Itinerari. Marsiglia: aromi, mistral e letteratura

“Marsiglia non è una città per turisti. Non c’è niente da vedere. La sua bellezza non si fotografa. Si condivide. Qui, bisogna schierarsi. Appassionarsi. Essere [...]

Marsiglia non è una città per turisti. Non c’è niente da vedere. La sua bellezza non si fotografa. Si condivide. Qui, bisogna schierarsi. Appassionarsi. Essere per, essere contro. Essere, violentemente. Solo allora, ciò che c’è da vedere si lascia vedere. E allora è troppo tardi, si è già in pieno dramma. Un dramma antico dove l’eroe è la morte” così Jean Claude Izzo raccontava il violento amore per la sua città, una città che forse non capirai mai, ma che se vuoi senti. Ed è proprio leggendo quella trilogia marsigliese fatta di crimini, umori e umanità, che viene la voglia di vederlo questo luogo scontroso e letterario “a metà strada tra la tragedia e la luce“, tra le folate del mistral che smuovono la foschia mattutina e i profumi delle “calanques”, l’odore acre che sale dal porto e il profilo minaccioso dello Chateau d’If.

Passeggiando sulle tracce dei greci antichi, quella che oggi potrebbe essere la più settentrionale delle città del Magreb si propone come il vero crocevia del Mediterraneo, o per dirla ancora con Izzo “soltanto una porta aperta. Sul mondo, sugli altri”. Sarà per questo che si candida a capitale europea della cultura nel 2013.

Cattedrali e castelli medievali, strade affollate di vita, residenze regali e reali, paesaggi naturali (le selvagge calanques), mare, luce, sapori e contaminazioni culturali lunghe 26 secoli, gli anni di Marsiglia. Da un lato i vicoli stretti del Panier, il quartiere vecchio, dall’altro la luce abbacinante che travolse Cézanne, Braque, Dufy, Derain, Marquet – tutti giunti quaggiù a catturare i colori del porticciolo dell’Estaque -; e dirimpetto la sagoma nera dello Chateau d’If dove quasi ti pare di scorgere l’ombra Edmond Dantès. . Non basta un week end per scoprire i segreti della città, ma può essere sufficiente a innamorarsene. E così non vi proponiamo la lista dei luoghi da visitare, quella la trovate comodamente sul sito dell’uffico turistico (www.marseille-tourisme.com/it ), proviamo invece a offrirvi qualche spunto, il resto – se vorrete – lo scoprirete da soli.

Se Marsiglia è un crocevia, l’incrocio Cours Belsunce – Cours Saint-Louis è il crocevia per eccellenza della città. E’ il suo punto zero, da qui si misurano le distanze tra Marsiglia e le altre città della Francia, è da qui che si diparte quella che da sempre è la passeggiata preferita dei marsigliesi.

Il corso Besunce, aperto nel ‘600 e battezzato dopo la peste del 1720 col nome di un “santo” vescovo, è in questi giorni che si anima ulteriormente, con la fiera dell’aglio e delle tarraïettes (piccole stoviglie di terracotta) che va avanti per un mese (si comincia il 15 giugno) ; dall’altro lato il cours Saint-Louis che fino al 1968 ospitava le caratteristiche bancarelle in ghisa dei fiorai, tappa obbligata per gli artisti dell’Alcazar che non mancavano mai di comprare una rosa portafortuna prima di entrare in scena. Ma l’Alcazar, la celebre music hall che per oltre un secolo (1857 1966)  ha proiettato i più grandi nomi francesi e internazionali  sotto le luci della ribalta (Rellys, Dario Moréno, Yves Montand, Henry Salvador, Sacha Distel, Johnny Halliday) non c’è più, oggi  è sede della Biblioteca Municipale a Vocazione Regionale (BMVR) firmata dagli architetti Adrien Fainsilber e Didier Rougeon. Volgendo lo sguardo verso destra, la fontana Castellane apre lo sguardo ad una delle più lunghe prospettive d’Europa.

Un breve viaggio in battello (le corse sono regolari e frequenti ) e l’Isola d’If è a portata di visitatore. Quella che era solo una selvaggia oasi di pesca, nel 1516 diventa l’inespugnabile fortezza dove Alexandre Dumas rinchiuse il suo Conte di Montecristo, alias Edmont Dantes. Il buco resta, ed è visibile, ma del passaggio di Dantes la fortezza non ha custodito memoria, al contrario del prigioniero José Custodio Faria ovvero l’abate Faria, la cui realtà storica è accertata. Tristi ricordi sono legati al castello, che accolse anche gli insorti del 1848 e i comunardi del 1871. Nel 1890 smise di essere un carcere e fu aperto al pubblico (www.monuments-nationaux.fr )

UN MIX DI SAPORI

Quella miscellanea mediterranea che si respira passeggiando tra le strade di Marsiglia si trasferisce parimenti alla sua cucina dove la tradizione gastronomica francese e provenzale incontra i profumi del Nord Africa e le suggestioni della vicina Italia. Volete andare sul sicuro? I ristoranti stellati Michelin nel 2011 sono tre (il tre stelle Le Petit Nice e quindi i monostellati L’épuisette e Una Table du Sud), per molti, invece la migliore cucina di Marsiglia è italiana, è quella della Cantinetta una romantica trattoria in cours Julien, se invece  sono le suggestioni magrebine che cercate, l’indirizzo giusto è  La Menthe Sauvage in rue Guy Mocquet. E infine, per gli amanti della cucina più creativa e sperimentale il nome giusto è Le Moment

E per dormire? Il Le Corbusier (www.hotellecorbusier.com) è irrinunciabile per gli appassionati d’arte. L’albergo capolavoro è stato infatti progettato dal famoso architetto. I prezzi sono accessibili, si va dai 69 euro per la camera – cabina, piccola ma confortevole per cui realizzazione Le Corbusier s’ispirò alle celle monastiche; ai 135 euro per la mini suite. Particolare anche Au Vieux Panier (www.auvieuxpanier.com), in pieno centro antico, in un edificio del XVII secolo del Panier, qui cinque artisti realizzano ogni otto mesi nuove decorazioni per “stanze effimere”. (AD)

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