Il festival di Cannes ritrova la sua dimensione cinefila. Ieri la scena del concorso ai fratelli Dardenne, con un film dagli accenti classici, com’è tipico dei due belgi, Le gamin au velo, applaudita storia di un vivace bambino, Cyril che cresce in una casa di accoglienza e dello complicato rapporto con la parrucchiera Samantha (Cecile de France) con la quale trascorre i week end. Applausi scontati.
Al contrario non erano così certi gli ampi consensi coi quali è stato salutato The Artist del francese Michel Hazanavicius. L’omaggio al cinema degli anni 20 attraverso una storia in bianco e nero, e soprattutto muta, è una scommessa che sino a questo momento è stata vinta. Un film raffinato, denso di citazioni e dagli accenti forzatamente – volutamente melodrammatici per raccontare con leggerezza la storia di un divo del muto che perde il successo con l’avvento del cinema sonoro. Si sarà ispirato alla vicenda di John Gilbert e Greta Garbo? Nota finale: non è un film per cinefili.
Nonostante il cinema italiano sia in attesa del prossimo rappresentante in concorso, Paolo Sorrentino, il cui film “americano” This must be the place (Questo deve essere il posto) andrà in proiezione solo venerdì prossimo, proprio da Cannes arrivano interessanti novità sul fronte delle prossime produzioni made in Italy. Una sarà firmata da Giorgio Diritti, allievo di Ermanno Olmi che dopo Il Vento fa il suo giro ed il premiatissimo L’uomo che verrà realizzerà un film sull’Amazzonia. Titolo provvisorio Venità delle vanità. Lo ha rivelato lo stesso autore, risultato tra i vincitori di un bando di concorso per lo sviluppo di un film nell’ambito degli accordi Italia-Brasile. Siamo certi che il legame così sentito con la natura manifestato da Diritti nel suo primo film ci restituirà un racconto dell’Amazzonia sicuramente poetico. Ci scommettiamo.
Altro prossimo film italiano annunciato a Cannes sarà dedicato ai sanguinosi fatti del G8 di Genova, del luglio 2001. A produrlo sarà la Fandango di Domenico Procacci con i francesi di Le Pacte (Habemus Papam di Moretti) e i romeni di Mandragora. Budget notevole, 10milioni di euro, il regista sarà Daniele Vicari e le riprese cominceranno a giugno a Genova. Nel cast, tra gli altri, sono annunciati Elio Germano, Claudio Santamaria, Pippo Del Bono.
E passiamo al programma odierno, che vive di un’attesa su tutte quella di Terrence Malick, unico americano in concorso, con The tree of life (l’albero della vita). Sin da quando si sono conosciute le selezioni, Malick è stato dato da critica, bookmakers, addetti ai lavori, cinefili, il favorito per la Palma d’oro. Perché? Innanzitutto Malick è un regista di culto con una produzione centellinata in 5 film in oltre 40 anni di carriera. Ed è da circa 40 anni che non concede interviste, su di lui tante leggende, come leggendaria è la sua pignoleria.
Per anni “l’albero della vita” è aleggiato nel mondo del cinema come un fantasma. Si sapeva ben poco, il nome dei protagonisti, Brad Pitt e Sean Penn e scarni accenni, come il fatto che il film affronta i temi della fede, della famiglia e dell’esistenza. Intanto s’inseguivano i grandi festival ed ognuno sembrava dover essere quello buono per ritrovare l’opera del grande cineasta: a Cannes 63 sembrava quasi fatta, poi la marcia indietro dei produttori all’ultimo momento (questa è la versione che circola), poi il nome che riemerge prima di Venezia, e la smentita nei fatti. E mentre qualcuno avanzava l’ipotesi che il film non sarebbe uscito mai, quest’anno, finalmente, Malick si materializza sulla Croisette.
In realtà non c’è nulla di strano considerando i tempi di Malick che ha fatto passare 20 anni tra il secondo ed il terzo film (I giorni del cielo – Days of Heaven del 1978 e La sottile linea rossa The Thin Red Line del 1998, in nomination per il miglior film).
The tree of life in massima parte è ancora coperto dal mistero, qualche anticipazione riusciamo a raccoglierla dal Los Angeles Time, che ha intervistato alcune persone coinvolte nella sua produzione. la ricerca del senso della vita sarebbe il filo rosso lungo la quale si dipana una storia familiare ambientata negli anni ’50 e girata tre anni fa in un paese del profondo Texas “ancora molto simile all’America del tempo”
Dall’infanzia alle galassie, il film affronta temi assoluti quali la creazione dell’universo, il significato di tutte le cose riconducendole a frammenti dell’infanzia. Insomma, un film spirituale dove non mancheranno gli effetti speciali, che secondo quanto afferma il quotidiano americano rappresenterebbero i regni della natura, dai microbi alle simulazioni della creazione delle prime stelle della galassia. Scene che sarebbero state assemblate da un team alquanto insolito che comprendeva esperti della NASA.
E adesso siamo più curiosi di prima.
SCATTI DA CANNES, DOMENICA 15

Naomi Campbell, a Cannes per un evento che il mondo della moda ha dedicato alla raccolta fondi per le vittime del terremoto in Giappone
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