Quando nel 2007 l’Italia presentò nel Padiglione nazionale della 52ma Biennale il lavoro di Francesco Vezzoli e di Giuseppe Penone, il noto collezionista e miliardario francese François Pinault acquistò l’intera mostra. Quest’anno farà spese altrove.
Non c’è stata alla Biennale veneziana targata 2011, opera più discussa, maltrattata, deprecata di quella del curatore Vittorio Sgarbi per il Padiglione italiano, all’indomani dell’inaugurazione i commenti pesanti si sono sprecati, “affollato”, è stato forse il più gentile, a sottolineare che la presenza di 260 opere è eccessiva per dare il giusto risalto alle gemme, che pure ci sono. E poi spazio al colorito e insultante florilegio messo assieme da tanta stampa internazionale (su tutti The Guardian, The New York Times, Le Monde). In realtà il dissenzo era cominciato ben prime dell’apertura della Biennale, quando cioè il nome del critico aveva cominciato ad echeggiare come possibile ciratore dell’esposzione nazionale, ed è nota la sua avversione per il contemporaneo. E infatti tra le critiche mosse al Padiglione Italia è proprio quella di essere poco contemporaneo, ovvero di privilegiare generi e nomi considerati – a torto o a ragione – fuori da questo tempo. Non si può negare che quel tentativo di destrutturare il “sistema arte” sganciandolo dalla cerchia dei pochi eletti (critici, curatori, grandi collezionisti) a qualcuno sia andato di traverso, a cominciare dal titolo “L’arte non è cosa nostra”. L’efficacia della cosa però lascia perplessi, è il fatto che arrivi da qualcuno il suo bel potere ce l’ha. L’unico modo per rendere più democratico questo mondo dell’arte dove pochi, troppo pochi, fanno il bello e il cattivo tempo può passare solo dalla gente, da una maggiore consapevolezza del pubblico, ovvero da una cultura dell’arte più diffusa. E su questo Sgarbi avrebbe potuto fare molto di più, a cominciare proprio dalla televisione dove avremmo voluto vederlo parlare di ciò che meglio conosce, ma questa è un’altra storia…
Di seguito una slezione d’immagini degli artisti presenti nel Padiglione Italia.

Arrigo Musti Singing in the blood rain 2010 - 2011, tecnica mista ad olio su tela Fotografi Salvatore Aiello e Michele Ducato

Giuliano Vangi Persona 2003, granito nero svedese e multicolor brasiliano Fotografo Giovanni Ricci Novara
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