Quella che si sta per chiudere è una stagione televisiva in cui il talk show, l’ha fatta letteralmente da padrone nei palinsesti, spesso superando nel periodo di sovrapposizione i programmi di intrattenimento puro.
Programmi come Annozero di Michele Santoro su Raidue o Ballarò di Giovanni Floris su Raitre hanno ottenuto risultati da reti ammiraglie: Annozero ha raggiunto una media di share del 20,07% con 5 milioni 389 mila telespettatori, Ballarò il 16,94% di share per 4 milioni 642 mila telespettatori. I numeri fanno ancora più specie se si pensa che puntate di Annozero hanno superato
l’intrattenimento puro come Chi ha incastrato Peter Pan di Paolo Bonolis o addirittura la recente ultima puntata della fiction seguitissima Un medico in famiglia.
C’è da domandarsi perché. Cosa abbia portato i telespettatori a traghettarsi così massicciamente sui talk show d’informazione, che prevalentemente sono talk show politici? Oltre ai già citati, campionissimi d’ascolto, non si deve scordare il sempre vivo Porta a Porta, di Bruno Vespa e L’ultima Parola, di Gianluigi Paragone, affermatosi proprio in questa stagione.
Il clima politico sempre più incandescente ha offerto motivi di discussione, ma non solo: le ragioni del contendere, partendo dal privato che è andato a mischiarsi con il pubblico – il Rubygate su tutto- hanno catalizzato l’attenzione più di una fiction.
Intercettazioni, indiscrezioni, pagine e pagine di giornali tradotte in servizi, filmati, discussioni hanno popolato il talk show. Un genere che si ciba della dicotomia, dello scontro, della messa in scena di fazioni. Proprio qui sta il suo limite e per quanto seguitissime queste trasmissioni finiscono per non informare davvero il telespettatore, anzi fanno una cosa in più: alimentano il clima da stadio, la sensazione è che vengano scritte e guardate per stare “con” o “contro”.
L’auspicio è che nella prossima stagione la politica non offra così tanti spunti di scontro e chiacchiericcio, che l’intrattenimento puro sappia trovare una contemporaneità di scrittura (che il talk ha maturato, soprattutto Annozero) e che il talk d’informazione abbandoni –almeno un poco – la vocazione allo scontro a favore della comprensione e dell’approfondimento vero. (Erika Brenna)
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