Venezia “incontra” Orta. A palazzo Penotti Ubertini, sulla salita della Motta della capitale della riviera cusiana, sino al 18 settembre si renderà omaggio alla città lagunare, meta che da sempre occupa un posto speciale nell’immaginario collettivo come scenografica località capace di cullare i sogni dei suoi milioni di visitatori. Nella mostra “Canaletto e i vedutisti. L’incanto dell’acqua” si potranno ammirare trenta opere – tra dipinti, disegni e incisioni – dei maggiori artisti del Settecento veneziano tra cui Gaspar Van Wittel (detto Vanvitelli di cui verrà proposto anche l’olio su tela “Il bacino di San Marco verso il Canal grande” dalla galleria “Lampronti” di Roma), Luca Carlevarijs, Francesco Guardi, Francesco Albotto e Giovanni Antonio Canal (più conosciuto come Canaletto). Senza dimenticare gli epigoni ottocenteschi del genere quali, per esempio, Luigi Steffani e Giuseppe Borsato. In quest’iniziativa curata da Lorenza Tonani, i loro capolavori rievocheranno il fascino della veduta tra passato e presente.
Il capoluogo del Veneto, si sa, è nato e s’è sviluppato sul più inquieto degli elementi, l’acqua. E sarà proprio un paese circondato dall’acqua, fronteggiato dalla suggestiva isola di San Giulio e considerato uno dei borghi più belli d’Italia, a ospitare quest’esposizione che del resto è stata pensata specificatamente per Orta. Il percorso dell’allestimento ruoterà intorno a un prezioso nucleo di sette disegni di Canaletto di proprietà della “Galleria nazionale d’arte antica” di Trieste e che provengono da un album smembrato e confluito in parte nel comune giuliano, in parte alle “Gallerie dell’Accademia”, e in parte alla fondazione “Cini” di Venezia. Si tratta di fogli non esposti, ragione che rende ancora più significativa la loro presenza in quest’evento. Due esempi: la penna e inchiostro bruno su matita nera con tracce di quella rossa “Veduta di palazzo Foscari”, e la penna e inchiostro bruno su matita nera “Veduta del campo di Santa Sofia con i palazzi Foscari e Sagredo”.

Gaspar van Wittel, detto Vanvitelli Venezia, Il bacino di San Marco verso il Canal Grande, courtesy Galleria Lampronti, Roma
Attorno al corpus grafico, arricchito anche da qualche rara acquaforte dello stesso Canaletto, sono stati raccolti dipinti suoi (come gli oli su tela “Capriccio con reminiscenze di Padova” dalla galleria “Altomani” di Milano, attribuita al maestro e alla sua bottega, e “L’arco di Settimio Severo” da una collezione privata) e degli altri artisti che hanno fatto la fortuna di questo genere anche nel secolo XIX, quest’ultimi concessi in prestito dal museo storico del castello triestino di Miramare. Si spazierà dall’olio su tela “La chiesa dei Gesuati a Venezia” di Steffani agli oli su tavola “L’isola di San Giorgio a Venezia” di Jean Baptiste Van Moer e “Bacino di San Marco dalla dogana” di Borsato. I quadri riporteranno alle atmosfere eleganti, alle architetture maestose e agli scorci dell’”insula felix”, la Venezia settecentesca, tappa privilegiata del “Grand Tour”. Proprio i vedutisti resero possibile la diffusione del mito della città lagunare in Europa, e in particolare in Inghilterra, dove il mercato accolse con entusiasmo queste opere. L’immagine della Serenissima trionfò nel ’700 quando il viaggio d’istruzione fu codificato. Una sosta in questa città divenne irrinunciabile, e la produzione di questi artisti fu sempre più ricercata per fornire ai viaggiatori importanti “reliquie” da riportare in patria come testimonianza di un’esperienza di vita assolutamente unica. (Marco Fornara)

Antonio Canal, detto Canaletto e bottega Capriccio con reminiscenze di Padova - courtesy Galleria Altomani, Milano

Jean-Baptiste Van Moer, L'ile Saint Georges à Venise, 1859, Museo Storico del Castello di Miramare, Trieste

Luigi Steffani, La chiesa dei Gesuati a Venezia, 1857,, Museo Storico del Castello di Miramare, Trieste
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