“Fantasie di colori” Dianora Marandino al museo del Costume di Palazzo Pitti. Fino al 15 maggio. Dianora Marandino appartiene a quella generazione di artisti della moda sconosciuti al grande pubblico. Lei infatti non entrò mai a far parte del business della moda, restando per tutta la vita un’artigiana, un’artista che, caso raro nella moda, firmava direttamene sulla stoffa le sue creazioni.
Nata a Firenze nel 1912, scomparsa nel 2003, si sposa con il pittore Enzo Faraoni, oggi novantenne, che ha donato l’intera
collezione di opere della moglie al Museo del Costume di Palazzo Pitti.
Prima d’inoltrarci nella raffinatezza delle sue creazioni, guardiamo alla donna così che nulla resti oscuro nella sua opera…
Per nulla frivola, intellettuale attenta e appassionata del suo tempo, si distinse per il suo impegno civile: durante la Seconda Guerra mondiale s’impegnò coraggiosamente a fianco dei partigiani e si adoperò per l’apertura di Palazzo Pitti agli sfollati. Alla fine degli anni quaranta entrò a far parte del gruppo di artisti e intellettuali della Galleria della Vigna Nuova, che annoverava fra i suoi membri Giovanni Michelucci, Leonardo Savioli, Edoardo Detti, e con il quale Dianora partecipò nel 1951 alla Triennale di Milano.
La grande passione della sua vita fu la stoffa che amò dipingere come si trattasse della tela di un pittore. Da grande artigiana sperimentò e creò abiti dal taglio semplice un po’ sullo stile anni cinquanta, coloratissimi spiritosi e allegrissimi che fanno pensare al mare e alla spensieratezza dell’estate. Sobri e chic, li possiamo immaginare indossati da donne di ogni età, sedute a un bar magari per un aperitivo sulle spiagge di San Tropez o, semplicemente, per
rallegrare una qualsiasi uscita mattutina e pomeridiana in città, comodi, pratici e divertenti, vestono una donna semplice e spiritosa.
I suoi sono abiti avant garde, apparentemente semplici, nascondono una grande ricerca e sperimentazione sul tessuto e sulla resa cromatica, mai ovvia, sempre da sperimentare a seconda del taglio, del colore, della tipologia di tessuto e delle fantasie. Il suo leitmotiv furono i temi floreali e le grafiche geometriche. Sperimentò svariate tecniche pittoriche su stoffa e per questo le creazioni della Marandino rappresentano un unicum nello scenario della creazione di moda, fu presto conosciuta in tutto il mondo, peccato che il suo lavoro non abbia avuto un seguito.
A lei forse s’ispirò Livio de Simone con le sue meravigliose stoffe dipinte e coloratissime, questi però, divenuto famoso negli sessanta, in ossequio alla produzione industriale, abbandonò la diretta pittura su stoffa. “Mastro” Dianora Marandino non rinunciò mai alla sua tela, che fu la stoffa, e ai pennelli, non ascrivibile alla tradizione della moda industriale, fu artista, stilista, pittrice e artigiana come tanti artisti rinascimentali che operarono nella sua Firenze e proprio alla grande tradizione artistica artigianale rinascimentale italiana ci piace accostarla. (Virginia Zullo)
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