Conversando con Michele Guardì

Di presentazioni davvero non ne ha bisogno: Michele Guardì, uno dei padri dei “contenitori” televisivi targati Rai. Regista e autore, anche per il teatro, la [...]

Di presentazioni davvero non ne ha bisogno: Michele Guardì, uno dei padri dei “contenitori” televisivi targati Rai. Regista e autore, anche per il teatro, la sua carriera è costellata di successi. E, come nessuno, ha saputo giocare col suo ruolo di signore della stanza dei bottoni, inventandosi la parte prima de il “Comitato” poi quella del “Condominio”. Solo molto tempo dopo sono arrivati i vari “Dottori” dei pacchi…

DT – Ci regala un’anticipazione sui suoi progetti prossimi venturi?

MG – I miei progetti sono la riconferma dei programmi fatti fin ora e quindi dal lunedì al venerdì I fatti vostri su Rai due , il sabato e la domenica sempre su Rai due Mezzogiorno in Famiglia mentre su Rai uno Mattina in famiglia .

DT- Un anno fa firmò il musical – evento I Promessi Sposi, ha in serbo qualche ritorno al teatro?

MG – Da novembre torniamo a presentare l’ opera I Promessi Sposi in tutta Italia con una tournée che prevede cento repliche partendo da Roma e Milano facendo il circuito classico degli  spettacoli di giro. Sarà uno degli spettacoli più grandi come consistenza, importanza scenica, numero di artisti , tecnici .

DT – Chiediamo all’uomo Rai se è d’accordo e cosa pensa di una nazione tenuta assieme dalla tv

MG – La tv ha avuto il grande merito  cioè di aver dato l’unita linguistica a questo paese. Io sono un testimone di questo perché vivevo in Sicilia e quando nel 1956 /57 le trasmissioni cominciarono ad entrare in forma ufficiale  nella vita delle famiglie italiane e ovviamente anche  siciliane ,si sentiva parlare un italiano che bisognava andare fuori per sentire, con la televisione l’ italiano  entrava  per la prima volta nelle case. Ha dato quindi identità linguistica ma anche culturale perché tante cose che prima non si conoscevano si sono conosciute grazie alla televisione . Penso a Campanile Sera che ha fatto conoscere i grandi e piccoli medi centri  d ‘Italia e li ha fatti conoscere facendoli vedere. Penso a La donna che lavora fatta da grandi giornalisti Rai tra i quali Giovanni Salvi, diventato poi vicedirettore generale della Rai, che mostrava il lavoro delle donne nel nord Italia e ricordo una puntata,  ero bambino ma che mi è rimasta impressa, sulla vita e sul modo di essere delle mondine. Ricordo  anche Lascia o Raddoppia ed anche il Musichiere. Per non parlare delle grandi inchieste di Sergio Zavoli, o dei grandi sceneggiati che hanno fatto conoscere la grande letteratura e l’ hanno fatta amare.

DT – Lei rifarebbe uno di quei format che ha citato, sarebbero oggi riproponibili?

MG – Io faccio dei programmi che hanno delle connotazioni nuove, moderne, però non ho pudore a dire che Mezzogiorno in Famiglia è un programma che guarda a Campanile Sera, certo le strutture sono diverse,  riporto i paesi in televisione, certo le modalità sono diverse oggi, per esempio, non si può più fare il musichiere perché il rapporto con la musica leggera non e più quello di una volta.Però la televisione ha l’ obbligo di misurarsi con programmi nuovi come è  stato concesso a me. Quando ho fatto I Fatti Vostri era un esperimento che doveva durare quindici giorni, poi un mese ma quando lo portai al  direttore di Raidue Giampaolo Sodano mi disse: “mi stai dando un programma che durerà almeno dieci anni” … siamo a venti anni

DT – Un grande  successo

MG – E si…

DT – Lei è uno dei padri di molti “contenitori televisivi”, oggi che in questi programmi pensati per la famiglia irrompono la cronaca più nera, liti, nani e fenomeni da baraccone vari, come difende la sua “misuratezza” ?

MG – Solitamente chi si difende è uno che ha delle colpe io non debbo difendere proprio nulla . Questa è la mia televisione che faccio per le famiglie tenendo conto che a casa possono esserci dei malati, persone che hanno bisogno degli ultimi venti euro per sopravvivere, persone che hanno potuto avere un problema serio in famiglia . Io ho riguardo verso le persone a  cui è destinato il mio programma. Il problema però è un altro, il problema è di chi invece non si pone il problema di chi sta ricevendo il messaggio, irrompendo nelle famiglie con messaggi spaventosi. Bisognerebbe intervenire non per fermare, non per fare i moralisti ma per morigerare il linguaggio. Io non amo quelli che usano tutte le parole che userebbero al bar con gli amici  perché la televisione  è un altra cosa, bisogna rispettare chi è a casa e non può difendersi.

