Ascona, “Artisti russi tra Otto e Novecento” in mostra

Ascona e i pittori russi. Venticinque opere dei maestri del realismo, del modernismo e del simbolismo russo esposti per la prima volta fuori dall’ex Urss [...]

Ascona e i pittori russi. Venticinque opere dei maestri del realismo, del modernismo e del simbolismo russo esposti per la prima volta fuori dall’ex Urss affiancano tre tele giovanili, sessanta lavori e trenta libretti di schizzi, diari e documenti di colei che, tra il 1909 e il ’10, ha contribuito a fondare i movimenti d’avanguardia della “Nuova associazione degli artisti di Monaco” e del “Blaue Reiter”. Ricostruisce il periodo di formazione di Marianne Werefkin la mostra “Artisti russi tra Otto e Novecento”: gli anni interessati sono quelli compresi tra il 1880 e il ’96. Il percorso espositivo è visitabile al museo comunale d’arte moderna di Ascona di cui è direttrice Mara Folini.

Rimarrà aperto sino al 31 luglio. I 25 capolavori sono provenienti dalle collezioni degli ultimi due secoli del secondo millennio della galleria statale “Tretyakov” di Mosca.

Marianne Werefkin, Autoritratto, Olio su tela, 1893, © Comune di Ascona

Proprio lì l’iniziativa ha già vissuto un primo momento lo scorso autunno. Questo progetto è stato voluto dal dicastero “cultura” del Comune ticinese nell’ambito della manifestazione “Economic forum & cultural discoveries” organizzata in questo cantone della Confederazione in partnership con l’ambasciata svizzera a Mosca: un evento inserito nei programmi di scambi in occasione del festival “Russia in Svizzera”. La pittrice espressionista, nata a Tula nel 1860 e morta proprio ad Ascona nel 1938, è considerata una delle artiste più originali del ’900. Sulla base dei risultati delle nuove ricerche condotte nell’archivio dei manoscritti della “Tretyakov”, che hanno portato alla luce un inedito carteggio tra Werefkin e i suoi amici Dmitrij Kardowsky, Igor Grabar e Ilja Repin, la mostra tratteggia il contesto storico in cui ha agito prima della sua partenza nel 1896 per Monaco. Anni di confronto con i movimenti di fine ’800, come gli Ambulanti (Repin, di cui vengono proposti gli oli su tela “Ritratto di Marianne Werefkin” del 1888 dal museo di Wiesbaden e “L’attrice Palageya Antipovna Strepetova” dell”82 dalla “Tretyakov”, e Illarion Prjanišnikov) e i modernisti e i simbolisti (Victor Borisov-Musatov, Nikolaj Krymov, Pavel Kuznecov, Nikolaj Milioti, Nikolaj Rerikh, Nikolaj Sapunov, Alexander Savinov, Konstantin Somov, Sergej Sudejkin, Nikolaj Ul’janov, Petr Utkin, Marija Jakuncikova-Veber e Mikhail Vrubel), che senza dubbio influenzarono la sua identità artistica. In particolare, quest’esposizione, avvalendosi anche di dipinti che esemplificano l’ambiente russo dell’epoca, segue i primi passi della stessa Werefkin in patria.

Per esempio, di Grabar si può ammirare l’olio su tela “Un giorno che scompare” del 1904 (dalla “Tretyakov”) e di Prjanišnikov e Vrubel, sempre dall’istituzione della capitale, rispettivamente gli altri oli su tela “Nello studio dell’artista” del ’90 e “Il cigno” del 1901.

Ilya Yefimovich Repin, Ritratto di Marianne Werefkin, Olio su tela, 1888, © Museum Wiesbaden

