Tra gli “immani problemi” che l’organizzazione di un’Olimpiade comporta ad una nazione – problemi di questo genere siano benvenuti, sia chiaro – c’è quello degli inni nazionali, sono molti, in gran parte sconosciuti e non sempre di buona qualità musicale, ma guai a sbagliare, pena vere e proprie crisi diplomatiche.
Per la serie strano ma vero, riprendiamo una notizia apparsa sul Telegraph nella quale s’intervista il compositore e direttore d’orchestra Philip Sheppard che, con la London Philharmonic Orchestra è stato incaricato di cercare (e già questa è una piccola impresa) e dare una “rinfrescata” ai 205 inni nazionali che saranno eseguiti durante i giochi di Londra 2012; segregati nei miti studi di Abbey Road, compositore ed orchestra hanno registrato il loro giro del mondo in 205 inni, un lavoraccio.
Il primo problema è stato proprio la ricerca degli inni, perché se per The Star-Spangled Banner o per La Marseillaise non ci sono problemi di reperibilità, non è così per gli inni delle Comore, di Tuvalu o del Bhutan. Materia delicatissima, nel corso dell’opera il musicista è diventato consapevole del fatto che si nascondono gravi problemi sotto le superfici di suoni che appaiono ridicoli poiché “anche se molti inni suonano come marce da operette di terza classe del 19 ° secolo, spesso si caricano di un bagaglio storico e politico, e può essere imprudente renderli troppo frivoli”.
Altro problema è relativo alla durata, i pezzi non possono essere più lunghi di 90 secondi, una sintesi che rischia di “mettere fuori” sezioni significative. Ad ogni modo ogni inno dovrà essere approvato dal Paese in questione, quindi a Londra ascolteremo solo musiche doc. Infine, il musicista segnala tre inni sorprendenti. Quello del Buthan “un incredibile pezzo di musica” che suona come qualcosa di antichissimo per orecchie occidentali; e poi quello di Aruba, un valzer che “nessuno crederebbe sia un inno” e infine l’inno del Montenegro “violento, bello e sfacciato. Qualcuno lo ha descritto come la musica nozze di Darth Fener[…] Se qualcuno invadesse il paese mentre lo suonano dovrebbe rinunciare piuttosto velocemente“.
Sarebbero interessanti approfodimenti antropologico-musicali sugli inni delle nazioni del mondo.
© Riproduzione riservata


