Non poteva essere altrimenti. Alla “Gazzetta” hanno scelto lo sport per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia. Ecco così una mostra dedicata alle principali atlete azzurre che è visitabile da qualche giorno, e lo sarà sino al 25 settembre, al museo del Risorgimento di Milano. Anima editoriale dell’iniziativa, allestita in collaborazione con la fondazione “Candido Cannavò”, è Elio Trifari, per diversi anni vicedirettore della “rosea”, al cui fianco hanno lavorato gli storici e ricercatori Maria Canella, Luca Condini e Sergio Giuntini. I visitatori possono ammirare 65 pannelli di grandi dimensioni (uno per due metri) sulle campionesse che, in tutte le specialità, hanno regalato vittorie, o comunque medaglie, ai nostri colori dalle Olimpiadi ai mondiali. Ma “Donna è sport 1861-2011” presenta anche i testi di poeti e romanzieri che hanno parlato delle rappresentanti del gentil sesso e dei loro impegni agonistici, e ripercorre il cammino dell’altra metà del cielo anche nella società. In più, possono essere consultati filmati e foto, ed è stata predisposta una collettiva su questo tema di cui sono protagonisti 13 giovani artisti.
L’esposizione è suddivisa in sei ambienti. Si spazia dalle origini (con 13 omaggi alle pioniere) alla cronologia sino all’arte, alla letteratura, alle discipline e alle stelle. L’elenco racchiude Fiona May, Sara Simeoni e Ondina Valla (atletica); Josefa Idem (canoa); Antonella Bellutti (ciclismo); Mabel Bocchi (basket); Federica Pellegrini (nuoto); Giovanna Trillini e Valentina Vezzali (scherma); Deborah Compagnoni (sci alpino); Stefania Belmondo e Manuela Di Cento (sci di fondo); Francesca Schiavone (tennis); Alessandra Sensini (vela); e Tania Cagnotto (tuffi). Ma non sono state dimenticate, per fare qualche esempio, Lea Pericoli (tennis), Carolina Morace (calcio), Novella Calligaris (nuoto), Stefania Bianchini (pugilato), Gabriella Dorio (atletica), Francesca Piccinini (pallavolo) e Paola Pezzo (mountain bike).
Proprio Bocchi, alla presentazione avvenuta nella sala “Dino Buzzati”, ha però evidenziato che, per lo sport al femminile, non sono tutte rose e fiori. Nonostante i grandi risultati ottenuti specie negli ultimi tempi. “Ritengo che ancora oggi – ha evidenziato l’ex cestista – siamo discriminate a livello dirigenziale”. E Morace ha ironizzato: “Sono più famosa per aver allenato in serie C una squadra maschile che per aver segnato quattro gol a Wembley. Per non parlare del fatto che siamo l’unico Paese in cui l’aspetto fondamentale è che le atlete siano belle…”. (Marco Fornara)
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