Quando Maurizio Cattelan torna sulla scena non passa mai sotto silenzio, trasborda dalle pagine della cultura e finisce in prima, le sue opera diventano cronaca e “si fanno guardare” dall’opinione pubblica, con divertimento, irritazione, o meglio ancora con entrambi. E questo è già una sorta di miracolo nel piccolo e selettivo mondo dell’arte contemporanea italiana. L’altro miracolo è che dopo un tot di decenni, un artista del bel Paese sia riuscito a sfondare pienamente la scena internazionale. La controprova è la personale che in autunno il Solomon Guggenheim di New York gli dedicherà.
La sua “galleria” è una sfilata di provocazioni. Andando a ritroso nel tempo troviamo il “Dito” innalzato in piazza Affari, a Milano; il “monumento a Craxi” realizzato per la scorsa biennale di scultura di Carrara; e poi casi altrettanto celebri, la scultura di Wojtyla colpito da un meteorite, o i “Bambini impiccati”, poi rimossi a furor di popolo da una piazza di Milano.
Nonostante sia il più noto, e controverso, artista contemporaneo italiano Cattelan è un personaggio alquanto schivo, non ama parlare di sé e della sua arte e d’altronde le sue opere parlano già abbastanza per chi lo ritiene uno dei più luminosi geni dell’arte contemporanea e troppo per chi invece giudica Cattelan solo un provocatore volgare e furbo. Ma chi è veramente Maurizio Cattelan? A provare una risposta è Francesco Bonami, curatore di numerose sue esposizioni e che ha collaborato con lui in molti progetti artistici, nell’Autobiografia non autorizzata in uscita per Mondadori, martedì 31 maggio. Libro che ripercorre la storia vera, dagli esordi al clamoroso successo. Una biografia ufficialmente non autorizzata ma in realtà più che autorizzata: Maurizio Cattelan infatti “sta al gioco” e si racconta a Bonami e al pubblico per la prima volta, offrendo, come una delle sue opere più provocatorie, il proprio punto di vista sull’arte e sulla società, che come sempre farà discutere.
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