Dal dopoguerra all’11 settembre. La storia e l’idea di città, al MoMa – New York

Al MoMa – New York una mostra per comprendere come l’architettura faccia o subisca la Storia. Si parte dalle città del dopoguerra, si arriva all’11 [...]

Al MoMa – New York una mostra per comprendere come l’architettura faccia o subisca la Storia. Si parte dalle città del dopoguerra, si arriva all’11 settembre 2001. Inaugurata ieri, primo luglio, è visitabile fino al 2 gennaio.

 

“La Storia è finita”, disse con “autorevolezza” il sociologo americano Francis Fukuyama dopo il crollo del Muro di Berlino. Poche volte la Storia ha conosciuto affermazioni più infelici. Una manciata di anni dopo arrivò l’11 settembre. E tutti sappiamo com’è andata a finire, la Storia.
Ancora una sessantina di giorni ed arriverà il momento del decennale, allora le commemorazioni si sommeranno, in tutto il mondo. Storici, ancora sociologi, politologi, analisti ed esperti d’ogni campo delle scibile saranno chiamati a dire la loro.
Ci saranno libri, film, documentari ed interminabili ore di televisione a tentare di riallacciare i fili della memoria, e a raccontarci cosa è accaduto prima, durante e dopo quella tragica mattina dell’11 settembre del 2001.
La data che ha cambiato la Storia, e dunque ha cambiato il nostro modo di vedere il mondo e immaginare il futuro. Ha cambiato anche il modo d’intendere le città.

 

194X-9/11: Architetti americani e la città” è il titolo della mostra che esamina il lavoro di architetti alla luce della storia del rinnovamento urbano negli Stati Uniti.
Un arco che dall’idealismo della Seconda guerra mondiale attraversa le critiche successive degli anni ‘60 e ’70 approdando fino alle soglie dell’oggi, il periodo del post-9/11, momento di accesi dibattiti nell’architettura mondiale, catalizzati dalla ricostruzione di Ground Zero. Nelle gallerie di architettura e design del MoMa, il curatore Barry Bergdoll ha organizzato 85 tra disegni e modelli tratti dalla collezione del museo e firmati da rinomati architetti come Ludwig Mies van der Rohe, Louis Kahn, Leon Krier, e Steven Holl.
Il titolo arriva da un progetto lanciato dalla rivista Architectural Forum nel 1942, poco dopo che gli Stati Uniti entrarono nella Seconda Guerra Mondiale.
Con l’occasione fu incaricato un gruppo di 23 architetti, tra cui Mies van der Rohe, Kahn, e Eames, di immaginare il futuro della città americana e realizzare progetti di design per un ipotetico dopoguerra da inserire nella rivista denominata “194X.” I progetti lasciavano immaginare un periodo di ottimismo, di crescita e di prosperità che sarebbe iniziato con la fine delle ostilità.

Dopo oltre mezzo secolo gli Stati Uniti sono nuovamente impegnati in conflitti mondiali e, sulla scia del 9 / 11 e della crisi finanziaria, l’architettura è costretta a riconsiderare lo spazio urbano.
L’11 settembre ha catalizzato un dibattito vivace sulla forma urbana e, inaugurando una nuova era di incertezze, ha dato luogo a una raffica di progetti di ricostruzione urbana di New York, alcuni dei quali solo ora vedono luce a Ground Zero. Quando la Seconda Guerra Mondiale termina nel 1945, i progetti di importanti architetti come Mies van der Rohe, a Chicago, e Louis Kahn, a Filadelfia, rispondono alle nuove politiche federali urbane.
Tra i risultati i  superblocchi a larga scala isolati della città, che introducono la circolazione pedonale e centri civici e culturali intorno alle piazze.
La città diventa terreno di sperimentazione per una visione talvolta utopica, dove si ergono nuovi simboli di civismo.  Del periodo dopoguerra il progetto di costruzione più simbolico è il palazzo delle Nazioni Unite a New York (1949-50).
Il suo design moderno, tratto in gran parte dai contributi dell’architetto brasiliano Oscar Niemeyer e di Le Corbusier, e diretto dal americano Wallace K. Harrison, cerca di soppiantare le tradizioni nazionali e i pregiudizi con un universale design moderno.

 

Negli anni ‘60, cominciano ad emergere critiche a questa visione modernista, gli architetti lamentano la perdita della città con la miscela fortuita e talvolta irrazionale di funzioni ereditate.
E’ allora che si cominciano ad integrare architettura e urbanistica con megastrutture e grandi quadri flessibili che possono ospitare molteplici funzioni ed essere adattati alle varie necessità funzionali della città.

Un salto in avanti ed arriviamo ai disegni di del lussemburghese Leon Krier, neo-tradizionalista, avulso al modernismo e alla  tecnologia contemporanea a favore della tradizione classica dell’architettura occidentale.
Chiamato per una ricostruzione sistematica della città contemporanea, Krier ha tentato di completare il piano per Washington DC che realizzò Pierre Charles L’Enfant nel 1791, proponendo canali come quelli di Venezia.
Il suo lavoro negli anni 1970 e 1980 ha gettato le basi per il New Urbanism, un movimento che ha cercato di recuperare il civismo ed il paesaggio urbano pedonale in una società sempre più automobilistica.
Poi gli anni più recenti. Dopo il crollo delle torri gemelle, New York si trova di fronte l’opportunità di riconsiderare non solo il World Trade Center, ma anche la progettazione del centro storico di Manhattan e il lungomare.
La mostra presenta alcuni dei modelli e disegni  dei sette finalisti scelti per i progetti per la ricostruzione del sito, tra cui le proposte vincenti dello Studio Daniel Libeskind (l’architetto che firmerà il museo d’arte contemporanea di Milano) e Guy Nordenson e Skidmore Owings & Merrill.

Haus-Rucker-Co, Günter Zamp Kelp, Laurids Ortner, Manfred Ortner, Klaus Pinter. Palmtree Island (Oasis) Project, New York, New York Perspective. 1971. Image courtest of The Museum of Modern Art.

THINK Design. Perspective of World Cultural Center. World Trade Center Competition, New York, New York. 2002. Image courtesy of The Museum of Modern Art.

United Architects. Study model. World Trade Center Proposal, project. 2002. Image courtesy of The Museum of Modern Art.

 

Louis Kahn. Traffic Study, project Philadelphia. 1952. Image courtesy of The Museum of Modern Art.

Ludwig Mies van der Rohe. Concert Hall Project: interior perspective. 1942. Image courtesy of The Museum of Modern Art.

Ludwig Mies van der Rohe, American and George Danforth. Museum for a Small City Project: interior perspective. Image courtesy of The Museum of Modern Art.

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