Premi Nobel e “casi letterari”, scrittori di culto e autori di belle speranze: giugno sarà un mese affollato in libreria, ma tanto basti per cominciare a fare scorta in vista delle vacanze.
Maggio si chiude con due uscite al femminile, sono rilevanti, le segnaliamo per dovere di cronaca. Da martedì 31 in libreria per Mondadori, l’ultima fatica di quella fabbrica di best sellers che risponde al nome di Patricia Cornwell: Autopsia virtuale.
Nella base aerea di Port Mortuary (il porto dei morti), Kay Scarpetta sperimenta nuove tecniche di autopsia virtuale. Scoprirà che la morte di un giovane sembra essere stata procurata da un’esplosione interna al suo corpo. L’anatomo patologa ben nota ai lettori della Cornwell col marito Benton Wesley, la nipote Lucy Farinelli e l’investigatore Pete Marino scopriranno inquietanti collegamenti con un altro caso e soprattutto, con un progetto del governo che potrebbe provocare distruzioni di massa. Ma intanto il passato di Kay Scarpetta torna a galla mettendo in serio pericolo la sua incolumità.
Da giovedì scorso in libreria per Garzanti: L’inverno si era sbagliato di Louisa Young. Accolto da commenti entusiastici all’ultima fiera di Francoforte, a settembre, il libro della giornalista del Guardian ha scalato in brevissimo tempo le classifiche mondiali. 1915, tre donne che attendono la fine della guerra, ciascuna con le proprie paure e le proprie speranze. Una guerra che, dicevano tutti, sarebbe durata soltanto un inverno. Ma l’inverno si era sbagliato. Julia, Nadine e Rose sanno che quella maledetta guerra è una lunga attesa, ma unite dalla medesima determinazione e dall’imprevedibilità del destino scopriranno che quest’attesa può essere interrotta solo con il coraggio dei loro cuori.
E per i tanti fan di Andrea Camilleri, sarà in libreria il 1º giugno Il gioco degli specchi (Sellerio), il nuovo romanzo del commissario Montalbano.
Con l’ironia di sempre, Camilleri pone il suo investigatore alle prese con una storia di mafia e “ammazzatine”. Qualcuno mette una bomba in un deposito vuoto da anni. Chi sarà? Le tracce conducono in un vicino condominio dove vivono alcuni ex famigerati malviventi, nei pressi abita però anche un’ apparentemente innocua coppietta borghese: i Lombardo. Lui spesso assente per lavoro, lei, particolarmente avvenente, e cade nelle braccia di Montalbano. Intanto s’inseguono episodi minori apparentemente non collegati mentre il commissario è sempre più confuso dalla bellezza prorompente della ragazza. E sullo sfondo della Sicilia magica di Vigata, tra profumi, sapori e la musicalità del dialetto di Camilleri , Montalbano si ritrova in un labirinto di falsi indizi, un “gioco di specchi” in cui tutto si riflette e rimanda ad un’altra storia e poi ancora ad un’altra in un crescendo di tensione, di omicidi, lettere anonime.
Il primo di giugno per Newton e Compton arriva in libreria anche Il viaggio di Ibn Fattouma del premio Nobel egiziano Nagib Mahfuz.
Ibn Fattouma decide di mettersi in viaggio per raggiungere la mitica terra di Gebel, da cui nessuno ha mai fatto ritorno e dove spera di trovare saggezza e conoscenza per sé e la sua gente. Per raggiungerla, la sua carovana dovrà attraversare cinque nazioni, ognuna con la propria religione e il proprio governo. L’uomo subisce un’iniziale fascinazione da parte di ciascuna, ma alla fine si rende conto che il dolore e la guerra regnano ovunque, tanto da temere che la stessa terra di Gebel sia solo un sogno.
Pubblicato in arabo nel 1983, Il viaggio di Ibn Fattouma è una favola magica e raffinata sulla ricerca della società perfetta, sul desiderio mai appagato di felicità, ma anche, tra le righe, una velata critica a quell’Islam cui Mahfuz stesso appartiene.
Sempre per Newton e Compton segnaliamo Il carnefice, thriller di una giovane autrice italiana:
Francesca Bertuzzi. Danny, una giovane donna di origine africana viene salvata dal suo datore di lavoro da un’aggressione; ed è solo l’inizio. Quando Danny tornerà a casa trova ad attenderla uno strano messaggio che la riporta alla sua disperata infanzia. Chi ha lasciato il messaggio? Inquietanti verità sembrano destinate a venire a galla.
