Milano, ecco il nuovo museo d’Arte Contemporanea

La discussione è storica, Milano la capitale italiana del mercato dell’arte non ha un museo d’arte contemporanea adeguato al primato della città. Discussione chiusa il [...]

La discussione è storica, Milano la capitale italiana del mercato dell’arte non ha un museo d’arte contemporanea adeguato al primato della città. Discussione chiusa il museo che mancava “arriverà presto”, sarà a impatto zero ed è anche pagato, assicurano in Comune. E così ieri mattina, a poco più di due settimane dal voto amministrativo, è stato presentato in Galleria Vittorio Emanuele il progetto definitivo. Il museo d’Arte Contemporanea di Milano sorgerà a CityLife, area di riqualificazione dell’ex quartiere Fiera e andrà ad integrare quel sistema museale cittadino rivolto all’era moderna e contemporanea del quale fanno parte il Triennale Design Museum e il Museo del Novecento.

Il MAXXI insegna, un architetto di fama internazionale è d’obbligo. Ecco spuntare l’americano Daniel Libeskind che con la collaborazione del partner italiano City-Edge, presenta un edificio dalla struttura verticale di cinque piani a base quadrata che dal basso verso l’alto sviluppa una torsione che culmina in una terrazza di forma circolare. Un’evoluzione geometrica sull’asse verticale che nelle intenzioni dell’architetto richiama l’evoluzione dell’arte stessa, che trae la sua bellezza dall’elemento dinamico della trasformazione, dalla sovrapposizione delle immagini, dal dinamismo che si osserva nel movimento da una figura geometrica all’altra. Ma di mezzo ci sono anche l’ispirazione alla sezione aurea del “milanese” Leonardo da Vinci e la sfericità della volta celeste.

Cinquemila metri quadrati di superficie espositiva coperta, distribuiti su cinque piani, di cui uno interrato; quasi settemila metri di spazi espositivi esterni, suddivisi tra il giardino, le terrazze ai piani e la grande terrazza circolare sul tetto che da sola misura 1400 metri quadrati; cinque gallerie espositive, un bar/bistrot al piano terra, un ristorante al piano ammezzato affacciato sul parco, con una sala per ottanta ospiti e un’ampia cucina per ospitare i catering; e poi, ancora, un laboratorio artigianale per l’allestimento delle mostre temporanee e un bookshop, oltre agli uffici di amministrazione dell’intero edificio.

Tecnologie a go-go. Il progetto architettonico è stato presentato come avente per obiettivo la maggiore compatibilità ambientale possibile, l’utilizzo di materiali e tecniche costruttive all’avanguardia lo renderà insomma un edificio a impatto (ambientale) zero. E flessibile, perché l’arte contemporanea non sai mai cosa può riservare: tra le più strane performance e artisti col vizio di “giganteggiare”. E così le cinque gallerie si presentano come ambienti unici, con un’altezza minima di 5 metri e mezzo, attrezzati con un complesso sistema di illuminazione e di climatizzazione che consente di ospitare qualunque tipo di esposizione, mantenendo nel contempo sempre “leggibile” al visitatore la linea progettuale portante della struttura: il quadrato che si trasforma in cerchio, nel passare dal basso verso l’alto. Un grande cavedio, che parte dal piano terra, collega coi suoi 28 metri d’altezza i quattro livelli del museo, unendo fisicamente e visivamente, tutti gli ambienti dell’edificio. Le opere “fuori scala” sono assicurate e comunque lo spazio verticale creerà una ventilazione naturale tra le gallerie.

Ma non è tutto, perché lo spettacolo sarà anche all’esterno dell’edificio, avvolto come sarà da uno “screen”, uno schermo di lamelle in alluminio verniciato, color bronzo. Servono a garantire un senso di leggerezza e luminosità ed a creare la serie di terrazze ai piani che potranno essere adoperate come aree espositive.

La terrazza circolare, invece, quella della sommità dell’edificio, sarà un “giardino delle sculture” parzialmente ricoperto da una struttura mista acciaio/pannelli fotovoltaici. Nel piano interrato è infine ricavato uno spazio destinato alla didattica.

Un museo da raggiungere in metrò, con la nuova fermata “Tre Torri“ della linea M5, già in costruzione, e le stazioni esistenti di Amendola, sulla linea rossa M1, e Domodossola, sulla rete delle FNM. Ultimo capitolo: i soldi. Il Comune assicura che il museo è già completamente finanziato, poiché CityLife ha già versato all’ente nel dicembre scorso i 45,3 milioni di euro d’oneri di urbanizzazione, destinati a coprire completamente le spese per la realizzazione dell’opera. Amen.

 

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