano Antonio Forcellino avrebbe ritrovato appeso al muro di una residenza gesuita presso l’Università di Oxford.
Una crocefissione con Madonna, San Giovanni e due Angeli piangenti attribuita sino a questo momento a Marcello Venusti, il pittore al quale nella metà del 1500 il cardinale Alessandro Farnese chiese di riprodurre in scala il Giudizio Universale della Sistina  il risultato finale (oggi conservato a Napoli) fu così buono che ricevette l’approvazione di Michelangelo e i due artisi finirono per diventare amici. Ma la teoria di Forcellini, espressa nel libro The Michelangelo Lost e comprovata, secondo l’autore, da analisi agli infrarossi, trova diversi oppositori che non riconoscono nella qualità dell’opera l’eccellenza michelangiolesca, anzi non vi trovano neppure la mano di Venusti, piuttosto quella di un giovane di bottega.

Il problema è che nel giro di due mesi, i ritrovamenti inspiegabili si sono succeduti, le “rivelazioni clamorose”, puntualmente riportate dalla stampa – a corto di argomenti? – A giugno è l’inserto domenicale del Sole 24 ore a  lanciare la “bomba biscardiana”, il ritrovamento? Un sant’Agostino del Caravaggio reperito in una collezione privata spagnola.
Scopritrice la storica dell’arte Silvia Danesi Squarzina, massima esperta della Collezione Giustiniani di Roma che vi ha riconosciuto il dipinto (scomparso nell’800) commissionato a Caravaggio dal marchese-collezionista Vincenzo Giustiniani. Ma anche in questo caso non mancano gli scettici, come il massimo studioso di Caravag­gio: Roberto Longhi, che avreb­be sorriso osservando l’immagine del «nuovo Cara­vaggio ».
Il volto poco espressivo, e l’insolita ambientazione per Cravaggio (una biblioteca) lasciano pensare ad un caravaggesco di qualche decennio dopo.
Insomma, anche in questo caso si grida alla bufala.

Ad aprire la sequela dei misteri svelati era stato l’Espresso nel mese di maggio, il settimanale annunciava che “La visione di Ezechiele”, il celebre dipinto esposto a palazzo Pitti, è una copia dipinta dopo la morte del maestro.
Un incredibile inganno durato secoli. E rivelato dall’indagine accuratissima di uno studioso veneziano. Ostacolato dalla lobby dei musei. Ma che alla fine è riuscito a trovare un quadro identico”.
Lo studioso è Roberto De Feo, il “vero” Raffaello sarebbe conservato da un privato in Emilia. Ma da Firnze le reazioni non tanrdano ad arrivare, come quella di Alòessandro Cecchi, direttore della Galleria Palatina che invece sostiene citando Vasari, l’assoluta autenticità dell’opera custodita nel museo fiorentino.

Il Salvator Mundi prima del restauro

Il Salvator Mundi dopo il restauro

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