Festival del Giornalismo. Una radio europea? Perchè no

Una radio pubblica europea, in grado di trasmettere 24 ore al giorno via web. Il palinsesto? Cultura e informazione – dai notiziari agli approfondimenti sino [...]

Una radio pubblica europea, in grado di trasmettere 24 ore al giorno via web. Il palinsesto? Cultura e informazione – dai notiziari agli approfondimenti sino all’intrattenimento – proposte in più lingue e all’insegna di una linea editoriale veramente del vecchio continente, e non come semplice somma delle varie esperienze nazionali. E’ la proposta che Antonio Preziosi, direttore del primo canale della Rai, ha formulato ieri al festival del giornalismo di Perugia. Un progetto che potrebbe vedere la stessa Rai in prima fila. Nel corso del dibattito, per altro, sono state sollevate diverse perplessità: dall’audience ai costi sino alla possibilità di trovare finanziamenti.

La proposta, com’è facile immaginare, ha suscitato non poco dibattito. Ma tutta la giornata è stata ricca di spunti interessanti. Come quelli legati alla relazione del presidente dell’Ansa Giulio Anselmi che ha invitato a non fare retorica sulla fine della carta stampata: “Prima di tutto perchè era già in difficoltà prima dell’esplosione di Internet. E poi sarebbe decisamente più opportuno, casomai, sviluppare un nuovo giornalismo. La multimedialità è un’opportunità da cogliere”. In Italia vengono venduti quattro milioni e mezzo di quotidiani. Ma non molto tempo fa erano sei milioni. E negli Stati Uniti in un quarto di secolo si è scesi da 63 a 53 milioni. “Posso dare – ha aggiunto – un solo consiglio agli editori: di badare al prodotto. E ai cronisti forse è il caso di ricordare che il nostro mestiere è quello di trovare le notizie e di raccontare le cose in maniera chiara e onesta intellettualmente. In particolare, chi lavora per le testate on line deve stare attento a non scambiare la sintesi con l’approssimazione, e chi invece è attivo nei giornali di carta non può permettersi di commettere l’errore di pensare che articolo lungo equivalga ad approfondimento”. Fuochi d’artificio, poi, nell’intervento del vice direttore del “Fatto quotidiano” Marco Travaglio: “Bunga bunga: ecco due parole che il Tg1 e i telegiornali di Mediaset non hanno mai usato”. E poi il caso Ruby e i tentativi dei politici di oggi e di ieri, coinvolti in scandali, di restare impuniti “tra accuse ai magistrati, paradossali giustificazioni di chi è stato beccato con le mani nel sacco, e, qualche volta, ammissioni di colpa seguite dall’ormai classico: “Tutti rubano””. Ma il problema, a suo dire, sta nel sistema dell’informazione: “Non è questione di destra o sinistra. Semplicemente siamo in presenza di un gran numero di giornalisti che lavorano nei mass media della famiglia Berlusconi, e che, di conseguenza, non possono che rilanciare quanto lui afferma. Il dramma è che ci siamo ormai assuefatti a tutto questo”. S’è parlato anche d’intercettazioni (per l’avvocato Grazia Voloi giornalisti non fanno più inchieste, ma si limitano a svolgere il ruolo di passacarte dei magistrati”) e del ruolo di “Al Jazeera” nelle rivolte nel mondo arabo. “Quest’emittente – ha sottolineato Gabriella Simoni, inviata di Mediaset appena tornata da Bengasi – conta tantissimo”. E Ayman Mohyeldin, di Al Jazeera English, ha aggiunto che “il fattore paura, che per anni ha dominato questi popoli, oggi è andato finalmente in pezzi. La gente, grazie all’informazione, ha scoperto quali sono i suoi diritti”.

Sotto i riflettori anche il presidente della Puglia Nichi Vendola: “La mia speranza è una lotta politica aspra programmaticamente, ma che preservi la vita. Invece adesso dobbiamo fare i conti con il berlusconismo, la crisi di tutta una nazione che non si potrà superare battendo il premier alle elezioni, ma solo proponendo un modello culturale diverso”. E in un’altra tavola rotonda il ministro Giorgia Meloni ha auspicato che ogni dicastero del governo dedichi una parte delle proprie risorse ad azioni pensate per le nuove generazioni. “Andrebbe introdotta – ha sottolineato – la cosiddetta verifica d’impatto generazionale per verificare che benefici sono stati prodotti dalle politiche realizzate dai “vecchi” per i giovani. E un buon punto di partenza potrebbe essere, per ottenere dei risultati, l’abbassamento dell’età dell’elettorato passivo”.

Ma a Perugia riflettori puntati anche sullo sport. Alfredo Provenzali, conduttore dello storico programma “Tutto il calcio minuto per minuto”, ha spiegato: “Il bello dei cronisti radiofonici è sapere che ogni ascoltatore, mentre noi descriviamo un gol, sta vivendo una “sua” partita”. E Maurizio Compagnoni di Skysport ha puntualizzato: “Fondamentale è l’equilibrio perchè in Italia si può scherzare su qualsiasi cosa tranne il pallone”. (Marco Fornara)

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