Gio Ponti, espressioni indimenticabili. Alla Triennale

Alla Triennale di Milano fino al 24 luglio, “Espressioni di Gio Ponti”, una mostra curata da Germano Celant in collaborazione con Gio Ponti Archives e [...]

Alla Triennale di Milano fino al 24 luglio, Espressioni di Gio Ponti”, una mostra curata da Germano Celant in collaborazione con Gio Ponti Archives e gli Eredi di Gio Ponti, per celebrare nella sua città uno degli indiscussi maestri del Novecento.

 

L’arte, secondo l’architetto e designer è questo il materiale più resistente in edilizia, più del cemento, più dell’acciaio. Aveva ragione,

Gio Ponti, Caracas, 1953, foto di Paolo Gasparini, Gio Ponti Archives - Milano

è l’unico materiale che merita d’essere conservato per i posteri. L’influenza che Gio Ponti (1891 – 1979) ha avuto a livello globale, uno dei primi architetti e ben prima che nascesse il fenomeno “archistar” ad operare a livello intercontinentale da Hong Kong a Denver, da Bagdad a Caracas, da San Paolo a New York, sta infatti anche nel largo impegno profuso nella ricerca dei legami tra l’architettura e le arti. E nella loro promozione, che tra l’altro portò alla creazione della prima mostra Triennale di Milano nel 1933 e nel coordinamento di molte delle edizioni successive.

 

Del maestro che ha attraversato la gran parte del “secolo breve” la mostra propone un percorso attraverso oltre 250 tra schizzi e disegni, dipinti e sculture, ceramiche e maioliche, mobili e modelli di studio. Viaggio in una creatività multiforme ed min una carriera lunghissima,  che ha inizio negli anni venti con la direzione artistica della società Richard Ginori e si dipana per circa settanta anni nel campo dell’architettura, del design industriale, della produzione artigianale e artistica, senza dimenticare la ricerca e la comunicazione svolte nel campo delle arti.

 

In questo composito universo, spiccano i legami di Ponti con Milano, una presenza che la mostra sottolinea con alcuni modelli di studio e disegni relativi al primo edificio per la società Montecatini (1936-1938), alla Torre Pirelli (1956-1961), alla Chiesa progettata per l’ospedale San Carlo (1961-1965), tra gli altri. Poi la lunga rassegna dei progetti italiani e internazionali; il lavoro sugli arredi delle navi transoceaniche, le innovazioni, come quella Finestra arredata, un serramento realizzato tra il 1953 e il 1954, inteso come un omaggio a Philip Johnson e prodotto in forma di prototipo dalla società newyorchese Altamira. Un Gio Ponti “americano” per le importanti commesse architettoniche realizzate o progettate oltreoceano, dall’Auditorium del Time & Life Building di New York (1959) al Denver Art Museum (1971), alla cattedrale di Los Angeles. L’esposizione si completa con il display del modo di comunicare di Ponti attuato in scritti, dipinti, disegni raccolti in uno studio simbolico in cui si colgono i rimandi ai progetti realizzati e una dimensione intima e della persona, attraverso i filmati e le interviste. L’allestimento è curato dallo Studio Cerri e Associati di Milano, ed è frutto della collaborazione con musei e collezioni pubbliche e private che hanno generosamente prestato il loro prezioso materiale.

Appartamento Ponti in via Dezza, Milano, 1957, Gio Ponti Archives - Milano

Grattacielo Pirelli, Milano, 1960, Gio Ponti Archives - Milano

Superleggera, Cassina, Gio Ponti Archives – Milano

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