Alla galleria dell’Accademia di Firenze si rende omaggio a un artista “dimenticato” eppure centrale nello sviluppo della scultura internazionale dell’Ottocento. Sino al 6 novembre sarà visitabile la mostra “Lorenzo Bartolini. Scultore del bello naturale”.
E’ la prima grande esposizione monografica dedicata a questa figura vissuta a cavallo fra il 1777 e il 1850. Prendendo spunto

Lorenzo Bartolini, La principessa Elisa Napoleona e il suo cane, marmo H. 113 cm., Rennes, Musèe de Beaux-Arts
dallo straordinario nucleo di modelli in gesso custoditi nella suggestiva gipsoteca del museo di via Ricasoli, che ospita anche il celebre “David” di Michelangelo Buonarroti, l’iniziativa farà finalmente emergere l’altissimo livello qualitativo delle opere di Bartolini e verrà messa in luce la ricchezza dei suoi interessi che spaziavano attorno ai grandi temi portanti della sensibilità del secolo XIX, quali il sentimento, la memoria, e i valori etici e civili.
Tre le sezioni: il periodo neoclassico e la committenza Bonaparte, l’affermazione dei nuovi valori del purismo e i lavori affidatigli da mezza Europa, e l’apertura sempre più decisa verso l’osservazione del vero naturale, che ha fatto dello scultore originario di Savignano di Prato non più soltanto un fermo punto di riferimento per i suoi contemporanei, ma anche un maestro delle generazioni successive. Sono presentate le sue più importanti sculture affiancate da opere di arte decorativa, molto ricercate dall’ambiente cosmopolita gravitante, nel periodo della Restaurazione, a Firenze, divenuta tappa d’obbligo del “Grand Tour”. Bartolini, inoltre, fu chiamato a eseguire il ritratto, con sottile finezza psicologica, da molte delle più importanti personalità europee dell’epoca nei campi della musica, della letteratura, della politica e dell’alta finanza: per esempio Madame De Stael (al secolo Anne Louise Germaine Necker, baronessa di Stael-Holstein), Lord Byron, Franz Liszt, Gioacchino Rossini, Lord e Lady Burgheresh, il marchese di Londerry, i Demidov e i Poniatowski. Un raffinato ceto colto internazionale di cui, attraverso le sue realizzazioni, emerge un quadro vario, vivo ed emozionante. E l’evoluzione stilistica del protagonista dell’iniziativa curata da Franca Falletti, Annarita Caputo ed Ettore Spalletti con la collaborazione di Francesca Ciaravino è illustrata con una settantina di lavori che trovano un contrappunto continuo con i modelli della gipsoteca in un inedito confronto. Per la prima volta dall’Ottocento sono così visibili a Firenze numerose sculture che evidenziano le tappe fondamentali dell’affermazione dello scultore toscano come il “Napoleone I” in bronzo (proveniente dal “Louvre” di Parigi), “La principessa Elisa Napoleona e il suo cane” (dal museo delle belle arti di Rennes), “L’Ammostatore e Maria Naryškina Gourieva” del 1818-1820 (dall’”Ermitage” di San Pietroburgo), “Anne Lullin de Chateauvieux Eynard” (da palazzo Eynard di Ginevra) e “La fiducia in Dio” del 1834 (dal “Poldi Pezzoli” di Milano). E, ancora, dal Louvre gli altri marmi “Ninfa dello scorpione” e “Baccante a riposo” (detta “Dirce”), entrambi del 1845. Parallelamente alcune significative tele di Jean Dominique Ingres attesteranno il lungo sodalizio amicale con Bartolini, iniziato frequentando l’atelier di Jacques Louis David a Parigi e rafforzatosi nel soggiorno sulle rive dell’Arno del pittore francese. (Marco Fornara)

Lorenzo Bartolini, L’Ammostatore, 1818-20 ca., modello originale in gesso con punti per trasferimento in marmo, Firenze, Galleria dell’Accademia
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