Jim Morrison, 40 anni senza il “re lucertola”

Si faceva chiamare “re lucertola”, o “Mr Mojo Risin”, anche se per alcuni era semplicemente lo sciamano della vita del futuro, della scoperta del significato [...]

Si faceva chiamare “re lucertola”, o “Mr Mojo Risin”, anche se per alcuni era semplicemente lo sciamano della vita del futuro, della scoperta del significato nascosto della vita. Di lui si possono dire un sacco di cose, che esagerò, che voleva essere contro tutto e tutti senza destinazione, che era solo un tossicodipendente fortunato, ma di sicuro Jim Morrison riuscì ad iscriversi nell’elenco dei miti della musica del ‘900. E la notizia è che 40 anni dopo la sua morte ancora avvolta nel mistero, il 3 luglio del 1971, siamo ancora qui a discutere di lui ed a ricordarlo. E infatti a due anni dal suo debutto nelle sale americane proprio oggi arriva anche da noi il docu-film When you’re strange di Tom DiCillo. Racconto di una band e del suo calomoroso leader, la voce narrante è quella di Morgan. Per il pubblico del digitale l’appuntamento è il 3 luglio alle 21.15 su Studio Universal.

 

 

Pensare che la sua vita, per degli Stati Uniti post bellici del 1943, quando nacque, si immaginava sarebbe stata completamente diversa, visto che il signor James Douglas Morrison era figlio di un ammiraglio della Marina degli Usa. Ed invece, in pochi anni, Morrison e compagni, riuscirono a tagliarsi una bella fetta della rivoluzione culturale dei figli proprio degli ufficiali di marina di cui sopra in America. Fu proprio il mestiere del padre a costringere il giovanissimo Jim al ping pong tra una costa e l’altra, un’amicizia e l’altra, in un continuo stress da solitudine. Forse questo diede spunto anche al lato poetico della sua  persona, capace di produrre decine di quelle massime (Sono nato piangendo, vedendo gli altri ridere, morirà ridendo, vedendo gli altri piangere) che da decenni farciscono i diari delle studentesse delle scuole superiori. Di sicuro, se in tenera età era convinto di aver assorbito le anime di alcuni indiani morti in un incidente d’auto (tutto raccontato nel testo del brano Peace Frog) incontrato per strada, da maggiorenne, visse abbastanza comodamente all’università della California, cosa che rinforza la tesi di chi giudicava il movimento Hippy come lanciato da ricchi e raccolto da migliaia di poveri finiti solo molto male.

 

Il grosso della vita, della carriera e della notorietà di Morrison viene dal rapporto con “The Doors”, il suo quartetto nato a Venice Beach, con Ray Manzanek, il chitarrista Robby Krieger ed il batterista John Densmore. Secondo i più. Il nome stesso del band, aveva un che di esoterico. “The Doors”, le porte, verrebbe da un verso di William Blake :”Se le porte della percezione fossero purificate, tutte le cose apparirebbero agli uomini come sono veramente: infinite”. Per la fortuna di tutti, anche se il periodo era quello degli storici boom, il primo disco omonimo dei Doors ebbe un grandissimo successo, d’altra parte, con tracce come “Break on Through”, “Light my fire” e “The End”, difficilmente sarebbe potuta andare diversamente. Ne vennero altri 4 di album, uno più venduto dell’altro e tutti con pezzi diventati storici. Quello che segnò la condanna di Jim fu proprio il successo fulmineo, in un’era di nuovi princìpi, tantissima droga, molto alcool ed altrettanto sesso libero, nel momento in cui esplodeva il miglior rock and roll di sempre, il leader di una delle formazioni sulla cresta dell’onda difficilmente poteva riuscire a tenersi fuori dalla corrente. E così vi entrò a testa bassa. Più beveva e si drogava, più faceva stupidate che oggi farebbero ridere. Si fece arrestare a Miami perché “aveva esagerato”. Era il 1969. Nel marzo del 1971 Morison scappò con  la bellissima moglie Pamela Courson a Parigi per cambiare vita e smettere di  bere. Non ce la fece, fu trovato cadavere nella vasca da bagno, pare dalla stessa Pamela, la mattina del 3 luglio del ’71. Come spesso capita in questi casi, risultano ostiche ed incomprensibili molte azioni. I dati ufficiali dissero che era morto per arresto cardiaco conseguente ad overdose, ma non fu eseguita l’autopsia. Altre voci dicono che in realtà, morì in un locale dopo aver sniffato eroina e venne poi messo nella vasca da Pamela e da un amico. Di sicuro, c’è il fatto che, nonostante sia sepolto  al cimitero di Père Lachaise a Parigi, decine di persone giurano ancora oggi, 40 ani dopo, di essere sicure di averlo incontrato vivo e vegeto, con la sua Pamela, morta anch’essa di overdose nel 1974. Forse. (Davide Rabaioli)

 

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