Ancora pochi giorni per scoprire, a Reggio, Stanley Kubrick fotografo

Sino al 24 prossimo a palazzo Magnani di Reggio Emilia si possono ammirare 130 scatti realizzati dal regista statunitense Stanley Kubrick che nel 1945, a [...]

Sino al 24 prossimo a palazzo Magnani di Reggio Emilia si possono ammirare 130 scatti realizzati dal regista statunitense Stanley Kubrick che nel 1945, a soli 17 anni, venne assunto come fotoreporter dalla rivista americana “Look”.
Pur giovanissimo, fu in grado di raccontare la vita quotidiana del Paese a stelle e strisce nell’immediato dopoguerra, attraverso le storie di celebri personaggi. Per la prima volta, vengono  presentate, per esempio, le serie complete dedicate al pugile Rocky Graziano, testimonianza anche del legame fra l’Italia e l’America, e a Montgomery Clift, colto nel suo appartamento. Ma non mancano le inquadrature fulminati e ironiche nella New York che si apprestava a diventare la nuova capitale del pianeta, o ancora l’omaggio all’epopea dei musicisti dixieland di New Orleans e al variegato mondo degli artisti del circo.

 

 

L’esposizione “Stanley Kubrick. Visioni e finzioni (1945-1950). Cinque anni da grande fotografo” è curata da Rainer Crone. L’iniziativa presenta del materiale proveniente dalla “Library of Congress” di Washington e dal “Museum of the city” di New York che custodiscono un patrimonio ancora sconosciuto di oltre 20mila negativi dell’autore di “2001: Odissea nello spazio”. Viene rivelato il suo modo di fare fotografia, passione ereditata dal padre insieme a quella per gli scacchi. Anche se la prima si esaurì nel breve volgere di un quinquennio. Il suo primo scatto venne pubblicato il 26 giugno 1945. Ritraeva un edicolante affranto per la morte del presidente Franklin Roosevelt.

 

L’immagine affascinò così tanto gli editors di “Look” da offrirgli la possibilità di entrare nello staff pur essendo un dilettante. Gli scatti con protagonista Graziano hanno un taglio e atmosfere di sapore già cinematografico. Anche ricorrendo a tecniche e punti di vista particolari e mantenendo sempre un certo distacco, riusciva a far trapelare l’aspetto psicologico dei soggetti.
La gente poteva così costruirsi una personale interpretazione del carattere delle persone riprese. E tra le altre sezioni ecco “Portogallo”, che racconta il viaggio in terra lusitana di due americani subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale, “Crimini”, che ricostruisce l’arresto di due malviventi seguendo i movimenti dei poliziotti, le loro strategie e le loro furbizie fino all’avvenuta cattura, e “Betsy Furstenberg”, la ragazza rappresentata come il simbolo della vivace vita nella “Grande mela” di quegli anni e a cui fanno da contraltare le vicende dei piccoli “shoe shine”, i lustrascarpe che si trovavano agli angoli delle strade. “Le foto di Kubrick – afferma Crone – sorprendono poiché non si limitano a descrivere un’epoca, come ci si potrebbe aspettare da un fotoreporter.
Le sue istantanee, che stupiscono per la loro maturità, non possono essere considerate come archivi visivi della gioia di vivere, frutto dello spirito attento e pieno di humour di un giovane uomo, ma sono un consapevole invito a confrontarsi con le risorse del mezzo fotografico, con le sue possibilità e con la propria percezione della realtà: una costante della produzione artistica di questa figura che comincia con le immagini e continua nei film”. Info 0522.454437. (Marco Fornara)

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