Ancora un premio Nobel, Herta Müller dall’8 giugno nelle librerie italiane con Oggi avrei preferito non incontrarmi per I narratori di Feltrinelli. “Sono convocata. Giovedì alle dieci in punto.” Una giovane donna senza nome, in una città rumena, un appuntamento obbligato e temuto con i servizi segreti del regime di Nicolae Ceausescu. Durante il tragitto in tram per presentarsi all’interrogatorio, immagini e figure della vita attraversano la mente della protagonista: l’infanzia in una cittadina di provincia e il desiderio semierotico da lei provato per il padre, il
primo matrimonio con un uomo che “non era capace di picchiarmi e perciò si disprezzava”, i racconti strazianti del nonno sulla deportazione. E poi la giovane amica Lilli, uccisa da una sentinella alla frontiera con l’Ungheria mentre tentava di fuggire dal paese; e Paul, le sue giornate e le sue notti trascorse fin troppo spesso nell’alcol, ma anche i momenti di felicità vissuti insieme a lui, come bagliori fuggevolmente accesi. Tutto si affaccia alla memoria e si intreccia al presente, agli interrogatori e alle vessazioni, all’angoscia quotidiana e agli stratagemmi con cui il pensiero cerca tenacemente di non soccombere.
Rimaniamo in casa Feltrinelli per segnalare La storia del mio jazz di Enrico Rava. Dall’Hard
bop al Free jazz, da Chet Baker a Miles Davis e Cecil Taylor, la storia degli ultimi cinquant’anni di jazz nelle parole divertite e divertenti di uno dei protagonisti assoluti della musica contemporanea.
Un autore ungherese condannato a un lungo esilio dal regime comunista e riscoperto solo in tempi recenti Szilàrd Rubin, scomparso un anno fa. Pubblicato per la prima volta in Italia da Rizzoli, esce a giugno Breve storia dell’amore eterno con la postfazione di Péter Esterházy. E sarà un bella scoperta.
Quando iniziano ad amarsi, Till e Orsolya sono ancora due bambini. Bruno e povero lui, bionda e aristocratica lei. Mondi distanti che si attraggono, nell’Ungheria sottosopra del secondo dopoguerra. L’amore infantile cresce e li segue fino all’università, dove le rispettive differenze incrinano fatalmente la superficie del sentimento. Inizia così una vertiginosa discesa nell’abisso: di umiliazione in litigio, di rottura in rappacificazione, i due si sposano, si odiano, scendono a improponibili compromessi, si avvelenano l’esistenza, si lasciano. Ma l’amour fou che ha segnato a fuoco la loro giovinezza sarà per Till una condanna senza appello. Pubblicata nel 1963, in pieno socialismo reale ungherese, questa storia che tesse colpa e sentimenti in una prosa nitida e sapiente fu presto soffocata dal clima austero del regime. Oggi è al centro di un caso letterario internazionale, riscoperta come un classico della modernità.
Caso vuole che proprio a giugno esca un libro di un altro autore ungherese la cui vicenda di vita e
letteraria può essere per molti versi assimilata a quella di Rubin, Sándor Márai. Il gabbiano, edito da Adelphi. Il consigliere del ministro
degli Interni ha appena controfirmato un documento che getterà il suo Paese nella tragedia della guerra quando nel suo ufficio entra una splendida ragazza. Una splendida creatura che è il doppio perfetto di un’altra: colei che molti anni prima, nella penombra di una stanza, gli aveva chiesto, con voce lievemente roca, citando Lord Lyttelton: “Tell me, my Heart, if this be Love?”. Poco tempo dopo si era uccisa, e per amore di un altro. E adesso è tornata, pensa l’uomo: adesso che lui ha quarantacinque anni, e comincia a sentirsi vecchio. Ma la giovane seduta davanti alla sua scrivania dice di venire dal Nord e di chiamarsi Aino Laine: un nome che in finlandese significa Unica Onda. Che cosa vuole? Una borsa di studio, dice, un permesso di soggiorno… Ma forse non tutto è così limpido, e il consigliere di Stato lo scoprirà al termine di una lunga notte in cui quella donna è comparsa all’improvviso nella sua vita come un gabbiano planato da lontananze boreali (uccelli voraci, i gabbiani, dotati di una straordinaria energia, e di occhi grigioverdi).
