Firenze inaugura la mostra “L’acqua, la pietra, il fuoco” di Bartolomeo Ammannati

In vita fu spesso criticato aspramente. Non era apprezzato il suo anti-classicismo. Ma oggi la sua opera di scultore, che fonde elementi di Michelangelo Buonarroti [...]

In vita fu spesso criticato aspramente. Non era apprezzato il suo anti-classicismo. Ma oggi la sua opera di scultore, che fonde elementi di Michelangelo Buonarroti con dolcezze di matrice veneta, è stata rivalutata. Tanto che Bartolomeo Ammannati è ormai considerato come una delle figure più significative del manierismo toscano. A lui è dedicata la mostra “L’acqua, la pietra, il fuoco” visitabile dall’11 maggio al 18 settembre al museo nazionale del Bargello di Firenze che possiede buona parte della sua produzione. E’ la prima esposizione monografica incentrata su questa figura. E’ stata promossa nel quinto centenario della sua nascita con un titolo che allude al tema centrale dell’iniziativa: le tre importantissime fontane che l’artista originario di Settignano realizzò per commissione del duca Cosimo I.

Venere di Ammannati - Prado - Foto di Luis García (Zaqarbal), 9 luglio 2006

La prima è quella destinata al “Salone dei cinquecento” in palazzo Vecchio, la seconda è quella di piazza della Signoria (definita “del Biancone”), e la terza è quella per il giardino della villa medicea di Castello con il gigantesco “Ercole e Anteo” di bronzo, ultimato nel 1560 e collocato al centro dell’area verde, e con i vari animali all’interno della grotta. Prevista la spettacolare ricostruzione, nel cortile del Bargello, della fontana marmorea che avrebbe dovuto essere installata a palazzo Vecchio, e perciò detta “della sala grande”. E’ composta da sei grandi statue di divinità che nei secoli hanno ornato i giardini granducali di Pratolino e di Boboli, prima di giungere smembrata al museo di via del Proconsolo. Il progetto iniziale legato al “Salone dei cinquecento”, indubbiamente suggestivo, fu interrotto nel 1560 per puntare invece sulla più propagandistica fontana “del Biancone”. La mostra è stata ideata da Beatrice Paolozzi Strozzi e Dimitrios Zikos, ed è promossa, in collaborazione con la facoltà di architettura dell’Università di Firenze, dalla direzione per i beni culturali e paesaggistici della Toscana, dalla Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Firenze, dal museo del Bargello, da “Firenze Musei” e dall’ente “Cassa di risparmio di Firenze”. Ma i riflettori non si accenderanno solo sulle tre fontane che illustrano alla perfezione la politica del granduca nella valorizzazione estetica e spettacolare dell’acqua, e nella razionalizzazione e nell’innovazione tecnica davvero prodigiosa di questo bene essenziale al benessere dei sudditi.

 

Verranno presentati anche disegni, progetti e documenti e altre opere scultoree di Ammannati quali la celebre “Leda e il cigno”, “Allegoria della vittoria” (il monumento funebre di Mario Nari del 1540-42, già in “Santissima Annunziata” e oggi al Bargello), “Il genio mediceo” (bronzo datato 1559 messo a disposizione dalla galleria Palatina di palazzo Pitti di Firenze), il “Marte gradivo” (capolavoro in bronzo del 1559 proveniente dalla galleria fiorentina degli Uffizi) e la “Venere del Prado”. Complemento non irrilevante di questa esposizione un breve documentario che verrà proiettato in mostra per illustrare, in particolare, le fasi salienti dell’esecuzione della copia – per calco, a resine e gesso – della grande scultura marmorea di Giunone che verrà poi montana nel cortile del complesso nella posizione originale al culmine della fontana della “Sala grande”. L’originale, alto un metro e ottanta, fa parte del patrimonio del Bargello. Formatosi con Baccio Bandinelli, Ammannati nel corso della sua carriera dapprima ha collaborato alla decorazione della libreria di San Marco a Venezia, e poi ha lavorato a Roma in San Pietro in Montorio e al ninfeo di Villa Giulia. Sulle rive dell’Arno ha completato, su disegni di Michelangelo, il vestibolo della Biblioteca Laurenziana, e si è occupato dell’ampliamento di palazzo Pitti concentrandosi specialmente sulla vasta corte e sui retrostanti giardini. (Marco Fornara)

 

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