Biennale di Venezia, si parte. Prime impressioni

La molla è carica, la giostra della Biennale è partita con l’invasione dei media internazionali, il corollario dei superyacht ormeggiati nei paraggi, che qualcuno potrebbe [...]

La molla è carica, la giostra della Biennale è partita con l’invasione dei media internazionali, il corollario dei superyacht ormeggiati nei paraggi, che qualcuno potrebbe anche scambiare per mega-installazioni  (non lo sono evitate di farvi domande), e le cronache pronte a dare per vincitore Roman Abramovich, visto che il suo palazzo galleggiante fa impallidire tutti gli altri.  Ieri i primi vernissage che ancora si dipaneranno fino a venerdì, e sabato 4 giugno con l’apertura al pubblico dell’Esposizione. Ed è difficile dire se saranno i duemila piccioni impagliati di Maurizio Cattelan a conquistare più titoli (con la scia di proteste sollevate dagli animalisti e per la cronaca, l’artista veneto nel 1997 ne aveva già impagliati 200) o i tre giganteschi Tintoretto che aprono la mostra internazionale IllumiNAZIONI curata da Beatrice Curiger, a suggerirci che a ben guardare anche la contemporaneità non è cosa recente.

 

Sta di fatto che la 54ma esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia per natura e numeri di spunti ne rimanda tanti, persino troppi, su tutto tanta politica laddove l’arte che diventa denuncia convive con i padiglioni di regimi notoriamente repressivi (vedi Zimbabwe) e tanta ecologia.

 

Colpisce dritto al cuore il capodoglio arenato che il francese Loris Greaud ha piazzato in fondo all’Arsenale, testimone silenzioso dei tanti mammiferi d’acqua che muoiono misteriosamente spiaggiati. Potente come un verso di Montale.  Evoca invece i bestiari mitologici dell’animismo africano il Limpundulu Zonke Ziyandilandela, ovvero quella sorta di drago di gomma nera che guarda dall’alto i visitatori della mostra internazionale; l’ha realizzato è stato l’artista sudafricano Nicholas Hlobo, creando una corrispondenza tra mitologie con “La creazione degli animali” del Tintoretto.

 

Una ginnasta corre senza sosta su un tapis roulant costruito su un carro armato rovesciato. La velocità della sua falcata è direttamente proporzionale all’assordante ronzio emesso dal veicolo in combattimento, nel frattempo, in una stanza adiacente, un altro corridore fa la stessa cosa sui sedili di un aereo. L’opera di Allora e Calzadilla, accoglie i visitatori del Padiglione degli Stati Uniti. Una metafora sulle capacità dell’uomo medio di opporsi all’escalation o una riflessione sui problemi della sicurezza?

La politica prende il volto dei suoi protagonisti per Angel Vergara nel Padiglione del Belgio dove passano in sequenza i volti di Obama, Sarkozy, Merkel, Clinton sovrapposti a macchie di vernice, si vede anche uno sguardo di sfida di Berlusconi alla fotocamera col volto insanguinato dopo l’aggressione che subì a Milano.

Ma sorprende ancora di più l’installazione di Crystal e Thomas Hirschhorn nel Padiglione svizzero dove riviste di moda, Barbie, auto di lusso e immagini simbolo della più “evoluta” civiltà dei consumi si mescolano con le immagini di uomini giustiziati, torturati e picchiati. Sono immagini reali raccolte nel corso degli ultimi dieci anni. Vederle confuse a beni di lusso provoca sentimenti inediti.

C’è invece pura commozione nel Padiglione egiziano, dedicato alle riprese di  Ahmed Basiony, ci sono anche le immagini che il giovane reporter catturò con la sua fotocamera digitale e il telefono durante le proteste di piazza Tahrir dal 25 al 27 gennaio. E ‘stato lì che fu ucciso, il giorno 28.

Un omaggio postumo anche nel padiglione della Germania, che era stato commissionato all’artista, filmmaker e regista teatrale Christoph Schlingensief, scomparso la scorsa estate. Il corpo principale del padiglione è stato trasformato in una specie di chiesa, completa di panche, candele e di un altare: è infatti una ri-creazione di un’installazione che Schlingensief firmò nel 2008, ma oggi somiglia ad un memoriale.

E la giostra gira e continuerà a girare fino al 27 novembre, coi suoi 89 padiglioni nazionali, gli 83 artisti invitati dalla Curiger, la Biennale di Sgarbi (200 artisti invitati all’Arsenale, oltre 200  all’Accademia delle Belle arti, tra 1500 e 1600 in arrivo, forse, in mostre sparpagliate per l’Italia e per gli istituti culturali all’estero.) e poi i 37 eventi collaterali…tanti spunti, forse troppi, torneremo presto a raccontarvene.

 

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