Ci siamo, quasi, dopo le serate vip e le press preview, la 54ma mostra internazionale d’arte della Biennale di Venezia, domani – giornata di premiazioni – aprirà le porte al pubblico, ci sarà tempo fino al 27 novembre per tuffarvici. E il “disordinato” vagabondare di Daring tra artisti, curiosità, padiglioni e annunci prosegue.
ANNUNCI – Come quello di Maurizio Cattelan che nel corso di un ricevimento ha detto a un giornalista di The Art Newpaper che la sua arte è alla fine di un ciclo, basta insomma con le sculture iperrealiste ma tra un po’, ovvero non prima d’aver concluso l’avventura di Venezia e preparare la mostra che da novembre terrà al Guggenheim di New York. “Devo uscire da un sistema che ti seduce con le ripetizioni“, ha detto, ed è un affermazione coraggiosa. “Dopo New York, ho finito con le sculture. Posso reinventarmi come un nuovo artista, forse come fotografo“, ha aggiunto.
Cattelan è a Venezia con diverse opere; nell’esposizione internazionale ha presentato una rielaborazione dell’opera I Turisti, già presentata alla Biennale del ’97 nel quale 200 piccioni impagliati guardano il pubblico. La versione proposta per la mostra curata da Beatrice Curiger di inquietanti piccioni ne presenta 2000 e si chiama Gli Altri, occupa le travi e i tubi delle sale del Palazzo delle Esposizioni ed è una metafora sulla diversità e la paura dell’altro. Altre opere di Cattelan sono esposte nell’ambito delle mostre in corso presso la Punta della Dogana e Palazzo Grassi, i musei di proprietà del miliardario francese François Pinault.
UN BANCOMAT CURIOSO – Del padiglione degli Stati Uniti si è molto parlato, il carrarmato rovesciato che accoglie i visitatori, opera firmata Allora & Calzadilla regala un bel carico di riflessioni. Decisamente giocoso è, al contrario, il bancomat musicale che il team di artisti ha collocato all’interno. Ispirato all’architettura neoclassica del padiglione, che gli artisti hanno detto ricordava una banca, uno sportello automatico è installato sotto un insieme di canne d’organo appositamente commissionate ad un ditta tedesca. Le canne reagiscono in maniera melodica o inquietante all’inserimento della tessera o alla digitazione del pin. Gli spettatori emettono un gioioso “ohhh” quando vedono spuntare i loro soldi.
LA TENDENZA – Se la Biennale con i suoi numeri spropositati è termometro delle tendenze dell’arte contemporanea, cominciamo a preparare il funerale a scultura e pittura. Questa 54ma esposizione è più che mai l’edizione delle installazioni e della video arte. Questi sono i due mezzi di comunicazione che dominano, piaccia o meno.
UN ARTISTA: STEVEN SHEARER – S’intitola “Exhume to Consume” la mostra che il Padiglione del Canada dedica a Steven Shearer. 12 dipinti, 81 disegni inediti, qualche scultura, un libro di poesia e, pezzo forte, un murale alto nove metri che forma una falsa entrata al Padiglione grazie ad una struttura, tipica della produzione di Shearer, che riproduce una sorta di capannone. Sul gigantesco murale campeggia una provocatoria poesia scritta usando il vocabolario della musica death metal.
RITORNO AL PASSATO – Della contemporaneità del Tintoretto, il vero protagonista dell’esposizione principale (IllumiNAZIONI) si è già ampiamente detto, ciò che stupisce è il numero di proposte che guardano al passato, che alla luce di ieri in un modo o nell’altro fanno riferimento.
Lo svizzero Urs Fischer, ad esempio, propone copia in scala della scultura del Gianbologna “Il ratto delle Sabine” (XVI secolo) realizzata in cera. L’opera si scioglierà completamente nel corso dei sei mesi della mostra. Pipilotti Rist, un altro svizzero, ha incorniciato in schermi led una serie d’ incisioni veneziane del 18 ° secolo che si sovrappongono con immagini in movimento del 21 ° secolo: scorci di cielo, mare e mani di gente al lavoro. Guarda invece alle vecchie architetture Mike Nelson che ha trasformato il padiglione britannico nel facsimile di un edificio ottomano semi abbandonato, mentre il cinese Song Dong ha collocato nel suo micro – padiglione all’ingresso della mostra dell’Arsenale un labirinto di persiane in legno e tetti di bambù che danno l’effetto di trovarsi in una vecchia città cinese.
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