Cristo con gli occhi di Rembrandt. Un carico di emozioni al Louvre

Scegliendo di rappresentare un giovane ebreo del suo tempo, Rembrandt nel 1640 prova a dare una risposta sensata ad una singolare domanda. Com’era Cristo nella [...]

Scegliendo di rappresentare un giovane ebreo del suo tempo, Rembrandt nel 1640 prova a dare una risposta sensata ad una singolare domanda. Com’era Cristo nella realtà? Una emozionante mostra presso il Louvre di Parigi, allestita  fino al 18 luglio, si propone di rispondere a questo e ad un altro enigma: come può Cristo essere dipinto al naturale nel XVII secolo? Con la collaborazione del Philadelphia Art Museum e del Detroit Institute of Arts, il Louvre ha messo insieme dopo 350 anni opere disseminate in vari musei e collezioni private, la maggior parte di Rembrandt (1606-1669), ma anche dei suoi discepoli, dei suoi maestri e dei suoi contemporanei, per affrontare il tema dell’immagine di Gesù, del suo volto, del suo aspetto e mettere in evidenza l’originalità radicale di Rembrandt, la sua rottura con l’arte cristiana pre-esistente, la sua esigenza di ritrarre l’uomo prima ancora di lodarne la divinità.

 

La mostra si sviluppa intorno a sette “volti di Cristo ” ma raccoglie un totale di ottantacinque opere tra quadri, stampe e disegni. Tra queste, opere essenziali come i Pellegrini in Emmaus del museo del Louvre, recentemente restaurato, o il Pezzo dei Cento Fiorini (Bibliothèque nationale de France), forse la più famosa delle acqueforti di Rembrandt il cui titolo fa riferimento alla somma “esorbitante” alla quale fu venduta.

Rembrandt, Pellegrini in Emmaus © 2010 Photo Musée Jacquemart-André / Instit. de France/ Scala, Florence

Insomma, ecco un’indagine su quella ricerca che accompagnò gran parte della vita dell’artista, intento a rappresentare una propria idea del Cristo e a distaccarsi da quelle immagini dei maestri rinascimentali ai quali inevitabilmente nel primo tratto del suo percorso s’era riferito. Un intento paradossale quello del grande pittore olandese, una rappresentazione “dal vivo” di Gesù nel bel mezzo del XVII secolo, nella quale ricercare una forma di veridicità storica. Per riuscire Rembrandt fa posare nel suo atelier un giovane della cominità ebraica di Amsterdam, è il ragazzo ebreo il discendente diretto di Gesù, quello che potrebbe avere nelle vene lo stesso sangue. E’ il 1640, Rembrandt, che ha vissuto a contatto gli ebrei olandesi, rifiuta ogni idealizzazione e sceglie di trattare Gesù come figura storica. Contesta l’autorità spirituale dei prototipi che la Chiesa ha tramandato fin dall’antichità, quello stereotipo che si era affermato in secoli di tradizione basandosi essenzialmente sul modello della “Lettera di Lentulo” e della sua descrizione (falsa) di Gesù. Ripensare l’immagine di Cristo è dunque una questione di scelte profonde per un pittore ansioso di vero. In quei volti che sono il fulcro dell’esposizione, si può infatti riconoscere l’empatia; una formulazione della “personificazione” del divino che Rembrandt riscrive indicando i vari aspetti del temperamento di Cristo: l’umiltà,  la mansuetudine, la compassione, la vulnerabilità, la sofferenza,  il dubbio. Insomma, anche nel rappresentare la divinità Rembrandt tratta il corpo umano come un ricettacolo di sentimenti.

La mostra, che è intitolata “Rembrandt e la figura di Cristo” si apre con un gioiello giovanile dell’artista, concepito a 23 anni,  I pellegrini in Emmaus (foto sopra). Cristo qui è nell’ombra, se ne vede solo il profilo. Un modo, forse, che anticipa la sua ricerca di una nuova figura di Cristo.

Per mostrare come Rembrandt abbia per tutta la sua vita  provato a discostarsi dalle immagini di Gesù ereditate dal passato e che ancora erano proprie dei suoi contemporanei, nella seconda sala sono esposti tre Crocefissi, tutti datati al 1631. Quello al centro è di Rembrandt. L’uomo che vi appare è un antieroe, è un uomo che soffre: emaciato, debole, torturato. Un uomo che ha preso tutti gli attributi divini, la bellezza, la corporatura atletica che nei dipinti di tanti predecessori mascherava la sofferenza.  La mostra prosegue con dipinti, stampe, disegni tra i quali spicca uno studio veloce dell’olandese su l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci. E’ nell’ultima stanza il cuore della mostra, qui trovano posto le sette teste di Cristo, i sette ritratti di quel giovane con la barba ed i capelli lunghi che alla sensibilità dell’artista parlavano di un altro giovane, anche lui ebreo, morto in Croce molti secoli prima.  (AD)

 

Rembrandt, Cristo appare a Maria Maddalena come giardiniere 1638, huile sur panneau, Londres, The Royal Collection, RCIN 404816 – 2011 Her Majesty Queen Elizabeth II

 

Rembrandt, Cena in Emmaus (1648) Paris, musée du Louvre, Inv. 1739 © 2010 Musée du Louvre : Philippe Fuzeau

Allievo di Rembrandt, testa di pellegrino Miami Beach, Mr. and Mrs. Avram Saban © Collection Mr. and Mrs. Avram Saban

Atelier di Rembrandt, Pellegrini a Emmaüs, 1648 ca Statens Museum for Kunst, Inv. KMSsp 405 © SMK Photo

Rembrandt (attribuito), Testa di cristo 1648- 54 ca, Détroit, Detroit Institute of Arts, © Bridgeman-Giraudon / Service de presse

Rembrandt, Tête du Christ, vers 1648-50, Berlino, Gemäldegalerie, © BPK, Berlin, Dist. RMN / Jörg P. Anders

Rembrandt (attribuito) testa di Cristo, 1655 ca Amsterdam, Bijbels Museum, © Rijksdienst voor het Cultureel Erfgoed

 

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