Un’esplosione di colori accoglie i visitatori di Palazzo Grassi, uno dei due musei del miliardario francese François Pinault che si affacciano in laguna; l’altro è la Punta della Dogana.
Nell’elegante palazzo del Canal Grande, rimarrà allestita fino al 31 dicembre una mostra dal titolo intrigante, collaterale alla Biennale “Il mondo appartiene a voi“, esposizione sulla molteplicità, la circolazione, il nomadismo. Ne è curatrice
“Il Mondo vi appartiene si propone di mettere in prospettiva le opere di artisti di diverse generazioni e di differenti origini, di confrontarne le pratiche, le discipline, i percorsi personali, di esplorarne i rapporti con la storia, la realtà e la sua rappresentazione. In un mondo spesso minacciato da rigidità e isolamenti, la mostra tenta un approccio al tema dell’identità che non si fonda sulla rivendicazione di una nazionalità o sull’affermazione di un’origine, ma sul modo di costruire la relazione con l’altro”. Afferma Martin Bethenod, direttore di Palazzo Grassi e di Punta della Dogana.
E così nella bella sala d’ingresso settecentesca ecco la gigantesca piova multimaterica della portoghese – parigina Joana Vasconcelos, una rivisitazione dell’opera “Contaminazione” (2008-2010) realizzata cucendo assieme, come in un patchwork tumultuoso che rappresenta le porosità e le interazioni inevitabili tra le culture di un ambiente globale con un’esplosione di elementi e di colore: quasi un inno al meticciato..
La mostra infatti offre una lettura della società contemporanea attraverso le visioni di artisti provenienti dai quattro angoli del mondo, una quarantina, diversi sono gli africani, che propongono tutti posizioni singolari sui grandi stravolgimenti del mondo, sulle esasperazioni che ne conseguono e sulle speranze che questi portano. Sono i grandi temi della storia presente che s’incrociano indipendentemente dalle latitudini e diventano “patrimonio” dell’umanità intera. Un’esposizione che trascende le origini culturali, le generazioni e le diverse epoche e che in qualche modo va a creare un’alternativa (da certi punti di vista in contrapposizione) al tema scelto dalla curatrice dell’esposizione internazionale della Biennale, Beatrice Curiger, che nell’intitolare l’esposizione principale IllumiNAZIONI punta un fascio di luce sulle identità nazionali.
Spiega la curatrice “Due opere emblematiche segnalano le due grandi direttrici della mostra: il grande avvoltoio di Sun Yuan & Peng Yu, Waiting (2006), come metafora di minacce e paure, e L’Homme Pressé (2011) di Thomas Houseago, come simbolo della fede nel potere stesso dell’uomo”. Gli artisti in mostra non ci risparmiano nulla, come nel racconto della Bourgeois “la tortura mediatizzata con i dipinti di Ahmed Alsoudani, […] la spoliazione della ricca cultura africana e afro-americana con El Anatsui e David Hammons, la minaccia terrorista con l’opera di Huang Yong Ping, l’apocalisse che preannuncia un mondo post-umano con Loris Gréaud e Matthew Day Jackson, la realtà delle condizioni di vita e delle utopie crollate con Cyprien Gaillard, l’obsolescenza della società turistica con Yto Barrada, il peso del passato sovietico con Adrian Ghenie, Sislej Xhafa, Sergey Bratkov e Boris Mikhailov, la responsabilità individuale con Philippe Perrot, il ritorno a una natura selvaggia con Zeng Fanzhi, Nicholas Hlobo, Yang Jiechang. Il viaggio continua, in compagnia di Bruly Bouabré e Alighiero Boetti, con una rappresentazione del mondo spesso impossibile, che si sviluppa nell’assenza di spontaneità come pure nella realtà mediatica con Jonathan Wateridge, David Claerbout e Francesco Vezzoli, nel fallimento del reale con le sculture di Urs Fischer, nella fragilità e nella povertà con le opere di Sigmar Polke, nella distruzione dell’idea simbolica di famiglia con Charles Ray, nella precarietà della condizione femminile con i dipinti di Marlene Dumas, nella solitudine e nell’impotenza dell’uomo con Giuseppe Penone, nell’assenza di rottura nella storia con Takashi Murakami, nella decorazione come riferimento sociale con Rudolf Stingel, nel bisogno di humour e di umiltà con Maurizio Cattelan, nel desiderio di instaurare uno scambio, con Ger van Elk, e infine nella ricerca di un’esperienza spirituale con Lee Ufan”.

Loris Gréaud - Gunpowder Forest Bubble, 2008 36 alberi artificiali in resina polistirolo, fibra di vetro, acciaio, schluma polluretanica, pittura, polvere da sparo ; luna in plastica, motore, neon, metallo © LORIS GRÉAUD - COURTESY YVON LAMBERT © PALAZZO GRASSI, PH: ORCH ORSENIGO_CHEMOLL
© Riproduzione riservata




