Lentamente si rivelano i contorni della mostra che il Guggenheim di New York dedicherà a Maurizo Cattelan, e sarà la prima volta che la totalità dell’opera dell’artista italiano contemporaneo più celebre al mondo e più controverso, troverà narrazione coerente in un’esposizione che ne ripercorre il cammino.
In breve, sono trascorsi oltre vent’anni dal momento in cui l’artista veneto si affacciava – con sberleffi, provocazioni e pugni allo stomaco – sulla scena contemporanea, è giunto il tempo che una retrospettiva provi a mettere ordine. Ed è quanto tenterà di fare Nancy Spector, vice direttore e curatore capo della Solomon R. Guggenheim Foundation a cui è affidata la cura dell’ampia retrospettiva che dal 4 novembre al 22 gennaio occuperà il museo newyorchese. In tutto 130 opere, distribuite come in un’installazione site specific che Cattelan realizzerà per raggrupparle, comprendendo nel percorso espositivo la celeberrima rotonda del museo, quel vuoto disegnato da Frank Lloyd Wright che è diventato icona del museo ed anche dell’architettura del ‘900. Un impianto, annunciato come “non ortodosso e drammatico”.
“Questa indagine retrospettiva – si legge in un comunicato del museo – offrirà una panoramica della carriera – ormai lunga quasi vent’anni ma ancora vitale e produttiva – dell’artista di nascita italiana. Salutato contemporaneamente come provocatore, burlone, e poeta tragico del nostro tempo, Maurizio Cattelan ha creato alcune delle immagini più indimenticabili della recente arte contemporanea. La sua ampia gamma di materiali di base, dalla cultura popolare, alla storia e alla religione organizza una riflessione sul sé che è allo stesso tempo divertente e profonda. Lavorando in una vena che può essere descritta come iperrealista, Cattelan crea veriste sculture inquietanti e installazioni che rivelano le contraddizioni alla base della società moderna. Audace e irriverente, il lavoro è anche terribilmente serio nella sua pungente critica culturale”.
La retrospettiva del Guggenheim segna il punto culminante di un percorso artistico ma anche l’inizio di qualcosa di nuovo, lo stesso Cattelan, nelle settimane scorse, in uno dei momenti inaugurali della Biennale ha annunciato la sua intenzione di abbandonare la scultura, affermando il suo bisogno di tirarsi fuori da “da un sistema che seduce con le ripetizioni“ e di volersi reinventare come artista, forse come fotografo, proprio dopo la mostra di New York.
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