Tra poco meno di due mesi, il 30 luglio, cadrà il quinto centenario della nascita di Giorgio Vasari, pittore, architetto e storico dell’arte italiana. A lui, scomparso nel 1574, e alla realizzazione della galleria degli Uffizi è dedicata la mostra intitolata “Vasari, gli Uffizi e il duca” che sarà visitabile dal 14 giugno sino al 30 ottobre proprio nel museo fiorentino.
Più che un edificio, questo complesso è un sistema a scala urbana, risultato di una stretta collaborazione tra Cosimo I e Vasari, il suo artista prediletto.

Giorgio Vasari il giovane, Modulo compositivo della facciata degli Uffizi, Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi
Situato nel cuore della città, rispecchia la politica assolutistica e accentratrice dell’esponente della famiglia dei Medici, che volle accorpare le istituzioni amministrative, le cosiddette Magistrature o Arti, sottomettendole logisticamente e simbolicamente al suo dominio diretto. Ed è a memoria della destinazione originaria, che è rimasta la denominazione di Uffizi, cioè uffici. La versatilità e l’ingegno dello studioso aretino si manifestarono nella capacità di conferire forma spaziale e persuasività architettonica al programma politico e alla volontà di autorappresentazione del suo committente. Il fabbricato appare come un vero e proprio frammento della “nuova” Firenze, che saldò in un unico organismo le due residenze del giovane nobile: palazzo Vecchio, sede del governo, e palazzo Pitti, al di là dell’Arno. Venne così impressa sulla città la presenza fisica del Potere, sotto forma di architettura. La lunga piazza porticata degli Uffizi si attesta poi come una sorta di anticamera a cielo aperto che introduce sia a piazza della Signoria, turbinante di statue celebrative del duca, sia a palazzo Vecchio, le cui sale, rinnovate da Vasari, celebrano l’apoteosi della dinastia dei Medici, a cominciare dallo stesso Cosimo. La struttura degli Uffizi, che non ha paragoni nel mondo cinquecentesco e che immediatamente dopo il suo completamento apparve destinata a divenire un modello, è coronata all’ultimo piano da una lunga loggia. Già all’indomani della sua costruzione, questa parte dello stabile fu chiamata ad accogliere pregevoli statue antiche della collezione medicea. Da questo uso quasi incidentale, si sviluppò la funzione collezionistica ed espositiva che oggi è caratteristica esclusiva degli Uffizi.
La mostra, che è promossa da vari enti ed è curata da Claudia Conforti, Antonio Godoli e Francesca de Luca prende le mosse dalla personalità dei protagonisti-artefici di questo progetto mettendo in scena, in primo luogo, l’assetto urbano tra palazzo Vecchio e l’Arno prima della creazione degli Uffizi; e illustrando poi le tappe della loro ideazione e realizzazione. Il cantiere fu il più grande e impegnativo del Cinquecento a Firenze. Organizzatissimo, saldamente retto dall’architetto militare Bernardo Puccini, ad evocarlo sono gli strumenti di lavoro dell’epoca, e reperti che, annegati dalla notte dei tempi volte, sono stati da poco riscoperti. Del monumento sono presentate le specificità spaziali e figurative, tra cui spiccano le porte lignee delle Magistrature; e le ascendenze formali e tipologiche, che pescano nell’architettura romana antica, ben nota a Vasari e agli eruditi umanisti della sua cerchia, come Paolo Giovio e Vincenzo Borghini, ma anche in quella del secolo XVI di Venezia e della stessa Roma, dove l’artista aveva ripetutamente soggiornato.

Bernardino Gaffurri e Jaques Bylivelt, Ovato con la prospettiva della piazza granducale, mosaico in pietre dure con filettature in oro e bassorilievi, Firenze, Museo degli Argenti
Ma gli Uffizi sono anche frutto maturo di un ambiente artistico esuberante, polarizzato dalla corte e su cui incombeva la grandezza del genio di Michelangelo Buonarroti. Intorno a esso, ruotavano figure di primo piano e comprimari: da Pierfrancesco Riccio, maggiordomo del signore, a Luca Martini, Cosimo Bartoli e Benedetto Varchi, le cui presenze sono raccontate in mostra. Un ambiente competitivo, da cui il “provinciale” Vasari venne tenuto a distanza e anche combattuto, fino al suo trionfale ingresso, nel 1554, al servizio di Cosimo. I due momenti, quelli del rifiuto e dell’affermazione, vengono illustrati attraverso le opere di coloro che contrastarono l’arrivo dell’aretino e di quelli che lo propiziarono. Come Bernardino Gaffurri e Jacques
Bylivelt (il mosaico in pietre dure con filettature in oro e bassorilievi “Ovato con la prospettiva della piazza granducale” dal museo degli Argenti di Firenze), Giovanni Pollastri (l’arazzo su cartone “Cosimo I fa fabbricare gli Uffizi” da palazzo Pitti) e Agnolo Bronzino (l’olio su tavola “Ritratto di Cosimo I de Medici” dagli Uffizi). Dal gabinetto dei disegni e delle stampe degli Uffizi ecco poi la matita nera, penna e acquerello policromo “Prospettiva teatrale” di Baldassarre Lanci, e la penna e bistro in carta bianca “Modulo compositivo della facciata degli Uffizi” di Giorgio Vasari il giovane.
Abbastanza per dispiegare una densa trama culturale che segnò l’apice del Rinascimento maturo di Firenze. Un momento che trovò nel fasto leggendario delle nozze del principe Francesco con Giovanna d’Austria l’episodio più simbolico; si era nel 1565 e le nozze coincisero con la cerimonia inaugurale degli Uffizi per altro non ancora ultimati.
Non si potrebbe concludere la narrazione senza considerare che l’affermazione artistica e “politica” di Vasari fu sospinta anche dalla sua produzione storiografica, e potenziata dalla fondazione dell’”Accademia del disegno”. Le due edizioni delle “Vite degli artisti” (del 1550 e del 1568), che conferirono all’intraprendente toscano una fama che travalicava i confini del ducato, vengono così portate in mostra a fianco dei suoi sonetti, delle lettere e dei disegni. (Marco Fornara)

Bernardino Gaffurri e Jaques Bylivelt, Ovato con la prospettiva della piazza granducale, mosaico in pietre dure con filettature in oro e bassorilievi, particolare, Firenze, Museo degli Argenti
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