Invece di Rerikh ecco la tempera su cartone del 1900 “Sacro rito pagano” e di Kuzma Petrov-Vodkin l’olio su tela del ’10 “Ritratto di Maria (Margarita) Fyodorovna Petrova-Vodkina”. I tre lavori del periodo russo di Werefkin sono gli oli su tela “Contadino russo in pelliccia” del 1890 da Wiesbaden, l’”Autoritratto” del ’93 di proprietà del Comune di Ascona e il “Ritratto di Vera Repin” (’81) dallo “Schlossmuseum” di Murnau. Accanto a essi, vengono presentate le opere dei suoi maestri e dei suoi amici in arrivo non solo dalla “Tretyakov”, ma anche da molte collezioni private elvetiche. Allieva del realista russo Repin, Marianne sposò con convinzione i principi realisti e umanitari degli Ambulanti che prevedevano di portare l’arte tra il popolo a scopo educativo, dando importanza al particolare e all’espressività umana dei personaggi raffigurati, spesso ebrei. Ma già intorno agli anni Novanta dell’Ottocento la pittrice entrò in crisi, in nome di un’arte soggettiva che potesse esprimere non la disadorna “realtà dell’esistenza”, quanto “la vita vera”, ovvero la personalità dei pittori. Viene così sottolineata l’importanza del precoce dialogo di Werefkin con le nuove generazioni dei simbolisti e modernisti russi, della colonia di Abramcevo e del movimento del “Mir Iskusstva” (“Mondo dell’arte”).

Una dialettica che farà da sfondo al suo lungo processo introspettivo che continuerà anche dopo il suo trasferimento in Baviera nel ’96, tanto da portarla a smettere di dipingere per quasi dieci anni.

Ilya Yefimovich Repin, L'attrice Palageya Antipovna Strepetova,Olio su tela, 1882 © Galleria Tretyakov, Mosca

Fu grazie all’ambiente “secessionista” di Monaco, ai suoi studi e ai suoi viaggi a Parigi, dove ebbe modo di incontrare la produzione di Vincent Van Gogh e Paul Gauguin e dei Nabis, che ricominciò a lavorare attorno al 1906, passando direttamente a uno stile espressionista, lirico e visionario, attraverso l’uso del colore puro, tra accordi e contrasti di colore, stesi à plat e chiusi spesso dalla linea sinuosa e costruttiva del cloisonné francese. Abbastanza per approdare al centro del dibattito internazionale dell’epoca, quando fondò, insieme ad Alexej Jawlensky, Wassily Kandinsky, Adolf Erbslöh, Alexander Kanoldt e altri, la “Neue Künstlervereinigung München”. Era il 1909 e questo passo fu la premessa alla nascita del “Blaue Reiter” nel ’10 con la rivoluzionaria proposta astratta dell’amico e compatriota Kandinsky, a cui lei seppe dare fondamento teorico attraverso i suoi scritti autografi del 1901-05 (“Lettres à un inconnu”) presenti in mostra.

Così come non manca un accenno al suo periodo svizzero, tra il ’14 e il ’38, quando, costretta a fuggire dalla Germania, giunse nel ’18 ad Ascona, attraverso l’ambiente internazionale del movimento “Dada” a Zurigo nel ’17. Vi restò sino alla morte. Qui Marianne diventò punto di riferimento della vita culturale cittadina, grazie alla sua caparbietà e alla sua capacità persuasiva nel mettersi al centro degli eventi più importanti come la fondazione del museo nel ’22 e la collaborazione nella nascita del movimento artistico “Der Grosse Bär” (“L’Orsa maggiore”) nel ’24. Tale ruolo è attestato in questo appuntamento da numerosi documenti autografi della pittrice (diari e carteggi), così come da filmati storici, alcuni dei quali scoperti nelle teche della radio e televisione svizzera di lingua italiana. Tra gli altri dipinti dell’artista di Tula esposti, alcuni messi a disposizione dalla fondazione che porta il suo nome: come le tempere su carta incollata su cartone “Birreria all’aperto”, “Pensionato femminile” e “Autunno/Scuola”, tutti e tre del 1907, “Il danzatore Alexander Sacharoff” del 1909 e “I pattinatori” del 1911. Info 41.091.759 81 40. (Marco Fornara)

Igor Emmanuilovich Grabar, Un giorno che scompare, Olio su tela, 1904 © Galleria Tretyakov, Mosca

Illarion Mikhailovich Prynishnikov, Nello studio dell'artista, Olio su tela, 1890 © Galleria Tretyakov, Mosca

Marianne Werefkin, Birreria all'aperto, Tempera su carta incollata su cartone, 1907 © Fondazione Marianne Werefkin

Marianne Werefkin, Il danzatore Alexander Sacharoff, Tempera su carta incollata su cartone, 1909 © Fondazione Marianne Werefkin

 

Marianne Werefkin, L'albero rosso, Tempera su carta incollata su cartone, 1910 © Fondazione Marianne Werefkin

Marianne Werefkin, Pensionato femminile, Tempera su carta incollata su cartone, 1907 © Fondazione Marianne Werefkin

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