“Arte svelata”. La pittura di Simone Martini da giovedì ad Altomonte

Simone Martini viene subito dopo Giotto tra i maggiori e più influenti pittori italiani del Trecento. La mostra “Arte svelata”, visitabile da giovedì 30 giugno [...]

Simone Martini viene subito dopo Giotto tra i maggiori e più influenti pittori italiani del Trecento. La mostra “Arte svelata”, visitabile da giovedì 30 giugno al 31 luglio, consentirà di andare alla riscoperta anche del suo “San Ladislao” che, insieme ad altri quattro capolavori del museo civico di Altomonte, saranno esposti a palazzo Arnone, sede della galleria nazionale di Cosenza.

Simone Martini, Ritratto di Giovane

 

L’iniziativa è della Soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici della Calabria. Quanto verrà presentato è di proprietà del fondo “Edifici per il culto” del ministero degli Interni, ed è testimonianza dell’immenso e prezioso patrimonio culturale regionale.
Accanto al quadro, risalente al 1325-1330, del maestro senese, ecco due dipinti di Bernardo Daddi, raffiguranti san Giovanni Battista con santa Maddalena e sant’Agostino con san Giacomo; l’enigmatica Madonna delle pere di Paolo di Ciacio da Mileto; l’altarolo con storie della Passione di Cristo di Antonio e Onofrio Penna (voluto dalla contessa Cobella Ruffo); e due finissime lastre in alabastro incentrate sulla vita della Vergine e di Gesù e con scene del giudizio universale.
Sono state scolpite a bassorilievo da maestranze francesi.

 

Tutte queste realizzazioni, in questi ultimi mesi, sono state sottoposte a un accurato restauro, e nelle prossime settimane verranno interessate da una campagna diagnostica finalizzata alla verifica dello stato di conservazione ai fini di più mirati recuperi che consentiranno inoltre di approfondire la loro conoscenza.
I visitatori avranno anche la possibilità, con il “cantiere aperto”, di seguire le diverse fasi delle operazioni di manutenzione e di studio che saranno effettuate dai tecnici della Soprintendenza. Le opere, databili per lo più al ’300 e ai primi decenni del ’400, raccontano di eccezionali episodi di collezionismo.
La pregevole tavola di Martini contiene per esempio elementi riconducibili alla pittura gotica della prima metà del secolo XIV
. Verosimilmente gli fu commissionata da Filippo Sangineto, nobile di Altomonte, ed è la conferma degli interessi e dei gusti di un potere piuttosto colto e raffinato. E le tavole di Daddi sono con ogni probabilità le ante sinistra e destra di un trittico il cui centro è andato disperso.

Il san Ladislao di Simone Martini

 

Il museo di Altomonte è stato fondato nel 1980; al suo interno, in uno spazio che si sviluppa su due livelli, il materiale proveniente dalle chiese del paese. La raccolta è ospitata da un convento, edificato a partire dal 1342 dai feudatari e affiancato dalla chiesa di Santa Maria della Consolazione.
Nel Quattrocento passò ai domenicani che lo detennero fino alle soppressioni ottocentesche. Nel 1980, dopo circa dieci anni d’interventi, il complesso è stato riaperto al pubblico destinandolo ad accogliere anche una sala convegni e la biblioteca storica  che conserva testi di teologia, diritto canonico e storia della Chiesa, soprattutto del periodo della Controriforma, e dei codici miniati che rappresentano un unicum per la Calabria.
Al museo si ha accesso dal chiostro posto al terzo piano. In una sezione si possono ammirare le opere medievali appartenute ai signori dell’epoca, i Sangineto e i Ruffo, e in un’altra il patrimonio degli ordini monastici che hanno avuto casa ad Altomonte (cappuccini, paolotti e domenicani). Al piano inferiore sono invece esposti dei paramenti sacri. Info 0984.795639. (Marco Fornara)

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