Internet sì, ma non solo. L’avvento della rete non rappresenta il de profundis dei giornali di carta “che saranno sempre più un’infrastruttura portante delle nostre imperfette democrazie”. La pensa così Carlo De Benedetti, presidente del gruppo “L’espresso”, intervenuto ieri al festival di Perugia. “Solo il buon giornalismo – ha aggiunto – può selezionare, ordinare, interpretare e proporre ai cittadini una rappresentazione della realtà che consenta loro di partecipare alla vita pubblica e di esercitare il necessario controllo sul potere impedendo che si facciano avanti le peggiori leadership populiste. Ma per continuare a svolgere il suo ruolo il giornalismo deve cambiare”.
I dati parlano chiaro: in Inghilterra -11 per cento in un anno di copie vendute per il Times, e meno sette per il Guardian. E in Italia si è scesi, complessivamente, sotto quota cinque milioni, come nel 1939, e gli investimenti pubblicitari nel 2009 sono diminuiti del 16%. “E’ una realtà – ha proseguito – di cui prendere atto. Ma se sapremo innovare anche i giornali su carta faranno parte del mondo informativo del futuro nell’ambito di un’offerta integrata che saprà sfruttare diversi canali: su quotidiani e settimanali l’approfondimento e l’analisi, su Internet la velocità delle news e su video la qualità evocativa delle immagini e dei reportage”.
In ogni caso De Benedetti s’è detto convinto che il web è innanzitutto “un grande strumento di libertà. Twitter, Facebook e Youtube stanno dando voce a milioni di persone e rendono senza dubbio più difficile la vita ai tanti dittatori che ancora oggi cercano di tenere i propri popoli segregati dal resto del mondo. L’abbiamo visto nelle recenti rivolte avvenute nel Nord Africa. La rete è stata fondamentale per la mobilitazione delle persone, e ancor prima per diffondere idee e modelli di vita che quei giovani hanno conosciuto e imparato ad apprezzare”. E’ stato anche ricordato il volontario italiano ucciso a Gaza l’altro giorno. “Vittorio Arrigoni – ha sottolineato Maso Notarianni, condirettore del nuovo mensile di Emergency, E – era un idealista che si è esposto nella sacrosanta battaglia portata avanti da chi è stanco dei tatticismi riguardo il futuro di questo territorio palestinese. Una manifestazione che l’attivissima “Al Jazeera” non ha coperto dimostrando una volta di più il peso politico che questo network gioca nel conflitto mediorientale”.
Altri temi affrontati nel corso della terza giornata della rassegna sono stati quelli della par condicio (per l’ex direttore del Tg1 e del “Sole 24 ore” Gianni Riotta non è facile eliminarla “visto il conflitto d’interessi esistente in Italia”) e dei corrispondenti dall’estero. Mimosa Martini del Tg5 ritiene che queste figure non siano destinate a scomparire, anzi: “Non potranno mai essere sostituite dai cronisti locali. Innanzitutto perchè in alcuni luoghi del pianeta, e specialmente in quelli dove le notizie sono bollenti, può capitare che i colleghi non possano raccontare la verità a costo della vita. E poi chi passa la sua esistenza in un posto inevitabilmente racconta le cose dal punto di vista di chi già le conosce. Gli inviati riescono invece a trovare aspetti nuovi”. Tra gli ospiti dei vari convegni il giornalista russo Oleg Kashin che lo scorso novembre è stato picchiato con una barra di ferro. Una cinquantina di colpi tanto che è finito in coma. Per fortuna, s’è ripreso. “Percepivo il pericolo già da un paio di mesi – ha raccontato – ma non credevo che si sarebbe mai passati ai fatti anche perchè facevo solo il mio lavoro, scrivendo degli editoriali dove chiamavo il bianco “bianco” e il nero “nero””.
Venerdì sono stati inoltre resi noti i vincitori del riconoscimento “Eretici digitali”. Il primo premio è andato al progetto Wave, originale piattaforma dove alcune donne indiane si confrontano sui problemi delle loro comunità. In seconda posizione, poi, le iniziative “Goudou Goudou” (basato sulla ricostruzione di Haiti dopo il terremoto) e il sito “L’isola dei cassintegrati” che ha portato l’attenzione dei mass media nazionali su un gruppo di operai di Porto Torres che stavano rischiando di perdere il posto. (Marco Fornara)
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