Dal palazzo del Cremlino di Mosca al museo fiorentino degli Argenti a palazzo Pitti. Da qualche giorno, e sino all’11 settembre, è visitabile la mostra “Il tesoro del Cremlino” frutto degli scambi culturali in occasione dell’anno delle celebrazioni “Italia-Russia 2011” organizzate dal ministero per i beni e le attività culturali e da quello degli affari esteri di concerto con le corrispondenti istituzioni dell’ex Urss. L’iniziativa è affiancata, sino al 24 luglio, da un’esposizione al museo del Cremlino dedicata ai tesori dei Medici, per lo più provenienti proprio dal complesso degli Argenti.
Il Cremlino ospita il “Tesoro dei gran principi e degli zar” dove hanno trovato posto oggetti preziosi appartenuti agli

Manifattura bizantina, Crocifissione, XI sec, smalto cloisonné; montatura XII-XIII sec., oro e perle, smalto cloisonné, filigrana,granuli; Mosca, Musei del Cremlino
imperatori, e cimeli legati ai nomi di famosi governanti e uomini politici. Quella che viene presentata sulle rive dell’Arno è una ricca selezione di questi capolavori. E altri, risalenti al XII-XIII secolo, provengono dalla cattedrale dell’Annunciazione. Due esempi per tutti: il prezioso corredo, a base di perle russe di fiume, dell’icona tre-quattrocentesca nota come la “Madonna Bogoljubskaja”, e una collezione di gemme bizantine, giunte alla corte di Mosca grazie ai rapporti, stretti e costanti, con Costantinopoli, il cuore dell’Impero bizantino. In tutto si potranno ammirare circa 150 opere. Come una mitra con oro, perle di fiume, argento, pietre preziose, seta, fili dorati e smalto; l’elmo iraniano “Berretto di Gerico” datato ’500 e composto da oro, acciaio, tessuto, perle e pietre; la “Crocifissione”, manifattura bizantina del Mille in smalto cloisonnè e con montatura dei due secoli successivi in oro e perle; e la tazza con coperchio del 1694 in oro, pietre preziose e smalto.
In particolare, viene illustrata la formazione e la crescita, veramente straordinaria, di una delle più ricche raccolte del vecchio continente: l’Armeria del Cremlino. Un viaggio nella storia tra tesori reali, e oggetti di corte di uso quotidiano e cerimoniale. I preziosi, di origine ed epoche diverse, furono acquistati per la casa regnante o giunsero in dono da ambasciatori di stati stranieri: gioielli, armature e ricami bizantini, russi, persiani, turchi ed europei contribuirono,

Elmo“Berretto di Gerico”, Iran, XVI, oro, acciaio, tessuto, perle, pietre; forgiatura, cesello, intaglio in oro, smalto
insieme, a creare lo sfarzo della reggia dei sovrani. Quando, nel Settecento, quest’ultimi si trasferirono a San Pietroburgo, la stessa Armeria fu destinata ad accogliere tutto quanto riguardava l’incoronazione e le sontuose vesti auliche. Non esiste documentazione sui secoli XII e XIII, ma, grazie al lavoro degli archeologi e alle opere conservate nella cattedrale, è possibile farsi un’idea dei gioielli usati a quel tempo: complesse decorazioni in argento, collari, braccialetti, e anelli quasi tutti trattati con la tecnica della granulazione. Una piccola sezione in mostra di oggetti bizantini, provenienti dal luogo di culto, è composta da icone smaltate, cammei e pietre incise con montature, spesso, di fasi successive, risalenti al ’300 e al ’400. L’affinarsi dell’abilità orafa favorì l’ampliarsi delle collezioni. Nel XIV secolo venne anche impiantato un vasto complesso di laboratori artistici, detti “palaty”, all’interno del Cremlino, per la creazione di manufatti destinati alla corte: si spaziava da quello dell’oro (“zolotaja palata”) a quello dell’argento (“serebrjannaja palata”) sino all’atelier della zarina (“carycina palata”) dove le migliori cucitrici in oro confezionavano i vestiti della famiglia del monarca e delle alte gerarchie della Chiesa.
Vedevano poi la luce finimenti per cavalli e carrozze. L’Armeria riconduce però anche alla più antica e diffusa produzione delle botteghe del Cremlino, quella delle armi che venivano fabbricate nell’area più grande (“oružejnaja palata”). Ma non solo: la struttura fu anche un vero e proprio arsenale con strumenti atti a difendersi o ad attaccare, comprese le prime armi da fuoco arrivate dall’Europa occidentale. Le opere cinquecentesche fanno parte del cosiddetto “periodo classico”: icone, reliquiari e gioielli in niello su oro e smalti su filigrana. Durante il Settecento, quando il centro della vita politica e artistica si spostò nella nuova città di San Pietroburgo, iniziò una nuova fase che vedeva ormai la Russia inserita nel contesto culturale europeo; così anche gli abiti, i gioielli e gli accessori risentirono dell’influenza del gusto occidentale. Il gruppo di capolavori dedicato al ’700 ne include alcuni di famosi argentieri quali Alexey Ratkov.

Corona della cornice dell’icona “Madonna Bogoljubskaja”,Russia,Mosca, XIV – XV, oro, perle (russe di fiume), pietre preziose; filigrana, cesello, granuli
Parte dell’antico tesoro andò disperso a seguito dei tragici eventi che seguirono la morte di Ivan IV Il terribile. Il figlio, lo zar Fëdor, si spense senza eredi e il fratellastro più giovane, Demetrio, venne assassinato forse per ordine di Boris Godunov, che di fatto aveva retto lo Stato in suo nome e che ne fu quindi alla guida dal 1598 al 1605. In questi tumultuosi anni s’inserirono alcune attività tese a cementare il dialogo fra le corti di Firenze e Mosca. Il granduca Ferdinando I sostenne la missione guidata nel 1602 dal mercante livornese Avraham Lussio, finalizzata al libero commercio nelle terre russe, promettendo lo stesso privilegio in Toscana. Nel suo secondo viaggio, nel 1603, lo stesso Lussio portò con sé tre vasi in cristallo di rocca, diaspro e agata della raccolta medicea con il preciso scopo di mostrarli “a l’imperatore de’ Moscoviti”. Fu la dinastia dei Romanov a ricostituire il tesoro. Grazie alla politica di apertura verso l’esterno, con il consolidamento dei rapporti diplomatici, il Seicento è diventato così uno dei periodi di maggior splendore dell’arte russa: arrivarono nella capitale orafi e armaioli stranieri e di conseguenza nuove tecniche di lavorazione e nuove tipologie. Gli smalti colorati cominciarono ad acquisire un ruolo preponderante, come risalta nella coppa d’oro appartenuta allo zar Michail Fëdorovic, unico manufatto superstite di questo tipo. (Marco Fornara)

Botteghe del Cremlino di Mosca, Tazza con coperchio, 1694, oro, pietre preziose, smalto, cesello, fusione - Mosca, Musei del Cremlino

Aureola della cornice dell’icona “Madonna Bogoljubskaja” Russia, Mosca XIV – XV, oro, perle, pietre preziose; filigrana, cesello, granuli

Mitra, Russia XVII - XIX ,oro, perle di fiume, argento, pietre preziose,seta, fili dorati, smalto, cesello, tessitura.
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