DT – Quanta immaginazione serve per scrivere un buon programma televisivo e quanto, invece, occorre assecondare i gusti del pubblico?

MG – Quello che per me ha sempre funzionato è la realizzazione di un sogno, di qualcosa che io vorrei vedere e che manca. Mi chiedo cosa vorrei vedere su quello schermo, vorrei vedere questo, lo faccio e funziona.

DT – C’è qualcuno dei personaggi che lei ha lanciato che l’ ha deluso ?

MG – No, io ho delle gioie perché ho individuato chi sa fare questo lavoro perché in questo lavoro favori non se ne possono fare. Se devo mettere in scena lo Schiaccianoci di Čajkovskij e il ballerino non sa ballare , non balla …

DT – C’è qualche sua creatura di cui è particolarmente orgoglioso?

MG – Tutti. E soprattutto sono orgoglioso del fatto che quando i grandi attuali della televisione che hanno iniziato con me sono andati per la loro strada io sono sempre stato contento, ho sempre detto : “Andate”, come un padre che vede il proprio figlio crescere e ne è orgoglioso.

DT – Qual è la trasmissione che avrebbe tanto voluto firmare lei?

MG – Modestamente ho firmato tutte le cose che volevo fare

DT – Ce ne dica almeno una …

MG – Be’ amavo il Musichiere che  era un format che veniva dall’America , si chiamava Conosci questo motivo così come Lascia o Raddoppia, era un format  americano Una domanda da cinquemila dollari ..

Oggi si critica la televisione che compra i format dall’estero ma va ricordato che la televisione italiana ha colonne portanti come quelle citate che venivano dall’America.

DT – Guarda molto la tv?

MG – Sì, e spero sempre che i programmi vadano bene, al contrario di certi uccellacci del malaugurio che sperano sempre che i colleghi falliscano. Dato che nella vita  ho avuto sempre e quello che volevo e a volte anche di più a me fa piacere che le cose funzionino. Quando vedo qualche programma che va male me ne rammarico sinceramente.

DT – Cosa le piace di più delle attuali proposte?

MG – Diciamo cosa non mi piace. Non mi piace l’ insistere troppo sui reality. Quando, molti anni fa, in Spagna mi offrirono i diritti del Grande Fratello – allora stavo facendo la versione spagnola di Scommettiamo che – mi sono detto è  una cosa molto curiosa però non è simile alla mia natura . Oggi  se  ne fa uno due , va bene, ma il proliferare di reality mi disturba .

DT – Se un alieno si sintonizzasse sulle reti italiane, Rai ma non solo, secondo lei cosa penserebbe di questo Paese?

MG – Penserebbe che è un Paese che si rappresenta anche con la televisione però la televisione  è sempre lo specchio di ciò che avviene nella vita . Ci sono sempre cose simpatiche, intelligenti o cose stupide come in una piazza. La televisione e una piazza allargata.

DT – Rai e servizio pubblico, una discussione sempre aperta. Secondo lei quali sono i limiti del servizio pubblico? Riformulando la domanda: offrire un po’ di cultura in più e un buon intrattenimento, non si finisce per rendere un servizio al pubblico?

MG – Io articolerei la domanda in questo modo: il servizio pubblico deve fare cultura soltanto, intrattenimento soltanto o informazione soltanto ? Deve fare tutto ed equilibrare le cose.

DT – E il varietà ?

MG – Si dice sempre che il varietà è morto ma il varietà è sempre gravemente ferito perché deve rappresentare il divertimento e la proposta di ciò che fa divertimento non sempre c’ è materia . Una volta c’era il varietà teatrale da cui la televisione prendeva gli autori come Garinei e Giovannini, Marchesi , Terzoli , Metz e grandi attori come come Totò, Anna Magnani, Dapporto. Il varietà ha poi lasciato il posto al cabaret nato grazie al lancio che partiva dal bagaglino e sono nati Montesano, Gabriella Ferri e tanti altri.Oggi si pensa che un comico, senza aver fatto la gavetta del varietà o del cabaret vada in televisione e buchi lo schermo. Può capitare una volta su cento ma non le altre 99 volte . Bisogna fare la gavetta..

DT – Una dritta per chi comincia…

MG – Ho imparato guardando gli altri. Rubare con gli occhi e poi fare qualcosa di proprio,  è questo l’esercizio migliore.

(Virginia Zullo)

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