Dario Vergassola. “La comicità in Rete? E’ come fare l’amore con YouTube”

Ci abbiamo provato, volevamo uscire fuori dal terreno delle battute parlando con un comico, e il risultato è quello che segue. L’intervistato in questione è […]

Ci abbiamo provato, volevamo uscire fuori dal terreno delle battute parlando con un comico, e il risultato è quello che segue. L’intervistato in questione è Dario Vergassola, che la battuta ce l’ha naturale, ma che come appurerete quando vuole abbandona volentieri il salvagente del comico e dice sul serio, almeno, così ha assicurato.

DT – Il presente: Cosa sta facendo o è in procinto di fare oltre a Parla con me  e  quali sono i suoi progetti futuri?

DV- Ora sto facendo un’intervista, non rida signorina …. A parte Parla con me che ormai finisce a maggio e non so se torneremo vincitori, per il futuro vorrei fare un programma con lei che mi sta intervistando e con il direttore di questo giornale. A proposito non so come si chiama.

DT - Si chiama Gianni Mongrandi .

DV –  Appunto un programma con lei e con il suo direttore Gianni Mongrandi.

DT – Va bene le piace scherzare

DV – No, dico davvero.

DT – Il passato: quando s’è accorto d’essere un comico e quando se ne sono accorti gli altri?

DV- La prima volta che mi sono spogliato nudo e tutti hanno riso, ero  ad una partita di calcetto .

DT – La comicità è genetica? Il luogo comune vuole che i comici siano gente poco allegra, è proprio tanto pesante vivere con lei o ce lo fa credere e basta?

DV – Si, sono  pesante però a volte non sono proprio tristissimo. Conosco comici molto tristi, io sto al bar dove c’ è gente meravigliosamente più comica di me …

DT – Ma lei “ci fa o ci  è”?

DV – No, lo sono veramente.

DT – Qual’ è il ruolo del comico e che peso ha nel contesto sociale di oggi?

DV – Dal punto di vista satirico direi che è simile al  quello del giullare, il comico è spesso chiamato ad operare  una sorta di denuncia sociale dove però essendo un “cazzaro” non sei perseguibile. Il comico è anche  una sorta di folle shaekespiriano. Oggi però credo che i politici siano molto comici ed hanno invaso tutte le trasmissioni televisive, in tv vedo solo politici. La domanda mia ora è perché noi comici non possiamo andare in parlamento? Poi con un premier che racconta solo barzellette saremmo perfetti.

DT – La Rete è piena di “spiritosoni”, i video comici si moltiplicano, le nuove tecnologie cambieranno anche i canoni della comicità?

DV – C’ è una bella differenza tra il fare una serata, una ripresa con una telecamera e poi mandarla in rete e invece fare una serata in un classico cabaret, cambiano i tempi . E come fare sesso tradizionale o farlo con YouToube… E’ una questione di tempi e di capacità di interazione, c’ è bisogno della gente davanti …fare cabaret ti fa sentire il ritmo delle cose, capisci gli umori della gente . Se hai cento persone davanti  lo senti. Nel web rimane tutto virtuale.

DT – La comicità è una zona franca, un luogo nel quale si può vincere anche il festival di san Scemo (e lei lo ha vinto nel ’92) senza perdere la faccia…anzi…che ricordo ne ha?

DV – E stata una cosa fantastica, ho quasi vinto senza neanche andare sul palco penso che la gente pensasse : “ questo è  già scemo” . E’ stata una grande esperienza erano ventimila persone al Palazzetto dello Sport di Torino per me che venivo da Zeling con la  chitarrina, sono rimasto tramortito .

DT – La satira: oggi il panorama politico offre fin troppo materiale a chi fa il suo mestiere, ma nei sogni di un comico che Paese c’è? Insomma, un’Italia più normale le piacerebbe o no?

DV – E’ una domanda fantastica! Si mi piacerebbe un’ Italia più normale, meno eccessiva e meno fondata sul  cazzeggio, e detta da un comico è brutta….. A volte mi scopro un conservatore.

DT – Su cosa non si può ridere? Dove, quando e se lei si autocensura?

DV – Non farei prigionieri mai, farei battute sulla morte o sui morti del giorno prima perché è liberatorio per me e per la battuta. perché la battuta è una “flesciata “ di immagine rispetto ad una cosa.. Non c’ è l’ hai ma veramente con nessuno, poi che ci sia di mezzo Berlusconi o Bersani non mi preoccupa, l‘importante e che ci sia questo staranno lampo, uno strano cortocircuito che accende una cosa detta ed una cosa vista, se riesci a farlo allora è divertente. Ultimamente c’ è una sorta di autocensura preventiva, strana,  perché  sta succedendo di tutto… C’ è gente che è più realista del re, a volte ci sono capi micro capi , sotto capi ,che per paura del capo principale azzerano delle battute e per far vedere che  te ne levano una te ne levano dieci e così  si declassa la bellezza e la stupidaggine delle battute . Insomma diciamo la verità cose che facevi quindici  anni fa in televisione non le puoi più fare, su questo non c’ è dubbio. Le cose che si facevano a L’ ottavo nano ,le cose di Guzzanti ,fantastiche, non si fanno più .Non è che non si possono fare però c’ è una sorta di strana censura mentale che alla fine ha attecchito .

DT – Volgarità, un’accusa che viene mossa a molti comici e che somiglia ad una maniera per liquidare facilmente la battuta scomoda… cos’è volgare secondo lei?

DV – C’ è gente che dice cose terribili . Volgare può diventare qualcosa che ti rimane a livello di educazione. Poi ci sono espressioni dialettali per cui a volte dici una parola che può essere volgare per qualcuno e non lo è per altri.. Per esempio la parola “gnocca” , da noi in Liguria è affettiva un “bello gnocco” è un bel bambino, lo dici a Roma  e vuol dire subito bella topona… C’ è per esempio una bestemmia un’intercalare molto pesante, frequente tra la Toscana e la Liguria che spesso usiamo al bar con gli amici….è davvero volgare… In televisione ho uno strano filtro se fossi come al bar direi cose di cui mi vergognerei molto.

DT – Qual’è la battuta che avrebbe tanto voluto scrivere lei?

DV – Prima ero schizzofrenico, adesso siamo guariti.

DT – Un desiderio artistico che prima o poi realizzerà?

DV – Non sessuale?

DT – No..la prego…

DV – Va be allora Lavorare con una giovane. Me le sono fatte tutte la Dandini, la Carrà , Nefertati, Nefriti, Agrippina …mi basterebbe una sopra i settanta!!!

DT – La sua peggiore performance …

DV – Tutte…

DT – Non intendevo quelle … ma sul palcoscenico

DV – Ok, un programma che si chiamava  In cantina prima cosa televisiva e come tutte le prime cose televisive era un pò azzardata, c’erano Attilio Corsini , Formica, bravi   ma per me era un modo vecchio di far televisione non mi ci trovavo molto, tra l’ altro son morti tutti……

(Virginia Zullo)

 

 

 

 

 

 

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