AGRIGENTO – “La parola nell’arte è una delle forme di libertà rimaste in una società globalizzata che non attiva le differenze. La parola, invece, attiva le differenze perchè le parole sono tutte diverse”. A parlare è Emilio Isgrò, 73 anni, artista e intellettuale siciliano autore dell’opera “La Costituzione Cancellata. Rappresentazione di un crimine” presentata nel novembre scorso a Verona e intorno alla quale è sorta subito una vivace polemica che gli ha fatto dire: “Io rappresento la situazione attuale (…) saranno le coscienze a decidere”. Il maestro ha preso parte nei giorni scorsi ad Agrigento all’inaugurazione di “Sulla Parola. Isgrò, Salvo Germanà e gli altri. Le parole nell’arte tra Sessanta e Settanta”, la mostra delle Fabbriche Chiaramontane promossa dall’Associazione Amici della Pittura Siciliana dell’Ottocento e curata dal critico e docente dell’Accademia di Brera di Milano, Marco Meneguzzo. L’ingresso è gratuito e sarà visitabile fino al 26 giugno. Sessant’uno le opere in mostra, in prestito alle FAM da collezioni di tutta Italia. Ventisette quelle realizzate dai tre artisti siciliani da cui prende spunto l’indagine che, spingendosi fino a tutto il decennio successivo, estende la ricerca ad altri artisti contemporanei.
Accanto a quelle dei tre siciliani figurano opere di Vincenzo Agnetti, Carlo Alfano, Alighiero Boetti, Adriano Altamira, Nanni Balestrini, Gianfranco Baruchello, Mirella Bentivoglio, Ugo Carrega, Giuseppe Chiari, Bruno Di Bello, Vincenzo Ferrari, Ugo La Pietra, Ketty La Rocca, Fabio Mauri, Maurizio Nannucci, Luca Patella, Gianni Emilio Simonetti, Aldo Tagliaferro, Franco Vaccari, Emilio Villa. Info: www.ottocentosiciliano.it
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