“Controverses – Una storia giuridica ed etica della fotografia”, fino al 5 giugno. Unica tappa italiana alla Fratelli Alinari Fondazione per la storia della fotografia di Firenze, per una mostra itinerante ideata e promossa in collaborazione con il Musée de l’Elysée di Losanna .
Esposte circa 70 foto che hanno fatto notizia, perché false o perché hanno suscitato polemiche di vario tipo o perché censurate.
Era il 1982 quando Oliviero Toscani pensa di far candidamente baciare un prete ed una suora per la campagna pubblicitaria di Benetton e con l’ ironia che lo contraddistingue intitola lo scatto Amore Puro. Sarà un susseguirsi di polemiche, il Vaticano grida allo scandalo, la censura è servita e la foto viene immediatamente inserita nel catalogo degli scatti proibiti. Uno scatto, appunto, controverso – come vuole il titolo della mostra – che non ebbe maggior fortuna in Francia dove ugualmente fu censurato da varie associazioni religiose.
In mostra oltre alle foto dello scandalo o della censura anche foto estremamente significative di come attraverso la fotografia siano stati documentati inciampi o controversie di carattere storico.
Inquietante, sul piano di uno più ampio discorso legato all’impatto dei media sulla storiografia e sull’ermeneutica storica, la foto che ritrae Stalin nel 1940: alla sua sinistra Lejov, alla sua destra Molotov. In seguito a noti accadimenti legati alla politica di Stalin e alle sue epurazioni Motolov fu letteralmente eliminato ed anche la foto fu manomessa in modo da farlo scomparire; un “ritocchino” che la dice lunga sul’ importanza che si cominciava a dare ai media nella politica.
Altro scatto discusso: i primi passi dell’uomo sulla luna, contestata dai sostenitori del complotto, come David Percy che ne analizzò le molte anomalie: presenza di varie fonti di illuminazione, assenza di cratere sotto la navicella Apollo 11, polvere sulla strumentazione, luce solare diffusa come nell’atmosfera terrestre, in uno spazio che, come fece notare l’editore Ralph Rene, avrebbe dovuto teoricamente essere privo di atmosfera e dove quindi la bandiera americana non poteva fluttuare.
E poi la foto di Aldo Moro, con il volto scavato, stanco per l’ orribile sequestro, ritratto sotto la stella delle Brigate rosse. Uno scatto scomodo che pone il volto simbolo di un certo sistema ed ordine politico marchiato dalla violenza di chi, credendo di cambiare il mondo, ha solo contribuito alla decadenza di valori fondamentali. Una vera e propria censura a suo modo simpatica quella fatta allo scatto di Eugheni Khaldei: bandiera rossa sul Reichstag risalente al maggio del 1945. L’immagine fu censurata dalla Tass, che tolse l’orologio al polso del soldato perché all’epoca i russi avevano fama di razziare orologi nelle città conquistate.
Un’ altra censura : la sigaretta cancellata dalle mani di Jean- Paul Sartre.In mostra anche celebri falsi ritenuti per molto tempo veri come la foto attribuita a Man Ray del 1926, il caso scoppiò nel 1997 o il ritratto di Niccolò Paganini del 1890, si tratta di un falso il musicista è morto nel 1840 e il primo dagherrotipo risale 1838 (ma ormai non suonava più) non è mai stato fotografato, fu infatti contattato da un fotografo poco prima della morte ma era ormai troppo malato.
Addirittura anche il falso molto diffuso dopo 1870 che vede Re Vittorio Emanuele a braccetto col papa Pio IX .Struggente lo scatto di Frank Fournier della piccola Omayra, sommersa dalle macerie dopo un terremoto in Colombia, nel 1985, la ragazzina morì di li a poco, prima di poter essere salvata.
La mostra documenta gli inciampi etici e giuridici , come ben dice il titolo , di una materia, quella dell’immagine, difficile da controllare e per sua essenza davvero libera, pertanto rimandiamo agli spettatori la libertà di giudicare. (Virginia Zullo)

Man Ray (Bianco e nero) © Man Ray Trust /SIAE
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