Ancora un “pezzo grosso”, Philip Roth con Ho sempre voluto che ammiraste il mio digiuno, breve saggio narrativo del 1973 edito da Einaudi e disponibile dal 7 giugno.
Un testo a metà strada tra il saggio e la narrativa d’invenzione, diviso in due parti. Nella prima parte Roth racconta e commenta il rapporto di Kafka con le donne, in particolare Milena Jesenska e Dora Diamant. Dove trovò Kafka il coraggio di lasciare Praga nel luglio 1923 e passare gli ultimi mesi di vita con Dora? Cosa gli diede il coraggio di compiere quel gesto di straordinaria indipendenza? L’amore per Dora o la consapevolezza della morte vicina? Nella seconda parte del testo, senza apparente soluzione di continuità, Roth immagina che nel 1942 a Newark il suo professore di ebraico sia un certo Franz Kafka, un rifugiato ebreo praghese. Appreso che il professore vive da solo in una stanza d’affitto, la famiglia Roth si mobilita per accasarlo con la zia Rhoda, un’ incallita zitella.
Un autore amato da un vasto pubblico, Joe R. Lansdale. Cielo di sabbia ultimo suo romanzo in uscita per Einaudi. Una
storia on the road degli anni ’30.
Oklahoma, tre giovani che hanno perso casa e famiglia nel corso di una tempesta di sabbia rubano una macchina (il cui padrone è morto anche lui nella tempesta) per dirigersi alla volta del Texas in cerca di nuove prospettive. Ma la strada è lunga e costellata da rapinatori e vagabondi, cavallette e alligatori, deliziose vedove e spietati sfruttatori. I tre ragazzi saranno costretti a crescere e a confrontarsi con quel misto inestricabile di malvagità e solidarietà che alberga in ogni essere umano.
Ancora una giallista di successo, Camilla Läckberg, in uscita con Lo scalpellino (editore Marsilio). Durante un’uscita di pesca Frans Bengtsson trova nella sua rete il corpo di una bambina. L’autopsia rivela che la sua morte non è stata un incidente.
Una biografia che ci riporta ad un’Italia colta e bella: Ritratto di un signore La vita, gli amori e le delusioni di Giovanni Urbani, di Stefano Di Michele con l’introduzione di Raffaele La Capria (Marsilio).
Racconto della vita, degli amori e delle delusioni di Giovanni Urbani – critico, restauratore, direttore dell’Istituto del Restauro tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta: uomo bellissimo e affascinante, mondano e popolare, dandy e appassionato. Grandi successi e profonde solitudini. È anche il ritratto di un mondo e di un’epoca. Così, accanto alle figure di Cesare Brandi, di storici dell’arte e filosofi, artisti come Mario Schifano e Giosetta Fioroni, scrittori come Alberto Arbasino, Giorgio Bassani, Ennio Flaiano, Angelo Guglielmi, Giovanni Russo, personaggi come Gianni Agnelli. Il ricordo di Bruno Zanardi e Lalla Franzan, suoi allievi; di Pasquale Chessa e Ilaria Occhini e Lucia Campione, suoi amici. E tanti altri. Ritratto di un signore è soprattutto la storia di una grande amicizia: quella tra Urbani e Raffaele La Capria, il suo amico Duddù, durata decenni, fino al triste epilogo, quando Giovanni se ne va sfogliando per l’ennesima volta le pagine dell’amatissimo Lord Jim di Conrad. E di un grande amore: tra il critico e la bellissima Kiki Brandolini d’Adda: dalla passione iniziale ai silenzi finali – liti, tradimenti, riappacificazioni. Velato, ma sempre presente, il dolore di un figlio malato – lontano, in un piccolo paesino del Piemonte. Poi il diario degli ultimi anni di vita, scritto da Urbani per suo “nipote” Francesco: «Anche se dovessi solo spiegarti le ragioni profonde del mio affetto per te, come potrei fare a meno di raccontarti chi sono, chi è stato il figlio che ho avuto tanti anni fa, e col cui nome, di tanto in tanto, mi è successo di chiamarti?» E divertenti aneddoti: un capitale investito in abiti di alta sartoria «perché spariranno i sarti e arriveranno gli stilisti», i borghesi maoisti in corteo, la casa dei fantasmi in via Margutta, quella degli ultimi anni di vita: la stessa del Segno del comando. La storia di un uomo e del suo generoso tentativo: cercare nuove strade per provare a salvare la Bellezza.
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