« La Comédie parisienne » è il titolo della mostra che il Petit Palais di Parigi dedica a Jean-Louis Forain (1852-1931), duecento dipinti a olio, acquerelli, pastelli, stampe e disegni per raccontare il percorso di un uomo e di un artista che con l’ironia castigò la società delle Belle Epoque e degli anni ruggenti mettendone alla berlina ingustizia e stupidità. Una sorta di Zorro del pennello, come lo ha definito Le Figaro, uno dei giornali coi quali Forain collaborò. La mostra svela l’avventura di un artista che a pieno titolo s’inserisce nel novero degli ultimi impressionisti andando, negli ultimi anni, naturalmente a virare verso l’espressionismo.
Figlio di un pittore, dopo gli studi all’Accademia e la giovinezza passata a copiare i capolavori del Louve, il suo debutto nella vita “adulta” è decisamente bohemienne. Con la compagnia di personaggi del calibro di Rimbaud e Verlaine, fa amicizia con molti scrittori, al Cafè Guerbois e poi al poi a New Atene è il più giovane artista a partecipare alle discussioni febbrili sull’arte guidate da Manet e Degas. Immerso nelle teorie di luce e colore degli impressionisti, sottolinea le scene di vita quotidiane: spettacoli, backstage, bar, negozi, luoghi di divertimento, incontri sociali. Partecipa a quattro mostre impressioniste tra il 1886 ed il 1879 e i suoi disegni sono raccolti in volumi, il primo, La Comédie parisienne, è pubblicato nel 1892.
Dopo il 1900 emerge il pittore moralista, vivace la sua protesta contro le ingiustizie come quando riprende le scene patetiche dei tribunali, dove la luce si diffonde ricordando le pennellate di
Rembrandt e Daumier. Feroce la sua critica politica, Forain col suo tratto deciso sottolinena i temporali che sconvolgono la Terza Repubblica anche se su alcuni argomenti non evita i peggiori errori, come per l’affare Dreyfus. Durante la guerra del 14-18, Forain si “arruola” nella sezione Camouflage, una schiera di artisti – tra i quali troviamo anche Georges Bracque – coinvolti nell’operazione di mimetizzazione e mascheramento delle macchine da guerra. Una parentesi, questa, tutta da riscoprire nella storia dell’arte. Il pittore ha ormai settant’anni quando arrivano i ruggenti anni ’20, ma lo spirito è quello di sempre riprende l’atmosfera frenetica del tempo con una pennellata sempre rapida e potente: le ragazze coi capelli alla garcon, scene di amore saffico e i malinconici balli nei locali notturni. L’arte di Forain caratterizzata dall’audacia di una potente linea di sintesi, è ammirata da sempre. Toulouse-Lautrec lo considerava il suo maestro e Forain lo è stato anche per tanti disegnatori di oggi, come sottolinea Plantu, nota matita satirica francese, nella prefazione al catalogo della mostra. La mostra sarà visitabile sino al 5 giugno.
© Riproduzione riservata



