“I cipressi che a Bolgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filar…”. Chi non conosce questi versi di Giosuè Carducci che hanno reso immortale la piccola frazione di Castagneto? Dove, la prossima estate, tornerà il “Bolgheri Melody Festival”: in cartellone anche un concerto di Gianna Nannini, l’unica data italiana di Bryan Ferry, fondatore dei “Roxy Music”, e il corpo di ballo del teatro alla Scala di Milano diretto da Makhar Vaziev. Nell’arena da cinquemila posti a sedere all’aperto, dedicata al nobile Mario Incisa della Rocchetta che fu anche presidente del Wwf, si spazierà dalle note sino alla danza e al teatro.
E la novità di quest’anno saranno dieci talk show come quelli televisivi con i protagonisti della società italiana: personaggi del mondo della politica, del giornalismo, dello spettacolo e della cultura si confronteranno a Castagneto.
La rassegna è nata da un’idea di Sauro Scalzini e Massimo Guantini. La prima edizione – di cui sono stati ospiti anche Roberto Benigni, Massimo Ranieri, la filarmonica della Scala e il direttore d’orchestra inglese Daniel Harding – ha visto la presenza di oltre trentamila spettatori. Confermato, parallelamente, il “Bolgheri Melody Award”, il riconoscimento che premia un’artista produttore di vino: nel 2010 la scelta è caduta sui “Negramaro”. Del resto, questo borgo a due passi dalla costa degli Etruschi, al centro della Maremma Livornese, sulle ultime propaggini delle colline metallifere, è immerso nella campagna ricca di ulivi, agriturismi, allevamenti equestri e, appunto, di vigneti. Terra, questa, di grandi “rossi”: grazie al microclima soleggiato, asciutto e moderatamente ventilato, si sono ben adattati vitigni di origine bordolese quali il Merlot e il Petit Verdot, e i Cabernet Franc e Sauvignon. A base di quest’ultimi due, è uno dei vini più famosi della zona, il Sassicaia il cui “padre” è lo stesso marchese Incisa. Un doc che è “nato” ufficialmente nelle cantine del nucleo fortificato di Castiglioncello, che sorge
in posizione isolata non lontano da Bolgheri, a quasi quattrocento metri sul livello del mare; il complesso, di cui Carducci parla nella lirica “Una sera di san Pietro”, risale al 780. Lì accanto è ubicata la chiesa di San Bernardo del 1805.
Simbolo di questo Comune è il suggestivo viale dei Cipressi. Quasi cinque chilometri di strada che prende le mosse a valle, sulla via Aurelia, davanti al settecentesco oratorio di San Guido, e che conduce alloscenografico centro storico dominato dalla mole del castello che s’innalza su una modesta altura. Il lunghissimo rettilineo, asfaltato nel 1954, è ombreggiato su entrambi i lati da dei cipressi secolari. Complessivamente, sono più di duemila. All’inizio dell’arteria, nei pressi del luogo di culto, Giuseppe Della Gherardesca fece innalzare un obelisco per commemorare Carducci a un anno dalla morte. L’interno di San Guido, reso celebre dall’ode “Davanti San Guido” del 1874, presenta un’altare in pietra, marmo bianco e stucchi attribuito a Romolo Della Bella. Lungo il viale, si possono ammirare il novecentesco oratorio di San Sebastiano, e quello di Sant’Antonio del 1686, eretto per commemorare la liberazione di Budapest dai Turchi.
Il maniero – attualmente al centro di una vasta tenuta dove vengono prodotti vini rossi – è di origine medioevale. E’ stato ampiamente rimaneggiato nel corso dei secoli: nel 1895 fu modificata la facciata con la costruzione della torre merlata a pianta rettangolare che dà accesso al villaggio. Rivestito di mattoni rossi, è costituito da diversi corpi di fabbrica attorno alla chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo in piazza Teresa. Questa è la più antica testimonianza architettonica della zona anche se l’aspetto attuale è del 1902.
Un giro per il borgo non può prescindere dai vicoli lastricati su cui si affacciano botteghe artigiane, enoteche, osterie tipiche e palazzi di pietra adorni di gerani. Ma in realtà è tutta la zona che merita passeggiate a piedi, in bicicletta o a cavallo. Particolarmente suggestivo è il rifugio faunistico, cinquecento ettari tra il mar Ligure e la ferrovia Tirrenica. Il parco conserva ancora le caratteristiche della Maremma prima delle bonifiche attuatenell’Ottocento: oltre alla palude con i suoi fitti canneti, sono presenti ginepri, pini domestici, lecci e frassini. Un ambiente in cui vivono caprioli, conigli, scoiattoli, storni, falchi pellegrini, gufi, gru e germani reali. (Marco Fornara)
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