Itinerari. A Carema tra atmosfere medievali e vino doc

Sta in Piemonte. Ma in futuro, chissà, potrebbe entrare a far parte del territorio della Valle d’Aosta. La maggior parte dei 759 abitanti di Carema, [...]

Sta in Piemonte. Ma in futuro, chissà, potrebbe entrare a far parte del territorio della Valle d’Aosta. La maggior parte dei 759 abitanti di Carema, terra di Doc in provincia di Torino, in un referendum tenutosi nel marzo del 2007 ha votato a favore del cambio di regione. Le origini del paese, posto sulla strada per la Gallia, sono romane. Il borgo medioevale si estende in una conca morenica al riparo dai venti freddi e caratterizzata da terrazzamenti strappati alla montagna e coltivati a vite. Sono sormontati da centinaia di pilun, forme coniche in pietra e calce, di altezza variabile, alle cui spalle sono disposte più file di pali in legno di castagno che costituiscono le campate d’appoggio delle pergole. Le prime cose che colpiscono i visitatori sono le viuzze strette e tortuose, gli archi a tutto sesto, i vani ombreggiati sorretti da colonne imbiancate con la calce, e le case in pietra, addossate una all’altra, con i balconi in legno e i tetti ricoperti da lastre grigie. Lasciata l’auto nel parcheggio degli impianti sportivi di via Torino, un itinerario ad anello, di quattro chilometri e con un dislivello in salita di cento metri, permette di ammirare tutte le bellezze di questa località attraversata dalla via Francigena che da Canterbury scende a Roma. Percorsi circa quattrocento metri in direzione di Pont Saint Martin, poco prima della stazione di servizio s’imbocca un sentiero nel verde. Dopo pochi tornanti, si raggiunge, sopra uno spuntone di roccia, il tempietto seicentesco di San Rocco, protettore contro la peste che in quel tempo aveva colpito la zona. Da lì si ha una splendida vista dell’anfiteatro naturale di Carema. Si approda nel centro storico in regione Foriana da dove si prosegue sino a via Roma con una fontana in granito recante un’incisione raffigurante il sole, la “Casa della musica”, sede della banda, e, all’angolo con via Pontetto, l’edicola di santa Cecilia.

Al bivio con via Basilia, ecco un’altra fontana voluta nel 1571 dai conti Challant-Madruzzo come omaggio ai duchi di Savoia. Gli stemmi araldici della dinastia sabauda e dei re di Francia ornano la stele in granito collocata in punta alla vasca. Tappa successiva è la piazza su cui si affacciano il municipio e la parrocchiale di San Martino, dalla struttura iniziale forse gotica e con presbiterio, coro e sacrestia barocchi. E’ invece della fine dell’Ottocento l’ampliamento a forma ottagonale e in stile romanico-gotico con un’imponente cupola. Lì vicino, in via San Matteo, s’innalza il campanile della seconda metà del ’700 e alto sessanta metri: all’interno si contano 108 scalini. Subito dopo s’incontrano un’altra fontana in pietra, quella di San Matteo che è la più antica del comune (1460), e la chiesa intitolata sempre all’evangelista che apparteneva alla confraternita del Santissimo Sacramento.

Conosciuta anche come cappella Suplin, è datata 1649, ma presenta una facciata romanica e decorazioni a goccia rovesciata tipiche del Medioevo valdostano. A ridosso, ecco il palazzotto Ugoneti, d’impostazione tardo-romana e con una torre di vedetta. Era la residenza dei locali feudatari che avevano il diritto di pedaggio sul passo della Bardeisa, e che possedevano, sopra la frazione Airale, il castello di Castruzzone di cui non rimangono che pochi ruderi. In questa contrada a due chilometri dal capoluogo, a fianco del torrente Chiussuma, si trova l’oratorio di San Defendente del 1842. Invece, dopo il palazzo Ugoneti, oltre il bivio di via Vairos, all’angolo con via Bottero, è la volta della “Grand Maison”, massiccia casaforte di epoca altomedioevale che in passato aveva funzioni difensive. Le sue piccole finestre con inferriate sono incorniciate da rustici architravi e la sua architettura rispecchia quella di tipo comacino-ticinese. Il giro continua sino alla deviazione per la località Vallo e alla cappella Siei, all’estremità sinistra della conca. Dedicata a san Grato, era meta delle rogazioni, le processioni propiziatrici di un buon raccolto. E’ il punto più alto (394 metri) del percorso che da lì in avanti è tutto in discesa. Superata Piole, ci s’imbatte in una scorciatoia a scalini da dove ci si dirige verso via Torino. Ma se si ha un po’ di tempo a disposizione, vale la pena di concedersi un’escursione sino a quota 1300. Meta l’alpe Maletto con la cappella di Sant’Anna. Si può infine assaporare un bicchiere di Carema, Doc dal 1967, di colore rosso rubino volgente al granata. Dal profumo fine, che ricorda la rosa macerata, ha un sapore vellutato e si abbina ad arrosti e formaggi stagionali, ma è anche considerato un “vino da caminetto” che, a fine pasto, accompagna alla perfezione frutta secca e dolci. Invecchia in antiche cantine, veri e propri gioielli architettonici in pietra che sono una fondamentale testimonianza della millenaria tradizione enologica di questo borgo. (Marco Fornara)

 

Fontana via Basiglia

Carema, Masum

Carema, paesaggio

 

Cappella di San Rocco

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