A essere esposte sono una quarantina di macchine perfettamente funzionanti ideate da Leonardo e riprodotte con la massima cura dall’associazione “Leo’s Lab” nello scrupoloso rispetto dei codici del maestro. “Da Vinci al macello. L’automa e il linguaggio” è il titolo della mostra inaugurata nel tardo pomeriggio di sabato 2 luglio, e visitabile sino al 23 ottobre, nel corpo centrale dell’ex mattatoio pubblico di Lugano.
Sotto i riflettori, per fare qualche esempio, l’orologio di Chiaravalle, il mulino a pendolo, l’aliante, l’attrezzatura per molare le lenti e la vite aerea.
L’unicità dell’evento è garantita sia dalla varietà di quanto presentato, che dall’allestimento di una sezione inedita costituita da prototipi di automi musicali, appositamente commissionati da “Leo’s Lab’s”.
Un’anteprima assoluta: accanto alle “rumoreggianti” invenzioni di Leonardo, troverà posto per esempio l’imponente “Mechanical Drum”, contemporanea interpretazione del tamburo meccanico. Oltre a celebrare la figura del genio rinascimentale, l’iniziativa mira a svolgere una profonda riflessione sul rapporto tra uomo, tecnica, tecnologia e linguaggio, uno dei temi dominanti della modernità, tanto che nei prossimi quattro mesi si succederanno seminari e interventi di studiosi, filosofi e scienziati, e si terranno laboratori volti ad approfondire la pratica dell’ascolto.
In calendario anche spettacoli teatrali e musicali. Tutti promossi da “Leo’s Lab’s” che si propone d’ideare appuntamenti ispirati agli studi leonardeschi con particolare attenzione alla cultura del Rinascimento e ad alcuni specifici ambiti di ricerca e di sperimentazione.
Attesi anche Emanuele Severino, Carlo Sini, Nuccio Ordine, Alvin Curran, Fritz Hauser, Peter Zumthor, Klaus Burger, Tiziano Moccetti, Luca Gambardella, Joelle Leandre, Ariella Vidach, Marcello Morandini e Mario Losano.
Questa mostra fa parte del programma del “Longlake festival” (www.longlake.ch).
Gli spazi della struttura di viale Cassarete, da tempo luogo inerte del tessuto urbano della città ticinese, sono stati recentemente riconvertiti attraverso misurati interventi architettonici, che hanno da una parte preservato la cifra distintiva dell’edificio e al contempo hanno permesso di proporre una diversa funzione dell’area. (Marco Fornara)
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