Illegio (Udine), un borgo di 350 anime incastonato tra i monti della Carnia, tra paesaggi, testimonianze medievali ed una quiete che con la bella stagione è solo a tratti interrotta dalla processione dei turisti in visita alla nuova mostra d’arte.
Già, qui ad opera del Comitato di San Floriano ogni estate si organizza un’esposizione di grande pregio. Il tema è sempre legato alla spiritualità: apocalisse, genesi, apocrifi, l’anno scorso gli Angeli, quest’anno l’aldilà per un evento che diventa esperienza.
Occorre camminare per mezz’ora – in salita – prima di arrivare al borgo, tra panorami mozzafiato e un paesaggio naturale di rara bellezza, le gambe dolgono se non si è camminatori soliti, lo stomaco brontolerà un po’ per l’appetito, ma se non si arriva “morti” dalla stanchezza si scoprirà che il percorso è altamente simbolico: rappresentazione del cammino, straordinario ma faticoso, dalla superficialità all’interiorità.
“Aldilà. L’ultimo mistero”, curata da don Alessio Geretti propone una sessantina di opere e diversi capolavori provenienti da musei Vaticani, galleria degli Uffizi, galleria dell’Accademia di Venezia ed anche dall’estero, da Madrid così come dal Museo nazionale di Wroclaw, in Polonia e dal Louvre.
C’è tempo fino al 30 ottobre per questo viaggio nell’altro mondo così come lo hanno immaginato gli artisti degli ultimi tremila anni. Pitture su tavola e su tela, sculture, altari e gioielli, papiri egizi, lapidi paleocristiane e vasi etruschi raccontano le paure e le speranze dell’umanità nel tentativo di dare risposta al più grande mistero che arrovella l’uomo, da sempre. E da sempre ad accompagnare l’umanità l’idea – per qualcuno una consapevolezza per altri una mera speranza – che non siamo solo materia.
Sentimento che in mostra è declinato seguendo il tempo: dalle antiche sepolture circondate da oggetti e segni simbolici alla Resurrezione di Cristo, dall’arte sepolcrale egiziana al cristianesimo senza dubbi dei pittori medievali e rinascimentali, per approdare al rapporto religioso più complesso degli artisti del Novecento.
Noli me tangere di Federico Barocci, L’incredulità di Tommaso del Guercino, La risurrezione di Lazzaro di Luca di Tommé, il grandioso Polittico dell’Apocalisse di Jacobello Alberegno, ma anche la Danza macabra di Gino Severini, e La fine della guerra di Alfred Kubin, un dolente appello all’umanità a conclusione del primo conflitto mondiale; tra la highlights. Insieme, molti reperti che narrano l’aldilà della mitologia classica o della religione egizia e infine la ricostruzione della Cappella di San Brizio affrescata da Luca Signorelli nel Duomo di Orvieto. Una vera indagine. Tutte le informazioni su www.illegio.it
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