Cannes 64, cinque giorni alla partenza e il festival più importante del mondo svela i suoi contorni. I festival, in realtà, poiché la faccia di Cannes non è mai una sola.
C’è ovviamente il cinema d’arte – quello che appassiona cinefili e intellettuali – unito ad una buona spruzzata di blockbuster hollywoodiani rigorosamente fuori concorso (un titolo su tutti: L’anteprima de I pirati dei Caraibi 4); ci sono i lustrini del red carpet e il glamour a gogo, quello che piace tanto alla gente e che fa benissimo agli affari (eh sì, c’è chi a Cannes ci va solo per affari) ma che anche quest’anno promette “sonate in minore”. Infatti diversi party all star, una tipicità locale, feste esclusive che invitano a paprapazzate esorbitanti sono stati annullati. Su tutti quello di Vanity Fair, tra i più ambiti sulla Croisette. Tempi duri per gli “sbafatori” di tartine e per le stelline in cerca di ribalta, ma non disperiamo. Nei prossimi giorni sapremo qualcosa in più.
Intanto, con l’aggiunta di “L’Artiste” del regista francese Michel Hazanavicius, ad una settimana dal taglio del nastro l’organizzazione ha dichiarato completa la lista dei film in concorso, che passano così a 20.
Inizialmente selezionato per andare fuori concorso “L’Artista” è un film muto in bianco e nero, con l’attore americano John Goodman, il francese Jean Dujardin e Berenice Bejo. Racconta l’ascesa di una giovane attrice all’inizio del cinema “sonoro”, mentre una “stella silenziosa”svanisce assieme al suo tempo.
E sono arrivate anche le immagini di tutti i film in rassegna. Cominciamo a raccontare, in breve, i 20 in corsa per la Palma d’oro; oggi i primi dieci, domani gli altri. E partiamo dai due italiani, ovviamente. Da segnalare come curiosità, non solo statistica, la predominanza dei film europei: 15 su 20 (se consideriamo europeo il turco Nuri Bilge Ceylan); un americano, un’australiano, nessun film sudamericano. E sorpresa delle sorprese, ben quattro donne registe in gara.

Nanni Moretti, Habemus Papam
Di Habemus Papam di Nanni Moretti, il pubblico italiano è sufficientemente edotto, per averlo visto al cinema o quantomeno per averne sentito parlare. Tornerà dalla Croisette con qualche successo? E’ certo che Michel Piccoli è “papabile” per il premio come miglior attore.
L’avventura americana di Paolo Sorrentino è ancora coperta da un certo mistero. A Cannes con This must be the place, il regista napoletano ha scelto Sean Penn per il ruolo della ex rock star a caccia dell’uomo che perseguitò suo padre in un campo di sterminio. Nei giorni scorsi Sorrentino ha dichiatato all’Ansa che il film ”racconta un rapporto tra molte lacune tra un padre e un figlio, come è stato forzatamente il mio con mio padre – mi piacerebbe mettermi in gioco anche autobiograficamente. Cercare una regia più essenziale”.
L’autrice australiana passata alla regia Julia Leigh, si prepara ad un sorprendente debutto a Cannes con Sleeping beauty (bella addormentata), basato sul suo romanzo ominimo. Un thriller da incubo in ambiente univeristario tra studenti drogati costretti a prostituirsi. Potrebbe essere il colpo del festival, o il flop.
I belgi Jean-Pierre e Luc Dardenne di Palme d’Oro ne hanno vinte già due, il loro film le Gamin au Vélo, con Cécile De France e Jérémie Renier, tratta il tema classico della genitorialità . Cirillo è un ragazzo di 12 anni alla ricerca del padre che lo ha abbandonato in un orfanotrofio. Nel frattempo si forma una amicizia complicata con Samantha, una donna che gestisce un salone di parrucchiere.

Takashi Miike, Ichmei
Nella competizione ufficiale entra per la prima volta anche un’opera in 3D, Ichmei (Hara-Kiri death of a samurai) ovvero Hara Kiri, morte di un Samurai di Takashi Miike. Il regista giapponese si cimenta con l’adattamento di un classico: Harakiri di Masaki Kobayashi, vincitore del Premio Speciale della Giuria a Cannes nel 1963. E’ una storia di vendetta, di onore e disonore che si concentra su un guerriero samurai (interpretato dal giovane Ebizo Kabuki Ichikawa) che cerca la sua ammissione nella casa di un signore feudale, ma dopo la scoperta del tragico destino toccato al genero del suo maestro si scatena nella vendetta.
Era il fim che tutti attendevano, era previsto fuori concorso, ma The Tree of Life (l’abero della vita) di Terrence Malick è in corsa per la Palma d’Oro, ed è ovviamente tra i candati forti al premio. Interpretato da Brad Pitt, Sean Penn e Jessica Chastain, è un film dagli accenti surrealisti. Ambientato nel 1950, è incentrato su un ragazzo del Midwest che cresce fino a diventare un adulto perduto nel mondo moderno. Un tipico film da “segue dibattito”(e sia detto senza ironia).
Un film che rompe con le sue opere precedenti, un Pedro Almodovar minimalista tanto che, per dirla con Antonio Banderas protagonista de La piel que Habito, “è diventato quasi giapponese”. Le aspettative sono servite! Il film è la storia della vendetta di un chirurgo plastico che intende rintracciare gli uomini che hanno violentato la figlia. E’ basato sul romanzo Mygale del francese Thierry Jonquet.
Il finlandese Aki Kaurismäki è a Cannes con Le Havre, storia di un uomo che tenta di aiutare un bambino immigrato nella città portuale francese. Si annuncia toccante pur romanendo alquanto tradizionale.
L’unico candidato della Gran Bretagna è la regista scozzese Lynne Ramsay col suo adattamento del best-seller di Lionel Shriver, We need to talk about Kevin (Abbiamo bisogno di parlare di Kevin), con Tilda Swinton nel ruolo della madre di un giovane assassino che compie un massacro in una scuola superiore. Nel racconto di Shriver la storia è raccontata dalla prospettiva materna.
E domani gli altri dieci in gara.
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