“Il Tesoro messicano”, quelle piante che cambiarono la storia. Roma – palazzo Corsini

Il “Tesoro messicano” a Palazzo Corsini, sede dell’Accademia dei lincei a Roma, una mostra allestita dal 30 maggio al primo luglio 2011. Cos’è il Tesoro [...]

Il “Tesoro messicano” a Palazzo Corsini, sede dell’Accademia dei lincei a Roma, una mostra allestita dal 30 maggio al primo luglio 2011.

Cos’è il Tesoro messicano? Pomi d’oro gialli come il sole, e poi peperoncini, cacao, mais, patate, un patrimonio di piante ed animali sconosciuti, un tesoro “vivente” che si rivelerà prezioso quanto l’oro e l’argento quello che giunse in Europa dal Nuovo Mondo nel 1500. La sua diffusione fu rapida e l’impatto sull’economia enorme.

Il primo frontespizio dell'opera di Hernàndez

Al Tesoro messicano sono dedicati un convegno ed una mostra che si aprono il 30 maggio a palazzo Corsini. Aperta fino al 1 luglio, la mostra propone nelle sale della biblioteca corsiniana un importante apparato iconografico assieme con stampati antichi, animali imbalsamati, minerali e splendidi esemplari d’ambra.

 

La mostra racconta parallelamente una grande impresa naturalistica, quella compiuta da Francisco Hernández, protomedico generale di tutte le Indie che raccolse le “novità” del Nuovo Mondo e le fece conoscere in Europa classificandole e illustrandole. Ne sortì, in sette anni di lavoro un monumentale trattato dal titolo Rerum medicarum Novae Hispaniae thesaurus, il cosiddetto Tesoro messicano,appunto,  una straordinaria antologia documentaria di botanica, zoologia e mineralogia che Hernàndez mise assieme, a partire dal 1570, per incarico del re di Spagna Filippo II.

Filippo II non fu particolarmente entusiasta dell’opera di Hernández, essendo interessato solo alle piante utilichiarisce l’accademico geologo Annibale Mottana, uno dei curatori della mostrae affidò pertanto a Nardo Antonio Recchi, suo medico personale, il compito di riordinare il materiale”. Il compendio di Recchi, pronto in due anni, rimase però inedito, e alla morte dell’autore, avvenuta attorno al 1595, pervenne al nipote Marco Antonio Petilio, che circa nel 1610 lo cedette, assieme all’ampio apparato iconografico, a Federico Cesi.

Cesi, che aveva da poco fondato l’Accademia dei lincei, curò

Mais

l’edizione del Tesoro messicano a sue spese. La pubblicazione del volumespiega Marco Guardo, direttore della biblioteca accademica - avrebbe incarnato alla perfezione la missione dell’Accademia, nata per promuovere e diffondere le conoscenze scientifiche di tutti i naturalia”.

Quest’opera che ebbe larga diffusione europea – spiega Tullio Gregory promotore della mostraindica l’impegno dell’Accademia dei   lincei fin dalle sue origini a documentare non solo le novità celesti, pubblicando gli scritti galileiani, ma anche realtà terrestri, facendo scoprire all’Europa i ‘tesori’ del Nuovo Mondo, in particolare del Messico, per quanto attiene piante, animali, minerali, fino ad allora in gran parte sconosciuti agli europei”.

Il Tesoro messicano, oltre ai suoi aspetti naturalistici, rappresenta un singolare esempio di circolazione dei saperi nell’Europa dell’età moderna, e in particolare dei rapporti intercorsi fra la Spagna e l’Italia, paesi uniti all’epoca da forti legami culturali e socio-economici, non solo istituzionali”, commenta Maria Eugenia Cadeddu, ricercatrice dell’Iliesi-Cnr responsabile del progetto Migrazioni del Cnr.

La mostra è affiancata da un convegno internazionale all’Accademia dei   lincei (Il Tesoro messicano. Libri e saperi tra Europa e Nuovo Mondo) nei giorni 30 e 31 maggio 2011.

L’esposizione è curata dall’Accademia Nazionale dei lincei, dall’Istituto per il lessico intellettuale europeo e storia delle idee del Cnr (Iliesi-Cnr) e dall’Escuela Española de Historia y Arqueologia en Roma del Consejo Superior de Investigaciones Científicas, con la collaborazione della Galleria Corsini e dell’Orto botanico.

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