Mario Calabresi, il direttore de “La Stampa“, ha presentato a Milano nelle sede Rai di corso Sempione, la sua “prima creatura televisiva”: da lunedì 6 giugno in diretta e in prima serata sarà il narratore di “Hotel Patria“, programma in quattro puntate realizzato e trasmesso da Raitre.
“Innanzitutto nessuno mi ha obbligato a fare un programma televisivo, non me l’ha prescritto il medico, non era nei miei desideri fare la tv, ero contento così – apre così il suo intervento Calabresi- ma poi, quando Fernando Masullo (vice direttore di Raitre) a dicembre mi ha proposto di realizzare un programma in cui si raccontassero storie rappresentative della nostra Italia, ad un iniziale “no grazie”, sono iniziate a sommarsi nella mia testa proprio quelle storie. Ne sono rimasto
imprigionato e per quelle stesse storie ho deciso di fare Hotel Patria”.
Il programma ha l’ambizione di raccontare otto storie – due per ogni puntata- di persone normali, che in comune hanno la voglia di riscatto, il desiderio di giustizia oppure una grande passione per ciò si sono inventati. Calabresi avrà la funzione di narratore tra le storie, raccontate con scrittura cinematografica e lo studio, in cui ci saranno degli ospiti funzionali al racconto. Nella prima puntata verrà raccontata la realtà della scuola elementare Paravia di Milano, scuola con la più alta percentuale di extracomunitari tra gli scolari. Era anche la scuola frequentata dallo stesso Calabresi “chiaramente ai miei tempi non c’erano gli extracomunitari, ma era una scuola famosa per la presenza massiccia dei napoletani, perciò cercheremo di affrontare il tema dell’integrazione partendo dalla realtà vera, della persone che la vivono e l’hanno vissuta”. In studio ci saranno Aldo Giovanni e Giacomo: all’inizio della loro carriera parecchi dei loro sketch nascevano proprio dai problemi di integrazione che aveva avuto Aldo, che è meridionale – ha cambiato cinque scuole tra elementari e medie – per inserirsi in una realtà prettamente nordica.
Due espedienti narrativi cari a Calabresi e a Masullo, ideatore del programma, sono la lettura, attraverso la voce storica di Nicoletta Orsomando, la realtà attraverso delle lettere di trenta, quaranta cinquant’anni fa ritrovate negli archivi per capire ciò che è stato; per comprendere l’oggi e avere una prospettiva futura sono stati intervistati bambini di 11 anni, che saranno i cinquantenni del 2050, su quelli che sono i desideri, le prospettive, le loro aspirazioni. “Non siamo capaci di guardare al futuro, soprattutto la nostra politica si dà una prospettiva minima, non c’è una vista lunga: per questo l’idea di dar voce a quelli che saranno gli adulti del futuro mi piace e rappresenta il mio modo di guardare alla società e alla Patria” sostiene Calabresi. Per Masullo questo sarà un programma diverso dagli altri, nel sapore e nei contenuti. Firmano il programma con lo stesso Calabresi, Claudio Fasulo, Michele Brambilla, Michele Fusco, Caterina Manganella, Filippo Nanni e Flavio Soriga; la regia è di Egidio Romio, la scenografia – sicuramente suggestiva – è firmata da Dario Cavaletti. (Erika Brenna)
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