“Lo splendore della verità, la bellezza della carità” è il titolo della mostra in onore di Benedetto XVI realizzata per i 60 anni di sacerdozio. Sessanta anni di tonaca, sessanta artisti di levatura internazionale a dare corpo ad un’esposizione complessa (pittura, scultura, architettura, fotografia, letteratura e poesia, musica, cinema, oreficeria) aperta da oggi nell’Aula Paolo VI del Vaticano.
Inaugurata ieri dal Papa in persona, la mostra riprende un dialogo con gli artisti che Benedetto XVI ha sempre sostenuto, ricordiamo, infatti, l’incontro del 21 novembre 2009, nella Cappella Sistina quando il Pontefice chiamò a raccolta oltre 150 artisti: registi, attori, musicisti, scultori, pittori, a riprendere un dialogo antico, a volte travagliato.
Se l’arte è stata da sempre una delle voci più potenti della Chiesa e della dottrina è stata allo stesso modo strumento di ribellione. D’altronde l’arte, comunque si esprima a qualsiasi conclusione approdi è ricerca di verità, come la fede. “(Chiesa e arte) tornano a incontrarsi, a parlarsi, a sostenere la necessità di un colloquio che — ha spiegato il Papa — vuole e deve diventare sempre più intenso e articolato. Anche per offrire «alle culture del nostro tempo un esempio eloquente di dialogo fecondo ed efficace”.
Intenso l’appello agli artisti: “Non scindete mai la creatività artistica dalla verità e dalla carità, non cercate mai la bellezza lontano dalla verità e dalla carità, ma con la ricchezza della vostra genialità, del vostro slancio creativo, siate sempre, con coraggio, cercatori della verità e testimoni della carità.
(Il mondo di oggi) ha bisogno che la verità risplenda e non sia offuscata dalla menzogna o dalla banalità; ha bisogno che la carità infiammi e non sia sopraffatta dall’orgoglio e dall’egoismo”.
Non tutte le opere in mostra fino al 4 settembre (l’ingresso è gratuito) sono state create per l’occasione, comunque nel loro messaggio c’è un omaggio al pensiero del Papa. Realizzato ad hoc, invece, il video di Pupi Avati, trasmesso per la prima volta ieri.
Lungo il percorso anche poesie, come quelle di Davide Rondoni e Roberto Mussapi ; le foto di Gianni Berengo Gardin, Mimmo Jodice, Luigi Fieni, Claudia Henzler . Ci sono i maestri orafi Anna Bini, Giulio Manfredi, Piero e Claudio Savi, ma anche sculture etniche, come quelle del ghanese El Anatsui.
Due artisti che hanno affrontato il tema religioso ed hanno fatto molto parlare ultimamente, come Jannis Kounellis che ha realizzato la porta per l’Orto dei monaci di Santa Croce di Gerusalemme in ferro e pietre di vetro e Oliviero Rainaldi, che ha realizzato la brutta statua di Giovanni Paolo II alla stazione Termini.
Poi i progetti di sei archistar Mario Botta, Renzo Piano e Paolo Portoghesi, il catalano Santiago Calatrava, l’ungherese Imre Makovecz e soprattutto il brasiliano Oscar Niemeyer che ha esposto il progetto del campanile della cattedrale che sta realizzando a Belo Horizonte.
Tra i musicisti il compositore estone Arvo Pärt ed Ennio Morricone, presente con lo spartito di una Via Crucis realizzato seguendo al forma di una Croce. In defininita la mostra lancia anche uno sguardo al contemporaneo, nell’ottica di un recupero culturale che porti la Chiesa a guardare anche ai nuovi percorsi dell’arte.
Tra gli altri le opere di Agostino Bonalumi, Pedro Cano, Francesca Cataldi, Max Cole, Laura Cretara, Dominique Lomeré, Carlo Nangeroni, Tullio Pericoli, Pietro Pizzi Cannella, Omar Galliani, Giuliano Giuliani, Piero Guccione, Pierluigi Isola, Ettore Spalletti, Guido Strazza, Giuseppe Zigaina.
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