Le nazioni e la globalità: incroci, intrecci, contaminazioni culturali che nella Venezia della Biennale diventano palpabili. Ecco un altro (s)punto di vista utile per andare a sondare i mille e più mille eventi che compongono questa 54ma mostra internazionale che, ricordiamo per l’ennesima volta, si apre oggi per chiudersi il 27 novembre. E su questo filo rosso riprendiamo il nostro disordinato giro per padiglioni e mostre.
La più importante rassegna mondiale d’arte (così dicono, e forse è vero) grazie alle 89 partecipazioni nazionali (nel 2009 erano 77) più che mai si propone di tastare il polso dello stato dell’arte a livello planetario. E se è vero che sono stati gli artisti ad aver aperto storicamente le frontiere, sin da quando si recavano di corte in corte a prestare servizio, è proprio l’arte a ricordarci quanto le radici culturali dei paesi diventino oggi, a globalizzazione conclamata, elemento talvolta imprescindibile. E mentre a Palazzo Grassi Caroline Burgeois in un impeto d’internazionalità spinta proclama che Il Mondo vi appartiene (della mostra, che è una sintesi del meglio degli ultimi anni, parleremo ampiamente nei prossimi giorni), Beatrice Curiger nell’intitolare l’esposizione principale IllumiNAZIONI lancia un segnale per alcuni versi opposto, puntando un fascio di luce proprio sulle identità nazionali.
“L’arte non è cosa nostra”, dice invece il contestatissimo Sgarbi, deus ex machina di quel Padiglione Italia zeppo di pittura e di ritratti che proprio ieri pomeriggio è stato inaugurato, con un intervento fiume del curatore ed una “parola buona” (si fa per dire) per tutti coloro che non la pensano come lui. Pesante l’assenza del ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan che pure alla Biennale c’è stato, ma a visitare altri padiglioni. Tornando al nostro filo conduttore, qui l’italianità degli artisti convocati non è in dubbio, tanto più che ci sono da celebrare i 150 anni d’Italia e da aggiungere alla vetrina i vari padiglioni regionali. L’arte è cosa nostra, eccome (sia detto senza sottintesi).
La pensano così anche al padiglione degli Emirati Arabi (curatore Hamdan Lamee) che s’apre con una grande scultura di lampadine che riprende la plurimillenaria tradizione mediterranea del mosaico, simbolo stesso dell’arte mediorientale in chiave contemporanea.

Fernando Gutiérrez (Perù) "De Lima a Talcahuano", 2009 Fotografia digitale in formato video Courtesy : l’artista e Gallería Lucía de la Puente, Lima
“FRA SEMPRE E MAI” IN AMERICA LATINA
Ma in America Latina l’identità è un fatto anche e a volte soprattutto continentale, ed è per questo che l’IILA (Istituto Italo-Latino Americano), organismo internazionale che dal 1972 è invitato alla Biennale di Venezia, presenta una mostra che propone per la prima volta un progetto sulla cultura dell’intero continente sudamericano, lo si può vedere all’Isolotto, all’interno dell’Arsenale. Ne è curatore Alfons Hug, tra i massimi esperti di arte latinoamericana, già curatore della Bienal de São Paulo (2002 e 2004) e della Bienal del Fin del Mundo di Ushuaia (2009), attuale direttore del Goethe-Institut di Río de Janeiro, partner istituzionale di questa mostra. L’esposizione si intitola “Entre Siempre y Jamás” (Fra Sempre e Mai), citazione di una poesia dello scrittore uruguayano Mario Benedetti, ed è dedicata al Bicentenario dell’Indipendenza latinoamericana. Il progetto si sviluppa recuperando il concetto di Indipendenza e il significato delle sue influenze socio-culturali ed articolando, attraverso l’arte, gli echi temporali e locali che ne derivano. Gli artisti invitati hanno esplorato l’America Latina in lungo e in largo; hanno visitato megalopoli e città piccole nell’entroterra dei vari Paesi, luoghi legati fortemente al passato e metropoli moderne che hanno cancellato le ultime vestigia della storia. Di fatto, hanno esplorato i 200 anni dell’Indipendenza dell’America Latina e il suo patrimonio culturale.
GLI ARTISTI: Leticia El Halli Obeid (Argentina), Narda Alvarado (Bolivia), Neville D´Almeida (Brasile), Sebastián Preece (Cile), Gianfranco Foschino (Cile/Italia), Juan Fernando Herrán (Colombia), Sila Chanto (Costa Rica), Reynier Leyva Novo (Cuba), María Rosa Jijón (Ecuador), Walterio Iraheta (El Salvador), Regina José Galindo (Guatemala), Adán Vallecillo (Honduras), Julieta Aranda (Messico), Rolando Castellón (Nicaragua), Humberto Vélez (Panama), Claudia Casarino (Paraguay), Fernando Gutiérrez (Perù), David Pérez Karmadavis (Repubblica Dominicana), Martín Sastre (Uruguay), Alexander Apóstol (Venezuela). Inclusi nel progetto espositivo anche alcuni artisti europei che hanno realizzato le loro opere in America Latina: Alberto de Agostini (Italia), Christine de la Garenne (Germania), Olaf Holzapfel con Teresa, Mirta, Dionisia, Noelia e Luisa Gutiérrez della comunità indigena Wichi (Germania/Argentina), Bjørn Melhus (Norvegia/Germania).

il ministro della cultura cileno Luciano Cruz-Coke con l'artista Fernando Prats, Padiglione del Cile, Arsenale - 54. Biennale Internazionale d'Arte, Venezia
GEOGRAFIE CILENE
La terra, o per meglio dire la geografia e la geologia a rappresentare l’anima più profonda della Nazione nell’allestimento di Fernando Prats “Gran Sur”, protagonista del Padiglione cileno, a cura di Fernando Castro Florez e del poeta Antonio Arevalo. (Arsenale)
Tre le opere cardine: un intervento che ha per tema l’impatto dell’eruzione vulcanica a Chaiten (2008); un’impressionante serie di opere ispirate al terremoto che ha colpito le zone del centro sud del Cile (2010); e un’installazione con lettere al neon che riproduce l’annuncio che l’esploratore irlandese Ernest Shackleton pubblicò sul Times nel 1914 per reclutare uomini per la sua spedizione nell’Antartico.
“Si cercano uomini per viaggio rischioso, basso compenso, freddo estremo, lunghi mesi di oscurità totale, pericolo costante, ritorno sani e salvi non garantito, onore e riconoscimenti in caso di successo”. Parole, che anticipano tanto l’eroismo quanto il fallimento, rappresentano il fulcro della mostra veneziana e raccontano la spedizione che lo stesso Prats ha realizzato a marzo nel territorio antartico a bordo del Rompighiaccio della Marina, Ammiraglio Viel. Commemorando il centenario del mitico annuncio, Prats ha infatti piazzato, nel corso della missione e sull’Isola Elefante, lo stesso testo, collocato poi sulla facciata del Padiglione.
Prats produce immagini iniziando dal fumo, mediante il quale riesce a sedimentare fenomeni naturali, dall’acqua espulsa da un geyser alla superficie di un immenso ghiacciaio.

Azione Chaitén 17 Sismografía de Chile, 2009 Fumo su carta, pietra, sabbia, cenere, l'acqua del Rio Blanco e la casa. Video dell'azione
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