L’anno scorso l’appello lanciato da Cannes per la liberazione di Jafar Panahi aveva fatto il giro del mondo, dalla Croisette le lacrime di Juliette Binoche avevano commosso e sollevato la solidarietà internazionale verso il regista iraniano e la sua sorte di uomo ingabbiato da un regime oppressivo. Ma laggiù nulla è cambiato, e a Cannes ci riprovano, proponendo nella selezione ufficiale due film semi clandestini girati nell’Iran di questi tempi e pervenuti a Cannes proprio nei giorni scorsi. Uno è firmato da Jafar Panahi, l’altro da Mohammad Rasoulof. Entrambi I registi sono vittime di una procedura giudiziaria che li vede condannati a sei anni di prigione e all’interdizione a lavorare per venti anni ed alla quale si sono appellati entrambi. “Il fatto di essere vivi e il sogno di mantenere intatto il cinema iraniano ci incoraggia a superare le attuali restrizioni”, ha scritto Jafar Panahi in un messaggio indirizzato al Festival.
Bé Omid é Didar (Au revoir) di Mohammad Rasoulof è stato selezionato nella sezione Un Certain Regard et sarà presentato sabato 14. Interpretato da Leyla Zareh, Fereshteh Sadreorafai, Shahab Hoseini e Roya Teymorian, Au Revoir racconta la storia di una giovane donna avvocato di Téhéran alla ricerca di un visto che le permetta di lasciare il paese. Mohammad Rasoulof l’ha realizzato nel corso dell’inverno passato.
In Film Nist (Questo non è un film) di Jafar Panahi e Mojtaba Mirtahmasb sarà invece proiettato nell’ambito della sezione Séance spéciale, venerdì 20 maggio. Il film racconta come, dopo alcuni mesi, Jafar Panahi sia in attesa di un verdetto della corte d’appello. Attraverso la rappresentazione di una giornata della sua vita quotidiana, Panahi con un altro cineasta iraniano, Mojtaba Mirtahmasb propone uno squarcio sulla situazione attuale del cinema iraniano.
Dichiarano Gilles Jacob e Thierry Frémaux, presidente e delegato generale del festival: “Il film di Mohammad Rasoulof e le condizioni in cui è stato fatto, e questo diario di Jafar Panahi che racconta giorni della sua vita di artista, sono per la loro stessa esistenza una resistenza alla condizione che li colpisce. Averli inviati a Cannes, al tempo stesso e nello stesso anno in cui si trovano ad affrontare lo stesso destino, è un atto di coraggio ed un meraviglioso messaggio artistico”.
“I nostri problemi sono la nostra fortuna – ha scritto Jafar Panahi – La comprensione di questo paradosso ci invita a non perdere la speranza e di continuare il nostro cammino. I problemi sono presenti più o meno grave in tutto il mondo, ma il nostro dovere ci esorta a non smettere di cercare soluzioni “. Un messaggio che invita a riflettere, a qualsiasi latitudine ci si trovi, su un tema mai scontato: la libertà d’espressione.
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