Pagliare di Sassa, frazione di L’Aquila. In questa località, in via San Pietro, nei giorni scorsi è stato inaugurato un giardino paleontologico che ricostruisce l’ambiente di circa settecentomila anni fa. Tra elefanti e ippopotami antichi, mammut di steppa, rinoceronti, iene macchiate, cervidi grande taglia, lepri, cinghiali, due piccoli roditori e uccelli: tutti in scala ridotta, all’incirca il cinquanta per cento degli originali. Ma più che sufficienti per dare ai visitatori l’idea di quello che era il giacimento di questo borgo che, alla fine degli anni Novanta del secolo scorso, ha restituito numerosi resti di grandi mammiferi.
L’intervento di valorizzazione del sito è stato curato dalla Soprintendenza per i beni archeologici dell’Abruzzo insieme al Comune, alla Protezione civile e all’università romana “La Sapienza”. Obiettivo: avvicinare i giovani alla conoscenza del proprio territorio. Alcuni pannelli illustrano la storia geologica di questo bacino e le sue caratteristiche a cominciare dalla fauna, mentre le riproduzioni degli animali preistorici stimolano l’immaginazione dei più piccoli. La scoperta dell’area avvenne nel 1998; seguirono varie campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza in collaborazione con l’ateneo “La Sapienza” e quello dell’Aquila. Le specie rinvenute, insieme ai dati geologici, geofisici e paleobotanici, hanno permesso la datazione del giacimento in una fase di clima mite a stagioni contrastate dell’inizio del Pleistocene medio. Interessante anche la deposizione e la conservazione dei reperti che erano collocati all’interno di un apparato di conoide fluviale. Sono riemersi anche un manufatto su scheggia in selce e un osso rotto intenzionalmente, trovati in strato alla base della sequenza fossilifera, a testimonianza della presenza umana già in quell’epoca.
Già in passato sono stati trovati resti di mammiferi del Quaternario nella zona aquilana: il più celebre è sicuramente lo scheletro, quasi completo, di “Mammuthus meridionalis”” di Madonna della Strada, entro i confini di Scoppito, ora custodito nel bastione orientale della fortezza spagnola. Proprio il valore di queste scoperte, fondamentali per approfondire la storia naturale dell’intero Abruzzo, hanno portato ad avanzare già da tempo un’idea progettuale per la valorizzazione del sito. A maggior ragione alla luce della sua posizione in una fascia ancora integra attigua agli spazi verdi del nuovo complesso residenziale di Pagliare. (Marco Fornara)
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