Addio a Cy Twombly

S’è n’è andato nel silenzio Cy Twombly, in un ospedale romano (e Roma era la sua seconda patria), l’ultimo dei giganti americani dell’arte “dopoguerra” aveva [...]

S’è n’è andato nel silenzio Cy Twombly, in un ospedale romano (e Roma era la sua seconda patria), l’ultimo dei giganti americani dell’arte “dopoguerra” aveva 83 anni ed era da tempo malato di cancro.

Ironia della sorte vuole che proprio negli ultimi tempi musei e prestigiose istituzioni museali gli abbiano dedicato eventi e rassegne, sorta d’involontario ultimo omaggio che pure non esaurisce il racconto di 60 anni di arte. Dalla mostra della ultime acquisizioni del MoMa, a quella inaugurata solo una settimana fa alla Dulwich di Londra a quella fotografica aperta fino a ottobre alla collezione Lambert di Avignone ,  e che diventa in qualche modo il suo ultimo autoritratto.

Twombly è stato un anticipiatore ed al tempo stesso un artista al di fuori degli schemi, ha astutamente sovvertito l’espressionismo astratto, accarezzato brevemente il minimalismo, sfiorato appena l’arte pop ed anticipato alcune delle preoccupazioni del concettualismo.   Il critico Robert Hughes lo ha definito “il terzo uomo, una figura ambigua, (al cospetto) dei suoi amici Jasper Johns e Robert Rauschenberg”.

Del 1957 la sua decisione di stabilirsi in modo permanente in Italia, accadeva proprio quando il mondo dell’arte si spostava decisamente nella direzione opposta, dall’Europa a New York. Momento simbolico di un artista che ha risalito la corrente evitando la pubblicità per tutta la sua vita , ma il suo lavoro, anche se difficile, merita un posto in prima linea nell’astrazione del 20 ° secolo. Tra graffi, cancellature, gocce, frammenti a matita di versi italiani e classici, tra falli scarabocchiati e glutei l’universo di Twombly conosce sempre una molteplicità di letture. Criticato da molti, esaltato da altrettanti, uno dei maggiori riconoscimenti gli fu reso da quei graffitari degli anni ’80 (Baquiat, Haring ecc) che ne ripresero il lavoro.

Ho avuto la mia libertà ed  è stato bello“  ha detto in una rara intervista del 2008. E noi così lo salutiamo chiudendo un articolo che non voleva essere un percorso critico nell’arte di un gigante, ma solo un addio.

Tiznit, 1953 - © 2011 Cy Twombly. Courtesy MoMa

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