Più di ogni altra cosa, sono gli occhi dei bambini nati e vissuti nel posto colpito da un disastro nucleare a raccontare la verità su quanto accaduto. Nel 25esimo anniversario dell’incidente di Cernobyl, il WWF ripropone il reportage fotografico realizzato nel 2002 da Pino Bertelli e pubblicato nel volume “Cernobyl – Ritratti dall’infanzia contaminata”, a cui il WWF ha partecipando con il proprio patrocinio e con la redazione di testi. Nella sequenza di foto, le immagini crude si alternano alla tenerezza dei sorrisi.
“Le fotografie dei bambini colpiti dalle radiazioni sono state scattate in alcuni istituti della Bielorussia – spiega l’autore -. Altre,
invece, ritraggono i bambini incontrati intorno alla zona rossa, 30 chilometri dalla centrale, mai completamente abbandonata”. Il libro è nato su iniziativa delle famiglie che aiutano direttamente i bambini di quell’area, sia portando loro vestiti, generi alimentari e giocattoli, sia ospitandoli per qualche mese in Italia, facendoli vivere una vita diversa e consentendo loro controlli e cure mediche che non si possono permettere in patria. Quando il reattore esplose, quel 26 aprile del 1986, i morti furono immediatamente 31, mentre sembra destinato a rimanere ignoto il numero dei decessi, sia passati che futuri, delle centinaia di migliaia di lavoratori e militari impiegati nelle operazioni di decontaminazione, nonché degli abitanti e dei bambini della zona esposti a dosi massicce di radiazioni. Le persone evacuate furono oltre 130.000. Secondo i dati ufficiali il totale delle radiazioni emesse sarebbe ammontato a 90 milioni di curie, una quantità superiore a centinaia di volte quelle delle bombe di Hiroshima e Nagasaki (le quali, peraltro, continuano a causare problemi di salute a distanza di decenni dallo scoppio). Esistono numerose stime delle possibili vittime, da quelle molto “conservative” dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, a quelle molto piu’ preoccupanti, di autorevoli studiosi.
“Di questo sconvolgente dramma questo libro di Pino Bertelli, con le sue straordinarie fotografie, è un meraviglioso documento di denuncia e riflessione ed uno straordinario atto di amore”, scrive – giustamente – Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia nella prefazione al volume.
© Riproduzione riservata


















